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Natale. Il dovere di sperare

di Franco Miano

Mentre contempliamo il bambino Gesù, sconcertante segno dell’amore di Dio per noi, non possiamo non pensare alle ferite del mondo. Sul Natale 2008 si staglia, in particolare, l’ombra dell’ulteriore impoverimento delle aree più misere del mondo, l’attanagliante crisi economica, e, per stare alla nostra Italia, i pesanti riverberi della crisi su tante famiglie, la “questione morale” che interroga il sistema politico, le difficoltà di un dibattito adeguato alla portata delle questioni relative alla vita e alla morte.

Sentiamo forte, in questo frangente storico, la difficoltà di sperare. Eppure siamo consapevoli che ne abbiamo il dovere.

Abbiamo il dovere di sperare perché la speranza è l’unica forza in grado di alimentare un agire positivo. Abbiamo il dovere di sperare perché la speranza è la sola forza che restituisce all’uomo la capacità di immaginare scenari migliori. Di fronte alle ferite del mondo non possiamo non sperare: è in gioco la qualità stessa della convivenza umana.

Che il nostro Natale sia allora il punto di avvio di tanti ordinari esercizi di speranza. Questo vuol dire per l’Ac rafforzare l’impegno costante per la formazione delle coscienze, il contributo alla costruzione di un diverso e più profondo senso della comunità e del Paese, e, ora più che mai, una tensione forte per la formazione di “una nuova generazione di laici impegnati in grado di evangelizzare il mondo del lavoro, dell’economia, della politica” (cfr discorso di Benedetto XVI a Cagliari).

Guardando al nostro Paese avvertiamo con forza l’urgenza di voltare pagina, promuovendo una nuova mentalità e nuovi stili di vita. La “questione morale”, ovvero quell’intreccio tra politica, affari e malavita che erode la fiducia dei cittadini nelle istituzioni, oggi particolarmente evidente per lo sviluppo di diverse inchieste giudiziarie, è in realtà questione ben più ampia, è la questione di tradimento del bene comune. Non possiamo più stare a guardare, né continuare a lamentarci: dobbiamo riattivare i canali della partecipazione e del controllo politico dal basso, facendo leva su quel senso di giustizia che ogni uomo e donna, adulto, giovane e ragazzo, porta naturalmente con sé.

L’Azione Cattolica ad ogni livello deve assumere consapevolezza che la formazione al bene comune è profezia, forma esigente ed essenziale di annuncio del Vangelo per gli uomini e le donne di questo nostro tempo, annuncio di speranza.

In questi mesi in cui ho avuto modo di visitare tante delle nostre associazioni diocesane ho incontrato spesso nei volti dei responsabili, soci e simpatizzanti di Ac, nel loro servizio generoso a favore dei fratelli, quei motivi di speranza che alimentano la mia vita personale, familiare, professionale, associativa.

Auguro a ciascuno di voi un Natale in cui guardando il vostro prossimo, possiate scoprire nel suo volto i segni della presenza di Dio nella nostra storia.

Auguri!

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