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La sfida educativa

di Franco Miano

«Se educare non è mai stato facile, oggi lo è ancor meno perché non pochi educatori dubitano della possibilità stessa di educare, e dunque rinunciano in partenza al proprio compito». Queste parole, con cui il Cardinal Bagnasco ha introdotto i lavori dell’Assemblea generale della Cei del maggio 2008, mostrano come si assista, nei confronti del compito educativo, ad un atteggiamento timoroso, disfattista, o addirittura catastrofista. Ogni crisi, però, lungi dall’essere un periodo fatto unicamente di ombre, ha in sé la possibilità di divenire un momento innovativo e ricco di creatività. La difficoltà che si vive oggi va colta quindi come un’opportunità per effettuare una riflessione seria, ponderata e stringente sulla questione educativa, trovando nuovi spazi, metodi e linguaggi da sperimentare. L’emergenza, allora, diventa quella che Benedetto XVI ha chiamato «una grande e ineludibile sfida» (Discorso di apertura Convegno Ecclesiale diocesi di Roma, 9.6.2008) che siamo chiamati ad accogliere e che ci deve appassionare.

È la sfida a restituire centralità alla persona, proponendole un progetto di vita significativo e accompagnandola, al contempo con discrezione e autorevolezza, in un percorso da condividere con impegno perseverante e attenta capacità di ascolto, con fedeltà e gratuità. «Di qui l’esigenza che gli adulti ritrovino il coraggio delle proprie convinzioni e sappiano accreditarsi davanti ai giovani come compagni di viaggio avvicinabili e autorevoli» (Comunicato finale Assemblea generale Cei 10.6.2008), per «formare persone solide, capaci di collaborare con gli altri e di dare un senso alla propria vita» (Benedetto XVI, Lettera alla Diocesi di Roma, 21.1.2008. Appare quindi indispensabile creare una nuova “alleanza” intergenerazionale. Allo stesso tempo, però, occorre un’altrettanto nuova “alleanza” tra agenzie educative, in modo da prospettare una formazione univoca e integrale, che non si riveli un puzzle composto da tanti frammenti difficili da riassemblare.

In questa prospettiva, il contributo dell’Azione Cattolica può essere notevole, significativo e peculiare. La formazione è infatti nel Dna dell’Associazione e ne rappresenta un aspetto costitutivo. Così recita lo Statuto: «L’impegno dell’ACI, essenzialmente religioso apostolico, comprende la evangelizzazione, la santificazione degli uomini, la formazione cristiana delle loro coscienze in modo che riescano ad impregnare dello spirito evangelico le varie comunità ed i vari ambienti» (art. 2). Da ciò si evince come la scelta formativa sia imprescindibile e centrale per l’Associazione.

L’Azione Cattolica può dunque rispondere alla sfida del momento presente mettendo a disposizione la “sapienza educativa” maturata nei suoi 140 anni di storia: una storia indelebilmente segnata da un impegno educativo pensato e vissuto a tutto campo. Di questa storia ha fatto tesoro il Progetto Formativo “Perché sia formato Cristo in voi”, che ricorda, tra l’altro, come il formatore abbia «scelto il servizio educativo non come un impegno fra i tanti, ma come un’esperienza che coinvolge in maniera forte la sua vita, come risposta ad una chiamata al servizio della crescita dei propri fratelli» (n. 7.1), ritenendo incomparabilmente significativa per la trasmissione della fede e per la coltivazione di un’umanità piena la forza della testimonianza umana e cristiana.

L’Associazione ha dunque in questo campo un immenso patrimonio da valorizzare, ma anche da rilanciare, rileggendolo alla luce delle emergenze dell’oggi, sia per realizzare una elaborazione culturale di nuove idee, sia per costruire esperienze interessanti e innovative. Quello che ci anima, infatti, è sempre una profonda, intensa passione per l’uomo e per il futuro, nella consapevolezza che siamo chiamati a dare il nostro contributo, proprio attraverso un’opera educativa che nasce e viene continuamente generata da tale passione: solo chi ama, e allo stesso tempo sente di essere chiamato, educa.

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