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Combattere la povertà, costruire la pace

Presentato il messaggio di Benedetto XVI per la Giornata mondiale della pace 2009. I poveri non sono il fardello del mondo, ma coloro da mettere al primo posto governando in senso solidale la globalizzazione. Sfatato l’alibi del boom demografico, la via indicata è quella del disarmo e di commerci davvero liberi perché equi. Nei due contributi che pubblichiamo, l’Ac dice ancora una volta il suo sì alla sfida lanciata da Papa Ratzinger.

I poveri non possono aspettare

di Gigi Borgiani

Combattere la povertà, costruire la pace”: è questo il titolo, ma sono anche le invitanti parole conclusive del messaggio di Benedetto XVI per la Giornata mondiale della pace 2009, presentato ieri dal card. Renato Raffaele Martino, presidente del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace. L’invito del Papa è rivolto «ad ogni discepolo di Cristo e ad ogni persona di buona volontà chiamata ad allargare il cuore verso le necessità dei poveri e a fare quanto è possibile per venire in loro soccorso». Un messaggio poco “analitico”, ma decisamente propositivo, direi fortemente missionario.

Il tema della globalizzazione fa da sfondo; Benedetto XVI fa riferimento allo sviluppo demografico, alla corsa agli armamenti, alla questione dell’Aids, alla povertà dei bambini, prime vittime di ogni situazione di ingiustizia, alla recente crisi finanziaria, alla crisi alimentare. Di fronte a questi risvolti negativi, non si deve dar colpa alla globalizzazione quanto “governarla”, ovvero contribuire alla diffusione di una solidarietà globale fondata su un “codice etico comune”, capace di tener conto delle esigenze dei poveri. Una globalizzazione alimentata «da uomini e donne che vivano in profondità la fraternità e siano capaci di accompagnare persone, famiglie e comunità in percorsi di autentico sviluppo umano». Questo significa «mettere i poveri al primo posto» e richiede come attori sia le istituzioni «sia la società civile che assume un ruolo cruciale in ogni processo di sviluppo, poiché lo sviluppo è un fenomeno culturale e la cultura nasce e si sviluppa nei luoghi del civile».

Il Papa domanda: «Non avverte forse ciascuno di noi nell’intimo della coscienza l’appello a recare il proprio contributo al bene comune e alla pace sociale?». E ci suggerisce anche la risposta: «Fedele all’invito del suo Signore, “date loro voi stessi da mangiare”, la comunità cristiana non mancherà di assicurare all’intera famiglia umana il proprio sostegno negli slanci di solidarietà creativa non solo per elargire il superfluo, ma soprattutto per cambiare gli stili di vita, i modelli di produzione di consumo, le strutture di potere che oggi reggono la società».

Domanda e risposta interpellano decisamente anche “ogni discepolo” dell’Azione Cattolica, che fedele alla sua vocazione e missione assume tra i suoi compiti anche quello di educare alla pace e di costruire la pace. Sia quella materiale sia quella legata, come ricorda ancora il benedetto XVI a quei «diffusi fenomeni della società odierna quali l’emarginazione, la povertà relazionale, morale e spirituale».

La strada per governare «con oculata saggezza» la globalizzazione, per fare in modo che non ci si limiti ad aiuti di tipo assistenzialistico, per non illudersi che sia sufficiente una ridistribuzione delle ricchezze («in un’economia moderna il valore della ricchezza dipende in misura determinante dalla capacità di creare reddito presente e futuro», scrive il Santo Padre), trova sentiero certo nella Dottrina sociale della Chiesa che «da sempre si è interessata dei poveri». I numerosi riferimenti al Magistero dei suoi predecessori consentono a Benedetto XVI di sottolineare come la questione sociale si sia allargata e richieda «un approfondimento qualitativo sull’uomo e sui bisogni della famiglia umana». E per andare in profondità sui nuovi aspetti della questione sociale, il Papa sollecita a «chiarire i nessi tra povertà e globalizzazione e ad orientare l’azione verso la costruzione della pace», a partire dai principi della Dsc.

Su questa linea, l’associazione – per dare concretezza ad uno degli obiettivi indicati dall’Assemblea nazionale  continua ad alimentare l’attenzione alla questione del bene comune e a sviluppare percorsi educativi idonei affinché «ciascuno faccia la parte che gli spetta e non indugi» (così scriveva Leone XIII nella Rerum novarum) di fronte al dramma della povertà e perché il nuovo anno possa segnare un passo significativo verso la lotta alla povertà.

Come recitava lo slogan della campagna per gli Obiettivi di sviluppo del Millennio: “I poveri non possono aspettare!”.

