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La Rete dei tecnoager

di Renato Nicolini

Bambini e adolescenti soli e impauriti che si rifugiano nello “sballo tecnologico”. È questa la generazione di iperconnessi, tecnoager alle prese con la “socializzazione” di Internet o il display del telefonino, raccontata da Eurispes e da Telefono Azzurro nel IX Rapporto nazionale sulla condizione dell’infanzia e dell’adolescenza. A finire sotto accusa sono però i genitori e gli adulti in generale, che vengono percepiti come “incompetenti”, “disinformati” ad affrontare le loro realtà; inadeguati al cambiamento e a far fronte ai nuovi rischi on line: abusi, cyberbulli e “droghe sonore” (le frequenze scaricabili dalla Rete che agiscono sul cervello sollecitando l’attività cerebrale in modo simile alle sostanze stupefacenti).

Cosa sta succedendo? Qual è il profilo generale che viene fuori dal Rapporto? Se negli anni Sessanta e Settanta si è assistito ad una rivoluzione di pensiero e di costume, oggi ci troviamo di fronte ad una rivoluzione “liquida” degli strumenti e dei modi di comunicare. E come tutti i cambiamenti si vivono, ma non lì si comprende completamente nel viverli. Occorre, dunque, fermarsi e osservare, guardarsi magari indietro, estraniarsi dai fatti e intraprendere percorsi conoscitivi e scientifici. Cercare di capire, più che stupirsi.

Anche perché le caratteristiche della Rete sono contraddittorie. Se da un lato è lo spazio dello scambio, della conoscenza, dell’incontro, dall’altro rischia di essere un luogo di solitudine, di persone che sole stanno davanti al proprio pc, al lettore Mp3, alla consolle della playstation o al display del telefonino. La si potrebbe definire una forma di “socializzazione solitaria”. Consapevoli del fatto che i propri genitori non capiscono bene o non conoscono affatto l’utilizzo di Internet, bambini e giovanissimi trovano in esso uno spazio “a prova di adulto”. Ciò fa sì che l’utilizzo delle tecnologie tracci, all’interno delle mura domestiche, una sorta di “zona franca” il cui accesso ai genitori è spesso precluso.

D’altra parte, è anche vero che i nuovi media e la Rete hanno creato e continuano a forgiare una nuova leva di cittadini. Se Internet è il luogo della comunicazione globale e democratica è pure vero che le nuove generazioni trovano altre modalità rispetto al passato di rappresentarsi, di confrontarsi, di esprimere le proprie opinioni e la propria personalità. Divenuti diffidenti nei confronti dei mezzi di comunicazione tradizionali, o meglio nei confronti dei contenuti da essi proposti, si allontanano da un certo tipo di informazione eterodiretta e vanno a formare, all’interno di quella che è ormai un’opinione pubblica reticolare, un’estensione parallela.

Un gruppo di pressione nella nuova agorà virtuale che segna il passaggio dalla piazza alla Rete, che si fa portatore, attraverso il confronto, delle istanze e dei cambiamenti propri di una delle età più creative, sofferte e partecipate della vita. Quello che occorre riattivare sono i comportamenti fuori dal coro, vale a dire la capacità di elevarsi da una certa propensione all’omologazione. È necessario che siano gli adulti, intesi in una concezione più ampia come le istituzioni, la politica, il corpo sociale ad appropriarsi di nuove conoscenze e dotarsi degli strumenti più adatti per aprire il dialogo con i veri padroni del futuro.

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    Dialoghi, la rivista: Dialoghi n. 4 - 2009
  • anno IX, n. 4, dicembre 2009

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