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Crisi della politica e bene comune

di Gian Candido De Martin*

Il tema del bene comune come questione di fondo delle istituzioni politiche e sociali è da anni al centro dell’appuntamento annuale programmato dall’Azione Cattolica e dal suo Istituto Vittorio Bachelet per lo studio dei problemi sociali e politici in ricordo del sacrificio di questo eminente studioso del diritto e servitore delle istituzioni, già presidente nazionale dell’ACI, morto il 12 febbraio 1980 per mano delle Brigate Rosse quand’era vice presidente del CSM. Negli anni scorsi – in parallelo con le riflessioni proposte nelle ultime settimane sociali di Bologna e Pisa – si è concentrata l’attenzione su alcuni aspetti e dimensioni essenziali del bene comune, sia sul versante delle politiche nazionali (v. “l’educazione al bene comune nel sistema formativo italiano”), sia nella sua dimensione universale, collegata anche alla necessità di condivisione e tutela di beni comuni dell’umanità, da sottrarre alla privatizzazione e alle speculazioni del mercato e da rendere disponibili a tutti, specie a chi ha minori possibilità.

Quest’anno il XXIX Convegno Bachelet intende ritornare sull’argomento, andando in certo senso al cuore del problema, per mettere a fuoco le sempre più evidenti difficoltà della politica nella cura del bene comune, che spesso viene solo evocato ma poco praticato, se non sostanzialmente disatteso nella realtà quotidiana delle scelte politiche a tutti i livelli, da quello nazionale a quelli locali, con comportamenti che finiscono spesso per produrre caste di politici e amministratori privi di un’autentica etica pubblica e propensi piuttosto alla corruzione e a perseguire interessi privati o corporativi (frequentemente al riparo di una adeguata e oggettiva informazione ai cittadini, che appaiono sempre più vittime di media scandalistici o evasivi o strumentalizzati, e quindi di fatto emarginati dal circuito democratico della rappresentanza e poco stimolati alla partecipazione nelle varie dimensioni della politica).

L’esigenza di mettere al centro dell’annuale Convegno questa tematica era già ben presente all’Istituto Bachelet prima che una serie di recenti vicende riproponesse con forza, anche ai più disattenti, il senso e il valore della questione morale in politica: che non è una mera istanza di astratti valori, ma è coessenziale al modo di intendere in concreto la democrazia al servizio del bene comune possibile, e quindi necessaria misura per verificare la giustificazione di scelte e le coerenze di comportamenti in funzioni dell’interesse generale, come è emerso da ultimo anche in ricorrenti e autorevoli richiami (v. Napolitano, Scalfaro, Ciampi), dai quali si percepisce il rischio di una deriva pericolosa per la stessa tenuta di un sistema, che ha bisogno di valori condivisi realmente vissuti in funzione del bene comune per poter fronteggiare le pressioni fuorvianti degli interessi individuali o di parte.

In altre parole, l’importanza che questo tema ha in sé, in via permanente, si sposa (purtroppo) con vari risvolti dell’attualità, che sollevano una serie di interrogativi sulle ragioni della crisi della politica, a fronte della quale il rischio peggiore è quello che venga meno la capacità di indignarsi, con una sorta di assuefazione alla corruzione e ai conflitti di interesse, magari per poi rinchiudersi nel privato o nell’indifferenza o nell’antipolitica, illudendosi così di sfuggire alle strumentalizzazioni o al populismo, spesso dilagante, di imbonitori che utilizzano i media al di fuori di ogni credibile obiettivo di bene comune.

*Gian Candido De Martin è Presidente del Consiglio Scientifico dell’Istituto “Vittorio Bachelet” per lo studio dei problemi sociali e politici

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