La casa dorata e il deserto

di Dino Pirri

In occasione della 42a Giornata Mondiale della Pace, che si celebrerà il prossimo 1° gennaio, Papa Benedetto XVI ci invita a riflettere sul rapporto tra la lotta alla povertà e la ricerca sincera della pace, riprendendo e sviluppando le parole di Giovanni Paolo II, per la giornata del 1993.

Con il suo messaggio dal titolo “Combattere la povertà, costruire la pace“, il Santo Padre, gettando uno sguardo sul complesso fenomeno della globalizzazione, vuole ribadire la necessità della costruzione della pace, che trovi come presupposto la giustizia, la solidarietà e la corresponsabilità globale.

Nel documento pontificio vengono affrontate alcune drammatiche questioni nodali delle povertà odierne, quali lo sviluppo demografico, la diffusione delle malattie pandemiche (specie l’Aids), la condizione dei bambini, la corsa agli armamenti e la crisi alimentare. E dalla sua lettura emerge l’urgenza di uscire dalle logiche miopi, egoistiche e ideologiche, per abbracciare una «globalizzazione finalizzata agli interessi della grande famiglia umana».

Il Papa afferma che la globalizzazione, dalle potenzialità ambivalenti, deve essere governata da «una forte solidarietà globale tra Paesi ricchi e Paesi poveri, nonché all’interno dei singoli Paesi, anche se ricchi. È necessario un “codice etico comune”, le cui norme non abbiano solo un carattere convenzionale, ma siano radicate nella legge naturale inscritta dal Creatore nella coscienza di ogni essere umano (cfr. Rm 2,14-15)». E continua: «La globalizzazione elimina certe barriere, ma ciò non significa che non ne possa costruire di nuove; avvicina i popoli, ma la vicinanza spaziale e temporale non crea di per sé le condizioni per una vera comunione e un’autentica pace. La marginalizzazione dei poveri del pianeta può trovare validi strumenti di riscatto nella globalizzazione solo se ogni uomo si sentirà personalmente ferito dalle ingiustizie esistenti nel mondo e dalle violazioni dei diritti umani ad esse connesse».

Raccogliendo l’insegnamento e la sollecitazione del Santo Padre, l’Azione Cattolica dei Ragazzi, in collaborazione con Altromercato, ha deciso di entrare nel mondo del commercio equo e solidale, proponendo l’acquisto di una simpatica borsa in juta e di altri generi alimentari, prodotti nel Sud del mondo, affinché, nei gruppi, si possa avviare una riflessione sull’importanza di una spesa giusta e aperta ad una logica di mercato sostenibile e non alienante.

Attraverso questa iniziativa di carità, promossa proprio nel mese della pace, con lo slogan “La pace conviene“, si cercherà innanzitutto di aiutare i fanciulli e i ragazzi ad orientare i propri desideri e le scelte, secondo criteri di libertà rispetto all’effimero e all’inutile, verso un’attenzione all’essenziale e al sostenibile; in secondo luogo, sarà presentata la possibilità di una economia fondata sul dialogo, sulla trasparenza e sul rispetto della persona, attraverso una ricerca di maggiore equità tra Nord e Sud del mondo; infine, unendo le forze e i cuori, si darà anche sostegno economico ad alcuni progetti di sviluppo in Paraguay e Bangladesh.

Benedetto XVI conclude il suo messaggio con un’immagine forte quanto eloquente: «Nell’attuale mondo globale è sempre più evidente che si costruisce la pace solo se si assicura a tutti la possibilità di una crescita ragionevole: le distorsioni di sistemi ingiusti, infatti, prima o poi, presentano il conto a tutti. Solo la stoltezza può quindi indurre a costruire una casa dorata, ma con attorno il deserto o il degrado».

Il prossimo 20 dicembre, i fanciulli e i ragazzi dell’ACR, ricevuti in udienza dal Santo Padre, per i consueti auguri natalizi, si sentiranno interpellati, come discepoli di Cristo, ad «allargare il cuore verso le necessità dei più poveri e a fare quanto è concretamente possibile per venire in loro soccorso», facendo risuonare, nelle loro famiglie e tra i coetanei, la parola del Papa: «Combattere la povertà è costruire la pace».

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    Dialoghi, la rivista: Dialoghi n. 4 - 2009
  • anno IX, n. 4, dicembre 2009

    Vocazione: ritorno al futuro?

    Dono, chiamata, esercizio di libertà, atto di responsabilità: la vocazione è un appello che collega trascendenza e storia.

    Libri: Vittorio Bachelet - Testimone della speranza
  • L. Diliberto, G. Panozzo (a cura di)

    Vittorio Bachelet - Testimone della speranza (Ave, 2010)

    Un libro e un DVD per ricordare Vittorio Bachelet a trent'anni dal suo "martirio laico". Un testo ricco di fotografie e un documentario con testimonianze inedite.