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Colpire la scuola

Colpire la scuola

Dunque. Ragioniamo. In Italia due terzi della popolazione, tra i 16 e i 65 anni, presenta una “insufficiente competenza alfabetica funzionale”. Detto in altre parole, la grande maggioranza dei nostri connazionali non sa dunque “leggere”, nel senso di seguire un ragionamento, anche molto modesto, attraverso la lettura. Siamo 17 volte peggio della media europea.
È un dato assieme inquietante e illuminante.
È inquietante perché mina alla base tutti i diritti civili, economici, politici. Il dato fa riferimento infatti alle fasce di età che più dovrebbero avere sviluppato adeguate competenze di lettura consapevole. Si escludono infatti tutti coloro che, non avendo ancora 16 anni, non hanno concluso l’obbligo formativo. Si escludono anche gli ultra 65enni, non perché non siano importanti ma perché sono stati bambini in un periodo in cui l’obbligo scolastico era molto limitato. In teoria tra 16 e 65 anni dovremmo avere le competenze più alte. I più anziani di questo gruppo hanno cominciato le elementari attorno al 1950, i più giovani sono i primi ad aver sperimentato l’obbligo scolastico esteso al biennio delle superiori. A partire dal 1963 tutti dovrebbero avere almeno la licenza media, quindi a partire dai nati nel 1952. Quindi tra chi oggi ha tra 53 e 65 anni c’è almeno la licenza elementare, e tra 20 e 52 anni almeno la licenza media; i più giovani hanno “assaggiato” la scuola superiore: questi i dati “minimi”, poiché alcuni hanno comunque proseguito gli studi.

Con tutto ciò, non sappiamo leggere. La scuola è stata quasi sempre marginalizzata, dotata di poche risorse, anche con qualche responsabilità di chi ci lavora (e su questo magari torneremo con franchezza). Ma per adesso concentriamoci sul dato più importante: non saper leggere rischia di svuotare ogni diritto. Se non siamo informati in maniera adeguata, se non sappiamo seguire un ragionamento, dove si esprime la nostra libertà? Come possiamo scegliere non solo un partito da votare, ma anche un prodotto da acquistare, un servizio cui accedere, un modo di vita da preferire? Se un giornalista come Giorgo Bocca lamenta il fatto che il vero editore dei giornali adesso è la pubblicità, come fare a trovare articoli che possano danneggiare l’editore del giornale? Ancor peggio: come fare a seguire il ragionamento scritto, che comporta una certa complessità e un minimo di argomentazione? Se maghi e ciarlatani prosperano un motivo ci sarà. Se le offerte di servizi sono talmente intricate da essere incomprensibili, se giocano sull’effetto civetta di una promozione ad hoc, se paghiamo tariffe molto superiori alla media europea senza protestare un motivo ci sarà. Non abbiamo le competenze minime per decifrare e scegliere. In questi giorni l’Antitrust ha comminato cinque multe, per un totale di 1.160.000 euro, a Neomobile, Telecom Italia, Vodafone, Wind e H3g per pratiche commerciali scorrette. Venivano venduti abbonamenti settimanali di contenuti multimediali senza specificarne i costi. Oltre 41% dei minori ha servizi non richiesti. Prima dell’Antitrust, che arriva quando arriva e come può, dovrebbe essere la nostra scelta consapevole a non farci cadere in simili trappole.

Ci dicono che dobbiamo risparmiare, per questo occorre tagliare i fondi della scuola e dell’università. Può darsi che ci siano sprechi. Ma già Aristotele ammoniva che non basta usare una buona ragione per avere ragione. Nessuno sa dire esattamente quanto stiamo spendendo per la barzelletta della “italianità” di Alitalia (se i sindacati e certi politici avessero accettato la vendita ad Air France…), o per foraggiare le banche che hanno fatto operazioni “disinvolte”… È curioso rilevare come alcuni imprenditori che hanno osannato e beatificato le miracolose virtù del libero mercato, condannando tutto ciò che sa di statale e di pubblico adesso esigano a gran voce l’intervento della “mamma” Stato per uscire (a spese nostre) dai guai in cui si sono messi.

