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Fedeltà di Cristo, fedeltà del sacerdote

di Domenico Sigalini

Grazie Santità per avere indetto un anno sacerdotale, un tempo che ricordando il Santo Curato d’Ars, permette a tutti i presbiteri di ritrovare l’incandescenza della loro donazione a Dio, e alla comunità dei credenti di riflettere, pregare, dialogare, apprezzare e condividere con i presbiteri il dono del ministero sacerdotale che hai donato alla Chiesa e al mondo.

È un tempo in cui possiamo dar voce ad alcuni sentimenti e sensazioni che come preti stiamo vivendo in questo tempo: stanchezza, smarrimento, routine, debolezza, incomprensione, percezione di essere cultori di un sacro che consola alcuni, ma che alla fine nelle cose più importanti della vita non conta. Sì, serve ancora nei casi disperati, nella morte, qualche volta nelle malattie, nella vita privata, ma non è chiamato in causa per impostare una vita della famiglia e della società più giusta. Le giovani generazioni sono altrove, facciamo fatica a dialogare con loro, a renderle sensibili alla voce dello Spirito. La gente ci vuole bene, ma non fa un salto di qualità nella fede. Oggi la fede ha bisogno di essere rigenerata per essere disponibile alle domande degli uomini, ma siamo sempre ai primi passi. Noi preti siamo mangiati dalla vita ordinaria, dal compito pure necessario di offrire i sacramenti, che spesso giungono su un popolo che non li accoglie con fede, ma per tradizione, l’evangelizzazione sembra dover prendere altre strade, che non sono le nostre.

Sentiamo di far parte di una comunione, ma ne vediamo solo i frammenti, ad essi ci attacchiamo, non siamo capaci di lavorare assieme, ma abbiamo alcune verità che ci danno speranza.

Ogni giorno, anche se un po’ assonnati, sia giorno di festa o di lutto, di fatica o di riposo, noi possiamo sempre dire, quando recitiamo le lodi: Tu Signore sei benedetto, sei grande, perché anche oggi ci hai visitato, non ci abbandoni, ci sveli la bontà misericordiosa del nostro Dio.

Gesù è sempre il centro della nostra vita, il sole di ogni giornata, l’amore per la cui attesa non riusciamo a stare fermi, colui su cui scarichiamo le nostre paure e le nostre rabbie, i nostri pensieri di lode e le nostre domande che restano anche tanti giorni senza risposta, i nostri bisogni di essere capiti e forse anche coccolati.

Vogliamo sempre mettere al centro l’Eucaristia: è per noi una necessità, un obbligo che abbiamo verso di noi, per radicarci nell’essenziale della nostra vita di preti e verso la gente per riportarla a pensare su quale è il cuore della nostra presenza di presbiteri. Quasi a dire: cari fedeli, abbiate pietà di noi, ma in una cosa non vi deludiamo: Cristo ve lo presentiamo sempre, ogni giorno, ogni domenica: la salvezza è Lui. Potremmo essere anche meno orsi, più affabili, più generosi, meno litigiosi, più dedicati, più preparati culturalmente (quante cose dobbiamo farci perdonare!), ma su questo siamo fieri di essere con voi tutti i giorni per non farvi mancare la misura dell’amore di Dio.

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    Dialoghi, la rivista: Dialoghi n. 2 - 2010
  • anno X, n. 2, giugno 2010

    Le religioni nella sfera pubblica

    Il rapporto tra religioni e sfera pubblica e, in particolare, nel contesto italiano, fra cristianesimo e democrazia liberale.