Obiettivi del Millennio. Fatti o parole?
di Paola De Lena
Malta. La Valletta. Recuperati trentacinque cadaveri di immigrati a circa trenta miglia dalla costa. L’ennesimo barcone della speranza carico di clandestini i cui sogni si infrangono ancora prima di arrivare alla meta. New York. Palazzo di Vetro. Lo scorso 25 settembre i capi di Stato e di governo dei Paesi facenti parte delle Nazioni Unite, insieme a numerosi portavoce delle agenzie Onu e della società civile, si riuniscono, in concomitanza con la 63ª Assemblea delle Nazioni Unite, nell’High Level Event sugli “Obiettivi di Sviluppo del Millennio”.
Facciamo un passo indietro: è l’anno 2000 e 189 Stati si impegnano, entro il 2015, ad eliminare la povertà estrema e la fame, a garantire l’istruzione primaria, promuovere la parità tra i sessi, ridurre la mortalità infantile, migliorare la salute materna, combattere l’HIV/AIDS, la malaria ed altre malattie, assicurare la sostenibilità ambientale e promuovere una partnership globale per lo sviluppo. Sono i Millennium Development Goals, gli “Obiettivi di Sviluppo del Millennio”. Ad otto anni da quella data, quando ormai il cammino dovrebbe essere spianato, l’assemblea dell’Onu del 25 settembre deve servire per fare il punto della situazione perché, se le carrette del mare continuano a raggiungere le coste dei Paesi più industrializzati e se ancora un miliardo di persone vive sotto la soglia di povertà pari ad un dollaro e poco più al giorno, allora è evidente che qualcosa non sta andando per il verso giusto.
A questo proposito Benedetto XVI, in occasione dell’Angelus del 21 settembre ha affermato, riferendosi al summit delle Nazioni Unite, che: «Un tale impegno, pur esigendo in questi momenti di difficoltà economiche mondiali particolari sacrifici, non mancherà di produrre importanti benefici sia per lo sviluppo delle Nazioni che hanno bisogno di aiuto dall’estero sia per la pace e il benessere dell’intero pianeta».
Certo alcuni passi avanti sono stati fatti: diversi Paesi dell’Africa hanno raggiunto importanti risultati intermedi e, se continueranno così, riusciranno a raggiungere gli “Obiettivi del Millennio”. Ma altri importanti passi sono ancora da fare, soprattutto da parte dei Paesi più ricchi che non sempre mantengono gli impegni presi. L’Italia risulta essere il fanalino di coda tra gli Stati europei. Dopo essersi impegnata a dare lo 0,70% del Prodotto Interno Lordo all’aiuto pubblico allo sviluppo, oggi è ferma, secondo l’ultimo rapporto Ocse, allo 0,19%.
Lo stesso cardinale Angelo Bagnasco, nella prolusione al Consiglio Permanente della Cei, si è così espresso a proposito del problema dell’immigrazione: «Su questo fronte sarà bene procedere - anche in un contesto europeo - cercando con impegno accordi di cooperazione con i Paesi di provenienza e volendo progressivamente guadagnare alla legalità situazioni irregolari compatibili con il nostro ordinamento, accettando di dare - appena vi siano le condizioni - risposte positive sia alle esigenze di una progressiva ed equilibrata integrazione sociale, sia alle domande di ricongiunzione familiare presentate nella trasparenza e per il benessere superiore delle persone coinvolte, oltre che della società tutta». Come a dire che è necessario un impegno forte delle istituzioni e della società civile per promuovere sempre e ad ogni costo la dignità umana, lesa da condizioni inaccettabili di povertà, messa a repentaglio da un modello di sviluppo che, totalmente sbilanciato verso il Nord benestante e sviluppato e concentrandosi solo sul profitto, dimentica le difficoltà quotidiane di chi tale modello lo subisce.
L’Azione Cattolica ha aderito alla Campagna sugli “Obiettivi di Sviluppo di Millennio” promossa in Italia dalla Focsiv (Federazione Organismi Cristiani Servizio Internazionale Volontario) perché convinta della stretta relazione esistente tra salvaguardia della dignità umana e difesa dei diritti fondamentali. Tale campagna, avendo come obiettivo prioritario quello di ricordare ai governi gli impegni presi nei confronti del Sud del mondo, è anche uno strumento importante per sensibilizzare le coscienze ed educare alla mondialità, certi del ruolo fondamentale che ognuno di noi, come singolo e come membro di una comunità, gioca nella costruzione reale e non utopica di un mondo migliore. Perché gli Obiettivi del Millennio siano fatti e non promesse.