Per Dario Antiseri “colpire la scuola e l’università significa colpire il cuore pulsante di una nazione”. Ha scritto amaramente un universitario: “Prima del Suv e della seconda auto, prima del terzo cellulare, delle vacanze esotiche, del calcio in tv, dismettiamo il superfluo: una buona fetta di chi scrive libri e di chi li legge, di chi lavora sulle idee e di chi ci si forma sopra”. Meno scuola, meno libri (il nostro presidente del consiglio si vanta spesso di non leggere romanzi da decenni), meno discussioni che sono solo perdite di tempo. Meglio concentrarsi su “La talpa”, “L’isola dei famosi”, “Paperissima”; meglio fare le ronde per proteggersi dai bambini rom (notoriamente più pericolosi dei crack Parmalat e delle banche che falliscono), meglio fomentare la paura e cercare lo scontro.
L’Europa, intanto, è sempre più lontana…

7 Commenti a “Colpire la scuola”

  1. elio scrive:

    Meglio non parlarne, nemmeno in AC o nelle nostre chiese……perchè?????
    Ormai siamo tutti tifosi e se non sei da una parte, stai contro……….è mai possibile????
    Abbiamo paura???? di che?……. di perdere privilegi..?
    Eppure Giovanni Paolo II ci ha sempre esortato:”Non abbiate paura” !
    Posso dissentire da alcune posizioni ufficiali o sono fuori….?

  2. Breg scrive:

    Mi pare che dall’analisi proposta dall’articolo l’autore salti facilmente alle conclusioni che vanno di moda anche su altri giornali. Mi piacerebbe che ci fosse un po’ più di analisi e di considerazione per tutte le cause dell’analfabetismo. E’ “facile” oggi accodarsi al coro di chi strepita, ma è proprio vero che ci sono tanti analfabeti perchè la scuola non ha risorse? basterrebbe porsi qualche altra domanda per capire che la realtà non è mai così banale. Infatti pensate solamente un momento a tutti gli esami di stato e di maturità che si fanno ogni anno, e quanti sono i promossi ( il 99% di solito), che strano visto che 2/3 poi risultano gli analfabeti, quanto meno il conto non torna e la colpa dubito sia dei soldi, magari di chi promuove…

  3. Anselmo Grotti scrive:

    La causa non è solo la mancanza di soldi, è vero.
    Non a caso ho scritto nel primo intervento:

    “La scuola è stata quasi sempre marginalizzata, dotata di poche risorse, anche con qualche responsabilità di chi ci lavora (e su questo magari torneremo con franchezza)”

    La colpa è anche di chi ci lavora (e ci torneremo). Ma preoccupa che si tenda a far diventare la formazione sempre meno significativa (magari con promozioni facili e programmi semplificati). Qui non si tratta di posizioni partitiche, il problema della scuola non nasce solo da questo governo. Però ci sembra, con tutta franchezza, in fase di aggravamento.

  4. Konrad scrive:

    Concordo in pieno..e con un pò di amarezza…con quello che l’articolo dice.
    Purtroppo noi cristiani (che dovremo essere sicuramente daccordo con quanto è stato scritto) spesso ci sentiamo quasi uomini e cittadini inutili di fronte a quello che accade in Italia e di fronte a scelte così scandalose.
    A volte il semplice dissenso morale e civile sembra quasi che non sia capito, forse proprio per il fatto che il senso critico e la voglia di riflettere sulle cose che accadono, purtroppo, sta venendo meno. E così nascono anche pensieri (spesso da parte di chi non ha mai vissuto in “prima linea” i problemi che si discutono e che, quindi, non conosce le difficoltà vere) populisti che sanno più di stereotipia che di vera riflessione.
    E chissà perchè, infatti, oggi si cerca di “colpire” i luoghi (scuola e università) in cui la coscienza critica e la capacità di riflessione si forma e si deve formare.

