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La pace è lontana ma non bisogna scoraggiarsi!

di Fabio Zavattaro

È lontana la pace, nonostante tanti sforzi. È lontana in Africa, in Asia. È lontana soprattutto in Medio Oriente e nella striscia di Gaza. E non si costruisce la pace senza promuovere sicurezza e sviluppo; soprattutto quando la spesa militare sottrae enormi risorse umane e materiali ai progetti di sviluppo, specialmente dei popoli più poveri.

Il tradizionale discorso agli ambasciatori accreditati in Vaticano – 177 i paesi con i quali la Santa Sede ha relazioni diplomatiche – diventa una sorta di grido di dolore del Papa per le tante situazioni in cui è l’odio e la violenza ad essere in primo piano. Sono i poveri a pagare il prezzo più alto delle crisi del pianeta, a partire dall’attuale crisi finanziaria ed economica.

Ma il cuore del discorso del Papa è ancora una volta la Terra Santa. È dalla notte di Natale che il Papa in ogni suo discorso rinnova l’appello alla pace e al dialogo. Così agli ambasciatori dice: «In questi giorni, assistiamo ad una recrudescenza di violenza che provoca danni e immense sofferenze alle popolazioni civili. Questa situazione complica ancora di più la ricerca di una via d’uscita dal conflitto tra Israeliani e Palestinesi, vivamente desiderata da molti di essi e dal mondo intero». E l’appello del Papa è ancora più forte: «L’opzione militare non è una soluzione» e «la violenza, da qualunque parte essa provenga e qualsiasi forma assuma, va condannata fermamente».

Duplice l’auspico di Benedetto XVI: «Con l’impegno determinante della comunità internazionale, la tregua nella striscia di Gaza sia rimessa in vigore – ciò è indispensabile per ridare condizioni di vita accettabili alla popolazione – e siano rilanciati i negoziati di pace rinunciando all’odio, alle provocazioni e all’uso delle armi». Ma è anche il momento che si affacci all’orizzonte una nuova classe politica, per questo il Papa spera «che, in occasione delle scadenze elettorali cruciali che interesseranno molti abitanti della regione nei prossimi mesi, emergano dirigenti capaci di far avanzare con determinazione questo processo e di guidare i loro popoli verso la difficile ma indispensabile riconciliazione».

Ma non solo il conflitto israelo-palestinese. Per Benedetto XVI è importante dare un sostegno convinto al dialogo tra Israele e Siria. E poi il Libano, e l’Iraq: un particolare incoraggiamento «a voltare pagina per guardare al futuro, per costruirlo senza discriminazioni di razza, di etnia o di religione». L’Iran: «Non bisogna rinunciare a ricercare una soluzione negoziata alla controversia sul programma nucleare, attraverso un dispositivo che permetta di soddisfare le legittime esigenze del Paese e della comunità internazionale. Un simile risultato favorirebbe grandemente la distensione regionale e mondiale».

Nelle parole del Papa anche la questione delle violenze contro i cristiani in Iraq e in India: è dovere delle autorità civili e politiche, «di adoperarsi con energia per mettere fine all’intolleranza e alle vessazioni contro i cristiani» e di «incoraggiare con ogni mezzo il giusto rispetto per tutte le religioni».

Infine l’Africa, il continente che Ratzinger visiterà il prossimo marzo. Infanzia da proteggere, lotta alla povertà. Ricongiungimento familiare per gli emigrati, facendo in modo di conciliare «le legittime esigenze della sicurezza e quelle dell’inviolabile rispetto della persona umana». Benedetto XVI chiede ai governi di «ristabilire la legalità e condurre una lotta senza compromessi contro il traffico di stupefacenti e la corruzione». E una maggiore attenzione alla crisi alimentare, all’urgenza di una «strategia efficace per facilitare lo sviluppo agricolo e combattere la fame».

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