Adolescenti, un incontro da non mancare
di Marco Iasevoli
Chi sono gli adolescenti? È davvero così semplice liquidarli con la solita retorica del branco? La cronaca di atti violenti e cinici ci autorizza a crocifiggere le giovanissime generazioni nel legno della società smarrita e senza valori? Chiunque sia stato davvero insieme agli adolescenti, chiunque ne abbia condiviso – appassionandosi – un pezzetto di strada, sa che le cose sono estremamente più complesse. Coloro che in Azione Cattolica chiamiamo “giovanissimi” si mostrano ai più grandi con mille diverse sfaccettature: nell’esplosione di gioia come nel lungo e preoccupante silenzio, nell’amicizia sincera come nell’individualismo esasperato, nell’intelligenza vivissima come nello studio distratto, nell’impegno come nell’indifferenza. In dati momenti, si mostrano a noi sia con i segni – magari difficili da rintracciare, ma non per questo inesistenti – di profondissimi processi interiori. Poi, il minuto dopo, li vediamo totalmente “altro” da quanto conoscevamo solo perché a cambiare è il contesto relazionale (ma non è così anche per gli adulti???). Tutta questa complessità merita attenzione, vicinanza, compagnia, ascolto. Di più: dedizione, cura, presenza, specie quando l’ambiente familiare risulta particolarmente povero di tempo significativo vissuto insieme.
Chi può orientare, allora, il cuore zeppo di sana vitalità di questi ragazzi? Parole, iniziative, progetti, possono meno di quanto si pensi. Nati concreti, non possiamo pensare di stonarli e assopirli nell’iperuranio dei consigli di buon senso. Negli adolescenti l’idealità, la sete di giustizia, il desiderio di essere migliori – anch’esso ben visibile ad occhi attenti – si alimenta in modo formidabile in due dinamiche “semplicissime”: attraverso testimoni sinceri e attraverso ambienti che siano palestre di relazioni autentiche. La prima dinamica interpella tutti coloro che assumono il compito educativo (genitori, professori, sacerdoti e comunità ecclesiale, ma anche figure dell’ordinario sinora meno considerate, come gli allenatori…). La seconda dinamica interpella tutti gli ambienti di vita comunitaria – da quelli informali del tempo libero a quelli formali della scuola -, in cui occorre sempre cercare la strada perché la persona emerga nella sua pienezza.
In questo senso, l’Ac vanta non solo una tradizione, ma un presente di educatori e responsabili che hanno imparato a stare con i ragazzi, a fargli vivere esperienze significative di gruppo, e che forse oggi possono aiutarci tutti a ricostruire un quadro più fedele, più organico, meno emozionale, meno drammatizzato del mondo adolescenziale. In vista di un decennio che la Chiesa vuole dedicare al tema dell’educazione, l’associazione può dunque dire di un vissuto giovanissimo certo non semplice, ma comunque capace di far emergere meraviglie.