    Ma credo sia proprio qui, a questo punto, che le persone mature e noi come cristiani dobbiamo dare testimonianza di speranza cercando di vivere i nostri valori e ideali … a cominciare da dove viviamo e lavoriamo: essere coscienza critica, sale della terra ed essere “educatori” nell’ordinario della nostra vita.
    In tempi difficili della storia italiana, simili a quelli che stiamo vivendo oggi, testimoni cristiani veri di questa “straordinarietà dell’ordinario” ne abbiamo già avuti (un esempio lo abbiamo senz’altro con Beato Piergiorgio Frassati): si tratta di cercare, con umiltà e dignità, di ripercorrere la loro strada e il loro esempio.

  5. Konrad scrive:

    In aggiunta…
    Lo stesso Papa Benedetto sedicesimo nella sua enciclica “Spe Salvi”, nel passaggio dove cerca di gettare uno sguardo sulle tappe storiche di come la speranza cristiana cerca di concretizzarsi anche politicamente, scrive:

    Ora Kant prende in considerazione la possibilità che, accanto alla fine naturale di tutte le cose, se ne verifichi anche una contro natura, perversa. Scrive a riguardo:”Se il cristianesimo un giorno dovesse arrivare a non essere più degno di amore [per la mancanza di testimoni coerenti o, comunque, per l'agire di un secolarismo sempre più presente negli ultimi tempi] allora il pensiero dominante degli uomini dovrebbe diventare quello di un rifiuto e di un’opposizione contro di esso; e l’anticristo inaugurerebbe il suo, pur breve, regime(fondato presumibilmente sulla paura e sull’egoismo [che, guarda caso, sono proprio le armi su cui puntano i recenti governi di vari paesi, con il divide et impera]). In seguito, però, poichè il cristianesimo, pur essendo stato destinato ad essere la religione universale, di fatto non sarebbe stato aiutato dal destino a diventarlo, potrebbe verificarsi, sotto l’aspetto morale, la fine (perversa) di tutte le cose.”

    E su queste parole di Kant, saggiamente riprese dal Papa, dovremmo meditare tutti per capire e discernere un pò meglio le …”cose del mondo”.

  6. Breg scrive:

    Ecco un ottimo spunto per un’analisi meno superficiale della situazione

    http://gisrael.blogspot.com/2008/11/un-ottimo-articolo-di-luca-ricolfi.html

  7. Konrad scrive:

    Caro Breg, l’articolo di qualcuno preso da un blog….mah….qualche dubbio viene comunque.
    E comunque, leggendolo, non fa che confermare le critiche giuste all’operato del governo in questi mesi e la sua, a dir poco, mancanza di orizzonte di senso.

    Guardando solo le cifre e non le persone che ci sono dietro non si va da nessuna parte: il docente universitario del blog, come già accenato in altri interventi, probabilmente non è mai entrato in una classe (elementari, medie o superiori), almeno negli ultimi anni, e sicuramente non può assolutamente capire e giudicare seriamente come sono le condizioni di insegnamento e, soprattutto, come sono gli alunni di oggi.
    Già con la sua frase “non è vero che ci saranno tagli per … mila posti, ma semplicemente non ci saranno le assunzioni (precarie) dei precari” …la dice lunga sul suo pensiero: sfido a dire questa frase a chi ha fatto e continua a fare il precario ancora oggi all’età di 40 anni, con una famiglia sulle spalle. Sarà anche laureato ma mi sa che non capisce assolutamente nulla.
    E la ulteriore farsa dei “posti nel turismo” è ancora un segno di enorme ipocrisia e di non conoscenza (e se la conosce se ne frega) della realtà: molti docenti che si troveranno per strada hanno scelto e vogliono fare l’insegnante…. e costringerli a convertirsi perchè qualcun’altro non vuole metter mano ad “altri privilegi” (tipo gli stipendi e il numero dei parlamentari…che si riducesse questi allora si che avremo un gran e reale risparmio per tutti), beh…mi sembra senz’altro una scelta a dir poco da cretini.

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