Sotto un unico cielo
di Giuseppe Masiero
Il sogno di Papa Wojtyla, quel promuovere i tre appuntamenti di preghiera per la pace con i principali leaders delle religioni mondiali ad Assisi, ha incominciato a realizzarsi anche sul terreno etico-culturale e teologico. Voluto da Benedetto XVI, all’inizio di questo novembre, si è tenuto un importante e promettente forum islamo-cattolico, in Vaticano e all’Università Gregoriana. È il primo grande confronto ufficiale fra due grandi fedi mondiali che contano insieme oltre due miliardi e mezzo di seguaci.
Dopo il recente crollo del tempio della finanza a Wall Street, ed ancora sull’onda lunga della paura prodotta dal tragico attentato delle Torri gemelle, questo evento appare un segnale significativo e incoraggiante sullo scenario mondiale dei prossimi anni. Trasmette gioia e speranza l’incontro autorevole ed amichevole attorno ad un tavolo di 24 rappresentanti e 5 consulenti di ognuna delle due religioni, avendo alle spalle una condivisione più ampia, sul tema nevralgico dell’”amore di Dio e dell’amore del prossimo”.
Cattolici e musulmani concordano sulla concezione della vita umana come: “Il dono più prezioso di Dio ad ogni persona, da difendere ed onorare in ogni sua fase“. L’ampio comunicato finale impegna ad accogliere e promuovere una carta di valori e un esigente percorso di consapevolezza da attuare in maniera crescente e diffusa.
L’autentico amore al prossimo - si sottolinea tra l’altro - implica il “rispetto per le scelte di coscienza e religione, comprendendo pure il diritto di singoli e comunità a praticare la propria religione in privato ed in pubblico“. È interessante il criterio di reciprocità che emerge da queste affermazioni e in maniera più evidente nella seguente espressione: “Promuovere un’accurata informazione sulla religione degli altri, nel rispetto dovuto alle credenze e alle pratiche religiose delle minoranze, alle quali occorre garantire luoghi di culto“.
Sembra evidente la volontà di disinnescare ogni ordigno minaccioso alimentato dalla miccia del pregiudizio, della paura e del fanatismo, mostratosi terreno propizio per l’insediamento di regimi politici autoritari.
Viene riconosciuto, infatti, da questi grandi saggi che assomigliano un po’ ai magi venuti a Betlemme dal lontano Oriente a cercare la meta indicata dalla stella, senza incombere nel tranello orchestrato dal sanguinario re Erode, il contributo della fede e delle religioni alla società e alla civiltà umana: “Siamo consapevoli dell’imperativo di testimoniare la dimensione trascendente della vita in un mondo sempre più secolarizzato e materialista, offrendo un contributo originale e prezioso per il bene comune“.
La coraggiosa dichiarazione si fa infine appello per agire da credenti con il dono della creazione di Dio in una “solida formazione sui valori umani, civili, religiosi e morali, a lavorare per un sistema finanziario etico nel quale il meccanismo delle regole tenga conto della situazione del povero e dello svantaggiato, sia a livello individuale che di nazioni indebitate”.
Il cammino è appena iniziato, ma siamo convinti che il Signore guida i passi di chi lo cerca con cuore retto e sincero. Nell’anno che l’Azione Cattolica dedica alla santità come sequela evangelica e vocazione universale nel quotidiano, è già possibile ospitare dentro di noi l’alba di tempi nuovi, come ha saputo splendidamente interpretare, in comunione con il Santo Padre, il card. Tauram, presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, paziente tessitore e sapiente regista di questo promettente incontro, collegandosi in questo alla via tracciata già da Paolo VI con l’Ecclesiam suam, l’enciclica del dialogo.