Doha. Speravamo di più
di Piero Bovio
Le grandi aspettative per una Conferenza che doveva assumere decisioni concrete per il destino di miliardi di poveri, accresciute dalle urgenze dettate dagli effetti drammatici che le crisi economica, climatica e alimentare hanno sui Paesi in via di sviluppo, si scontrano con i contenuti di una Dichiarazione finale che a mala pena conferma gli impegni della precedente Conferenza di Monterrey del 2002, senza considerare il drammatico aggravarsi della situazione di oggi.
Il testo partorito a conclusione dell’assise dedicata alla “Finanza per lo sviluppo” assomiglia più ad un aggiornamento sullo stato della situazione dello sviluppo a livello mondiale, piuttosto che una dichiarazione di governi e di decisori politici consapevoli dell’urgenza e dell’assoluta necessità di assumere correttivi e soluzioni significative per proiettare nel prossimo futuro uno scenario di maggior fiducia e benessere condiviso.
Gli Stati Uniti (amministrazione Bush) hanno bloccato ogni progresso su alcune questioni chiave come gli aiuti ai Paesi dei Sud (ad oggi, stiamo parlando di 3 centesimi di dollaro al giorno per ciascuno dei 3 miliardi di poveri. Se ne sono promessi 7 entro il 2015) e i cambiamenti climatici; i governi dell’Unione Europea, sebbene più progressisti, hanno rifiutato di porre mano a problemi come la cancellazione del debito, la riforma del sistema fiscale internazionale comprese le cosiddette tasse di scopo, il commercio internazionale; alcuni Paesi in via di sviluppo non hanno voluto che si affrontasse l’enorme questione dei paradisi fiscali e dell’evasione fiscale attraverso i quali oltre 800 miliardi di dollari vengono drenati illecitamente, in particolare ad opera delle multinazionali operanti in quei Paesi, sottraendo enormi risorse ai già magri bilanci pubblici locali.
Ora, le speranze si concentrano sull’implementazione della decisione assunta nella Dichiarazione finale, su proposta dei rappresentanti delle Ong, di convocare una Conferenza di alto livello nel prossimo 2009 sulle questioni connesse alla crisi finanziaria ed economica e il suo impatto sullo sviluppo. Tale Conferenza dovrà essere organizzata dal Presidente dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite e definita nelle sue modalità entro il prossimo mese di marzo.
I dati della povertà e della fame, i risultati deludenti nel raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, e soprattutto le prospettive che sembrano delinearsi come ancora più preoccupanti per il prossimo futuro delle persone più povere e vulnerabili richiedono una leadership forte e determinata per affrontare la situazione globale. Invece a Doha si è delineato un consenso di basso profilo che ha come unico risultato quello di aver sancito l’incapacità dei leader mondiali del Nord e dei Sud del mondo a raddrizzare lo stato delle cose.
Vale la pensa segnalare, infine, la significativa assenza dei vertici di Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale che furono tra i promotori della Conferenza di Monterrey e il ripiegamento di Paesi come Brasile, India, Sud Africa sui propri interessi nazionali e l’oggettivo loro accomodamento alle logiche e alle regole dei più forti, passo, questo, verso ulteriormente emarginazione dei Paesi più poveri dai benefici della globalizzazione e della crescita economica.
L’Azione Cattolica è consapevole che il raggiungimento degli Obiettivi del Millennio, a cui aderisce, è tra le poche possibilità di garantire una convivenza pacifica e dare futuro e prosperità a tutti, poveri e ricchi, Nord e Sud, piccoli Paesi e Grandi della Terra. Come comunità cristiana e comunità civile dobbiamo pretendere dalle istituzioni impegni precisi sul fronte della giustizia sociale, anche al di fuori dei confini italiani. Come associazione, teniamo alta l’attenzione attraverso la promozione di iniziative locali e nazionali, come la “Settimana della Carità” che abbiamo da poco celebrato, un’occasione non isolata sulla strada della promozione di una cultura della solidarietà e nell’adozione di stili di vita sostenibili.