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Contro le mafie, una memoria viva

di Titty Amore*

Il 21 marzo, primo giorno di primavera, giorno simbolo della vita che rinasce dopo il freddo e il buio dell’inverno, è il giorno che l’associazione Libera, a cui aderisce anche l’AC, dedica alla memoria e all’impegno di tutti coloro che hanno dato la vita per il nostro Paese nel contrastare, combattere l’illegalità e i soprusi delle mafie.

La Campania è la terra scelta per celebrare questa giornata; una terra ferita e lacerata dalla criminalità organizzata, una terra che conta tante vittime che hanno combattuto con la loro vita e il loro impegno la camorra e dove tante associazioni, magistrati, sacerdoti, forze dell’ordine, uomini e donne coraggiosi ogni giorno, senza far rumore, si sporcano le mani in mezzo alla gente e lottano contro le illegalità e le ingiustizie.

Una giornata in cui anche l’Azione Cattolica non può non ricordare, non fare memoria, perché «dimenticare i morti significa ucciderli una seconda volta, negare la vita che hanno vissuto, la speranza che li sosteneva, la fede che li animava» (Wiesel). Non si può non ricordare don Peppino Diana a quindici anni dalla sua morte, che poco tempo prima della sua uccisione aveva scritto: «La camorra ha assassinato il nostro Paese, noi lo si deve far risorgere salendo sui tetti a denunciare la Parola di vita». Non si può non ricordare il giovane giornalista napoletano del Mattino Giancarlo Siani, ucciso perché stava facendo bene il suo lavoro ed era a servizio della verità. Non si possono non ricordare le 700 vittime delle mafie cha hanno saputo infrangere il muro dell’omertà, della paura, dell’ingiustizia, dell’illegalità, e con loro non si può non essere vicini ai loro parenti e familiari che hanno visto strapparsi i propri cari da una forza oscura.

Il 21 marzo è il giorno in cui fare memoria; ognuno dei settecento nomi letti durante la veglia di preghiera e per le strade di Napoli non è un semplice nome, ma è un volto e una storia, è una vita spesa senza misura, è del sangue versato, è una luce accesa per illuminare il buio delle mafie. Fare memoria non significa solo ricordare ma impegnarsi, scendere in piazza e non solo simbolicamente, ma continuare con il proprio impegno a tenere viva la luce accesa da altri.

Memoria non è solo relazione principale e esclusiva con il passato, ma è collegamento con il presente, é progettare il futuro. S. Agostino diceva: «La memoria è il presente del passato», la memoria è sempre orientata alla pratica, alla trasformazione della realtà personale o sociale, altrimenti la memoria rischia di essere una specie di ginnastica intellettuale.

Ricordare significa esserci, continuare ciò che quei 700 volti hanno iniziato. Dimenticare significa uccidere assieme al loro passato anche il futuro che esso conteneva, significa mortificare il nostro presente privandolo di ogni sbocco futuro, significa nutrirsi di menzogna e negarsi ogni possibilità di giungere alla propria e all’altrui verità.

*Presidente diocesana dell’Ac di Napoli

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    Dialoghi, la rivista: Dialoghi n. 4 - 2009
  • anno IX, n. 4, dicembre 2009

    Vocazione: ritorno al futuro?

    Dono, chiamata, esercizio di libertà, atto di responsabilità: la vocazione è un appello che collega trascendenza e storia.

    Libri: Vittorio Bachelet - Testimone della speranza
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