Nuovi abbonamenti alla rivista Dialoghi a soli 9,00 euro!

Educare alla fraternità

di Eugenio Vite*

Correva l’anno 1234, quando Federico II istituì a Cosenza una fiera per scambiare merce di vario tipo. In tempi così lontani, per una piccola città era l’occasione per entrare in contatto con mondi che sembravano lontani, quanto le giornate di cammino usate per misurare le distanze.
Correva l’anno 2000. Una notte, di ritorno da una veglia fatta in Cattedrale proprio nei giorni della fiera, alcuni giovani di Azione Cattolica aprirono gli occhi sui tanti venditori ambulanti stranieri costretti a dormire per strada. Mancava loro un posto, una coperta, e soprattutto la buonanotte da parte di una intera città. Lontani, quanto la diversità di colore della pelle, di cultura, di religione e di destino usate oggi per misurare le distanze. Nel 2002, insieme ad altre associazioni che avevano aperto gli occhi su quelle stesse persone, iniziò l’avventura di FieraInMensa.
Da questa piccola storia possiamo intravedere la scommessa formativa, letteralmente “osata” ogni anno attraverso FieraInMensa: vivere di persona l’accoglienza verso lo straniero, viverlo come fratello e come sorella, e non come minaccia. Viverlo come passaggio di Dio nella nostra vita. Come Abramo nella sua tenda, nell’ora più calda del giorno (Gen 18,1-4). Per questo i soci della nostra associazione diocesana sono in prima linea nella preparazione dei pasti per la mensa, nel servire, nell’accoglienza degli ospiti. Ogni sera vengono serviti circa 600 pasti, un primo caldo, un secondo (offerto dalle famiglie delle parrocchie) e la frutta. In più, è offerta la possibilità di dormire al chiuso, assistenza sanitaria e legale, e servizi internet per mettersi in comunicazione con i propri cari. Ai volontari e alle volontarie viene espressamente chiesto di non limitarsi a servire il pasto, ma di entrare in relazione con l’ospite. Servire con il sorriso, chiedere il nome, da dove viene, la sua storia. La coperta da sola non basta a riscaldare, diceva don Tonino Bello, serve la buonanotte. A questa idea ci ispiriamo quando presentiamo il lavoro da svolgere. Lo stesso vale per le tantissime persone a cui FieraInMensa entra in casa. Moltissime famiglie, infatti, offrono dei pasti per la mensa, viene chiesto loro di farlo con cura, non usando carne di maiale, né aceto né vino. Al Sud quando accogliamo un ospite a casa prepariamo le cose che possono piacere di più, perché non fare lo stesso con i fratelli e le sorelle migranti? Accanto alla mensa, ci sono anche momenti offerti ai volontari prima del servizio: ogni sera si affronta con loro un tema, vengono invitati ospiti per aiutarci a riflettere. Il tutto prima, durante e dopo la mensa, è condito da un clima di festa dato dai suoni, dai colori e dalle voci delle tante persone che arrivano.
L’altra scommessa è associativa, e ha a che fare con i confini. L’Azione Cattolica sin dall’inizio non è mai stata sola, anzi il dato importante da segnalare è che ciò che è stato descritto sopra è frutto di un lavoro corale fatto insieme a tante realtà, diverse tra loro: associazioni cattoliche e laiche insieme, studenti e studentesse a fare raccolta di cibo nella mensa universitaria, mamme e nonne delle parrocchie a cucinare a casa propria per le serate, tantissimi giovani coinvolti come volontari ogni sera. Ci si accorge che questa apertura arricchisce, ha la forza di minare alla base l’autoreferenzialità che uccide la missionarietà. È forza centrifuga che ci spinge verso gli estremi confini della terra, contro la forza centripeta che ci tiene stretti dentro i nostri piccoli confini. È l’orizzonte nuovo che è possibile scorgere solo se si rischiano sentieri nuovi.
Proprio a partire dalle due scommesse descritte, possiamo accennare alle questioni che restano aperte.
Per richiamare ancora il racconto biblico, mai come quest’anno, in tema di accoglienza, l’ora è calda. La diffidenza verso gli altri, le paure nei confronti degli stranieri, le strumentalizzazioni elettorali, i vecchi e nuovi razzismi, rendono questo tempo “l’ora più calda del giorno”, non per i conflitti e le tensioni, ma per la stanchezza che tutto questo genera. Perché remare faticosamente contro la corrente? La risposta è in quella “passione educativa” che non ci fa arrendere di fronte alle manipolazioni della realtà e ci fa sentire responsabili della crescita umana e cristiana di ogni socio e socia, ragazzo, giovane o adulto che sia. Ci fa sentire inoltre responsabili di una città e di una società che senza solidarietà non può avere futuro. Nonostante questo, ci si rende conto che in quella corrente di diffidenza ci siamo dentro. Oggi è più forte e remarvi contro è sempre più faticoso. Abbiamo deciso di farlo servendo e testimoniando.
C’è poi la questione delle due forze, centrifuga e centripeta. La parola “missionarietà” riscuote molto successo dentro e fuori la nostra associazione, ma se si osservano le pratiche e gli strumenti della formazione il grado di apertura della nostra proposta risulta ancora molto basso. Spesso sembra prevalere l’abitudine: è difficile scostarsi da riunioni, ritiri e convegni. Una mensa come strumento formativo è nata, come abbiamo visto, da un percorso di discernimento. È più di una idea. È la prova che quando si aprono gli occhi sulla realtà del proprio territorio, gli strumenti “tradizionali” sono i primi ad essere scartati. Come tenere insieme vita di gruppo e nuove esigenze formative? In più, ha senso ancora una proposta diocesana del tutto simile a quella parrocchiale? Oppure serve indicare vie nuove, con strumenti e modalità nuovi?
Quante cose in una semplice mensa! è il pensiero che ogni anno facciamo prima e dopo questo “piccolo miracolo di pace” che avviene nella nostra città.

*Vicepresidente del Settore Giovani ACI di Cosenza

Leggi i precedenti articoli della rubrica: Dalle diocesi

Il Fatto del Giorno | L'editoriale | L'intervista | Dialogando | L'aria che tira | Sul Sentiero d'Isaia