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Le priorità del Settore Adulti

di Paolo Trionfini*

Il documento assembleare rappresenta la bussola per orientare la rotta dell’Azione Cattolica nel prossimo triennio. Le scelte delineate, infatti, costituiscono un impegno accolto per tradurre, in questo tempo che ci è donato, il «fine generale apostolico della Chiesa», attraverso la ricchezza della tradizione associativa.

Tra gli orientamenti assunti, tre interpellano più direttamente gli adulti.

Innanzitutto, la cura della formazione per «far crescere e maturare la fede», accompagnando le persone lungo tutte le stagioni della vita verso la santità. In questa prospettiva, che va al cuore del “carisma” dell’Azione Cattolica, ci è chiesto un impegno supplementare per dare forma compiuta ai cammini ordinari, che devono arrivare a coinvolgere tutte le fasce di età – dagli adulti-giovani agli adultissimi – investendo sullo “strumento” gruppo. Questo spazio, dentro al quale la cura delle persone, nella loro condizioni di vita, si fa esigente, rappresenta una dimensione privilegiata per mantenere in quota la “qualità” della fede, spingendola verso l’ideale di santità che è proprio di ciascuno laico. Dare forma ai gruppi significa creare una «comunità educante» per rispondere alla chiamata ad «essere santi insieme», nella consapevolezza che non c’è «percorso di santità senza amore alla Chiesa». Al contempo questa tensione rappresenta un ritorno, come investimento fecondo, per rispondere all’«emergenza educativa», che sempre più si prospetta come una sfida da affrontare insieme, in un dialogo intergenerazionale aperto: sarebbe, infatti, riduttivo assumerla come un’attenzione degli adulti verso i giovani, sapendo che il mondo adulto, oltre che “agente” educante, è esso stesso soggetto bisognoso di cura educativa.

La sfida, prima ancora che di una dimensione di “rete”, richiede l’assunzione di una logica di comunione, che – ed è il secondo punto del documento assembleare che interpella più direttamente gli adulti – deve portarci all’«impegno a suscitare percorsi di ricerca e riscoperta della fede». In quest’ottica, le “domande religiose” che “affollano” il nostro tempo vanno non solo accolte, ma provocate nella trama ordinaria della vita, che ci rende compagni di strada con tutti: è, infatti, nella storia che la comunione si fa dono come vita “divisa”. L’associazione, come «comunità educante», deve divenire questo “spazio possibile”, all’interno del quale le relazioni assumono la forma gravitazionale dell’amicizia spirituale.

Questa tensione, peraltro, esprime il profilo “estroverso” dell’Azione Cattolica, che nel documento assembleare – ed è il terzo punto che si intende riprendere – fissa come orizzonte pregnante per il triennio l’«impegno per la promozione del bene comune». In questo caso, siamo chiamati primariamente ad assumere lo stile del discernimento come costante della proposta associativa, per alimentare una spiritualità incarnata, che rende il mondo la casa comune, dove è possibile una convivenza più umana.

*Vicepresidente nazionale per il Settore Adulti di ACI

Cfr. Documento assembleare

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