La “rete”, dono per l’umanità
di Antonio Martino
Le nuove tecnologie digitali sono un’opportunità che i giovani hanno già colto e che la Chiesa non intende farsi sfuggire. E se c’è qualche rischio vale la pena correrlo. Perché non si può rinunciare a dialogare con la “generazione digitale”, perché le nuove tecnologie sono «un vero dono» se usate per favorire la comprensione e la solidarietà. È questa la radice del messaggio di Benedetto XVI, “Nuove tecnologie, nuove relazioni: promuovere una cultura di rispetto, di dialogo, di amicizia”, diffuso oggi e dedicato alla 43ª Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali. A pochi giorni dall’annunciato accordo con Google per assicurare continuità alla presenza del Papa in rete, e dalla partecipazione di Benedetto XVI in teleconferenza alla messa per il VI Incontro mondiale delle famiglie a Città del Messico.
«Il Papa è ben consapevole dei limiti e degli aspetti negativi legati alle nuove tecnologie. Nel suo messaggio ne fa cenno. Egli ritiene, però, che il messaggio evangelico debba poter incontrare tutti gli uomini, lì dove essi si trovano, rete compresa», così mons. Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali alla presentazione del documento pontificio. E, con le parole di Benedetto XVI, ricorda alcun dei benefici che derivano da questa nuova cultura della comunicazione: «le famiglie possono restare in contatto anche se divise da enormi distanze, gli studenti e i ricercatori hanno un accesso più facile e immediato ai documenti, alle fonti e alle scoperte scientifiche e possono, pertanto lavorare in équipe da luoghi diversi; inoltre la natura interattiva dei nuovi media facilità forme più dinamiche di apprendimento e di comunicazione, che contribuiscono al progresso sociale».
Nel messaggio Papa Ratzinger sottolinea come le nuove tecnologie rispondano «al desiderio fondamentale delle persone di entrare in rapporto le une con le altre» e come tale bisogno di avvicinarci agli altri sia in sostanza una risposta alla chiamata di Dio, «il Dio della comunicazione e della comunione». Il desiderio di connessione e l’istinto di comunione «non sono in verità che manifestazioni della fondamentale e costante propensione degli esseri umani ad andare oltre se stessi per entrare in rapporto con gli altri». La comunicazione non è però solo capacità delle nuove tecnologie, è qualità dei contenuti che esse mettono in circolazione. Per questo il Papa si rivolge a «tutte le persone di buona volontà, attive nel mondo emergente della comunicazione digitale, perché si impegnino nel promuovere una cultura del rispetto, del dialogo, dell’amicizia».
Rispetto per la dignità e il valore della persona umana. Le nuove tecnologie non devono servire a «degradare l’essere umano», ad alimentare l’odio e l’intolleranza, a sfruttare i deboli e gli indifesi a svilire la sessualità umana.
Dialogo tra persone di differenti paesi, culture e religioni. Gli incontri nel cosiddetto cyberspace richiedono forme oneste e corrette di espressione insieme ad un ascolto attento e rispettoso. Nella verità e nella tolleranza. Senza lasciarsi ingannare da un mercato imbonitore «dove la scelta in se stessa diviene il bene, la novità si contrabbanda come bellezza, l’esperienza soggettiva soppianta la verità».
Amicizia come ricchezza offerta all’uomo. La rete non deve banalizzare il concetto e l’esperienza dell’amicizia. Sarebbe triste se il nostro desiderio di sostenere e sviluppare on line le amicizie «si realizzasse a spese della disponibilità per la famiglia, per i vicini e per coloro che si incontrano nella realtà di ogni giorno». Da ampliare è la condivisione e l’accesso all’universo di reti digitali che cercano di promuovere la solidarietà umana, la pace e la giustizia. Questo sì, segno reale di amicizia.
Benedetto XVI conclude il suo messaggio rivolgendosi in particolare ai giovani cattolici, e li esorta a portare nel mondo digitale la testimonianza della loro fede. Come nei primi tempi della Chiesa, «l’evangelizzazione, per essere fruttuosa, richiese l’attenta comprensione della cultura e dei costumi di quei popoli pagani nell’intento di toccarne le menti e i cuori, così ora l’annuncio di Cristo nel mondo delle nuove tecnologie suppone una loro approfondita conoscenza per un conseguente adeguato utilizzo». E chi può far meglio se non i giovani, che con le nuove tecnologie sono in naturale sintonia? Spetta dunque soprattutto ad essi partire, anzi “connettersi”, per l’evangelizzazione del nuovo “continente digitale”.