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La cura della coniugalità

di Daniela e Maurizio Bellomaria

Troppe coppie giungono al matrimonio senza avere la chiara consapevolezza di ciò che significhi veramente sposarsi e soprattutto “sposarsi nel Signore”, nel Matrimonio sacramento.

Per questo, all’inizio del nuovo triennio “l’Area famiglia e vita” dell’Azione Cattolica cosciente della difficoltà che oggi la coppia si trova a vivere, soprattutto in ambito affettivo, dove ognuno tende a considerare l’altro un possesso da adattare ai propri bisogni e ai propri capricci, ha ritenuto importante focalizzare la sua attenzione proprio sulla cura della coniugalità, organizzando il Seminario di studio nazionale dal titolo “Io accolgo te nel Signore, nella storia e nelle relazioni”, a Roma l’8 e il 9 novembre presso la Domus Pacis.

Solitamente, infatti, capita che i futuri sposi dedichino molti mesi della loro vita alla preparazione, spesso anche maniacale, del loro giorno di nozze, girando di qua e di là, in cerca del possibile e magari anche dell’impossibile, pur di coronare al meglio il loro sogno d’amore.

Spesso però accade che dopo quel fatidico giorno, molti di loro, tornati agli impegni ordinari e quotidiani della vita, dimentichino di alimentare la pianta del loro amore, convinti che essa continuerà il suo corso in automatico. Quasi senza rendersene conto cominciano così a comunicare sempre di meno, a vivere le esperienze quotidiane sempre più in modo individualistico, alimentando incomprensioni, che rischiano poi di amplificarsi, soprattutto con l’arrivo dei figli.

Coscienti dell’importanza che questa problematica riveste in ordine al futuro della famiglia, della Chiesa e della società, come Azione Cattolica, abbiamo ritenuto opportuno riflettere insieme su queste tematiche, per poter elaborare congiuntamente percorsi ed itinerari pastorali utili alla cura, all’accompagnamento e al sostegno dei giovani sposi.

Una pastorale potremmo dire profetica, visti i tempi, che per noi aderenti di Azione Cattolica ha uno stile di laicità, fonda le sue radici a partire dalle tre consegne lasciateci da Giovanni Paolo II come testamento spirituale nel suo ultimo pellegrinaggio a Loreto, nel settembre 2004: “Contemplazione, Comunione e Missione“.

La stabilità della coppia è oggi la vera profezia per il mondo. In una società dominata dalla precarietà, dalla sfiducia che induce spesso le giovani generazioni ad essere diffidenti, scoraggiate e rassegnate, l’esperienza di un amore coniugale duraturo e soprattutto bello e gioioso testimonia al mondo la possibilità di realizzare sulla terra un legame che ha qualcosa di divino, che parla di eternità.

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  • anno VIII, n. 3, settembre 2008

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