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Nell’occhio del ciclone

di Paola De Lena

Nell’occhio del ciclone si può essere per due motivi: perché si è poveri, esclusi, vittime di catastrofi ambientali o di guerre civili, ma anche perché si è occidentali, comodamente posizionati nel centro e si fatica a leggere con chiarezza ciò che accade intorno, i molteplici problemi internazionali e le percezioni che di essi si possono avere.

Nell’occhio del ciclone è la terza ricerca sui conflitti dimenticati curata da Caritas Italiana, in collaborazione con il settimanale Famiglia Cristiana e il quindicinale Il Regno e presentata il 16 gennaio: una ricerca che descrive con attenzione i nuovi fenomeni di povertà e le guerre ad essi correlate e allo stesso tempo mostra quanto di quelle situazioni arriva a noi attraverso i mezzi di comunicazione di massa per poi dedicarsi ai nodi che affliggono i soccorritori, il cosiddetto mondo dell’umanitario, e infine concentrarsi sulla proposta educativa.

L’intento, quindi, è prima di tutto culturale, di denuncia di situazioni problematiche legate alla povertà e alla guerra in linea con ciò che Benedetto XVI afferma con forza e chiarezza nel Messaggio per la Giornata della Pace 2009 “Combattere la povertà, costruire la pace”. Dal punto di vista quantitativo nel 2008 si contano 34 guerre di cui 6 conflitti armati maggiori, intendendo con ciò i conflitti che superano le mille vittime. Tra di essi ovviamente c’è il conflitto nella Striscia di Gaza che in sole tre settimane ha superato questi numeri aggiudicandosi così un triste primato. Al di là dei numeri, però, la ricerca riesce ad evidenziare molto bene lo stretto nesso esistente tra povertà, guerre e scarsità ambientale, un concetto nuovo, ma già noto ai Paesi del Sud del Mondo con cui si intendono i conflitti indotti dal cambiamento climatico e in particolar modo dall’inquinamento dell’acqua potabile, dalla diminuzione della produzione di cibo, dall’aumento dei disastri ambientali (uragani, tsunami etc.) e dall’aumento delle migrazioni che generano una nuova categoria, quella dei rifugiati ambientali, ad oggi sprovvisti di qualsiasi tutela da parte dell’ordinamento giuridico internazionale.

Ma in realtà quanto sappiamo noi oggi di questi conflitti? E soprattutto quali di questi 34 conosciamo? Caritas Italiana, nella ricerca Nell’occhio del ciclone, ha scelto tre conflitti dimenticati (Sudan, Pakistan e Colombia) e ha monitorato la loro presenza nelle trasmissioni radio-televisive: solo lo 0,3% di tutte le trasmissioni nel periodo che va dal luglio 2004 al dicembre 2007. Poco meglio è andata a situazioni più note quali l’uragano Katrina e lo tsunami che hanno raggiunto un valore pari allo 0,6%. Se a questi dati aggiungiamo l’allarmante dato secondo il quale il 30% dei giovani italiani non ricorda un conflitto verificatosi negli ultimi cinque anni sebbene usi internet quotidianamente, allora la situazione è davvero preoccupante e si fa sempre più urgente la necessità di dare risposte concrete.

Un primo segno in questa direzione è il sito www.conflittidimenticati.it, nato dalla collaborazione tra Caritas Italiana e Pax Christi Italia, che descrive dettagliatamente i conflitti in corso, presenta strumenti per la formazione, la sensibilizzazione e l’animazione liturgico-pastorale partendo dai principi della Dottrina Sociale della Chiesa e dalle storie di chi la guerra la vive sulla propria pelle: detenuti politici in Kosovo, bambini soldato in Congo, giornalisti che, per amore della verità, hanno raccontato al mondo conflitti di ogni tipo. Per evitare che la prima vittima della guerra sia la verità.

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    Dialoghi, la rivista: Dialoghi n. 4 - 2009
  • anno IX, n. 4, dicembre 2009

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