Libertà vò cercando ch’è sì cara…
Il governo del Niger è stato condannato per schiavitù. Con un verdetto di portata storica la Corte di giustizia dell’Ecowas, l’organismo che riunisce i Paesi dell’Africa occidentale, ha portato alla luce un fenomeno tollerato non solo in Niger, ma anche in Mali e in Mauritania. Pietra dello scandalo è la vicenda di Hadidjatou Mani Koraou, venduta per poco più di 300 euro quando aveva 12 anni a un uomo che per dieci anni l’ha violentata e costretta a lavorare in casa e nei campi. Per il governo di Niamey la condanna a risarcire la giovane donna – oggi Mani ha 24 anni – è fonte di grave imbarazzo: i giudici accusano il governo di non averle dato alcuna tutela legale e di non aver applicato a suo favore le leggi contro lo schiavismo e per questo dovrà pagarle un risarcimento pari a 15mila euro. La sentenza è destinata ad avere conseguenze al di là dei confini nazionali. “Sono davvero felice”, ha commentato in lingua haussa Mani, che per farsi giustizia, ha potuto contare sull’appoggio di alcune organizzazioni umanitarie britanniche che si battono contro la riduzione in schiavitù. “Sono stata picchiata tante di quelle volte che finivo per scappare e tornare dalla mia famiglia, ma dopo un paio di giorni mi riportavano dal padrone” ha raccontato, “quando ho scoperto che la schiavitù era stata abolita ho deciso che non sarei più stata una vittima”. Nel 2005 il padrone di Mani le aveva restituito la libertà con un ‘certificato’ con il quale la ragazza sperava di potersi sposare. Ma quando ha presentato i documenti per il matrimonio ha scoperto che risultava già sposata con il padrone. Un tribunale locale si è pronunciato in suo favore e ha dichiarato la nullità dell’unione. Solo così Mani si è potuta finalmente sposare. L’incubo però non era finito: poco dopo la sentenza è stata ribaltata in appello e lei è stata condannata a sei mesi di prigione per bigamia. È stato allora che ha deciso di fare ricorso alla Corte di giustizia del’Ecowas.
(AGI, 28/10/2008)