La Parola e la storia
di Domenico Sigalini
«La Parola eterna e divina entra nello spazio e nel tempo e assume un volto e un’identità umana», il volto di Gesù. Con queste parole centrali del messaggio finale dei padri sinodali, si è conclusa domenica 26 ottobre la XII assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi e viene offerta ad ogni credente in Cristo ancora una volta la più bella notizia di tutti i tempi: Dio ci ha parlato e ci parla e la sua Parola decisiva per tutte le nostre vite è Gesù, Lui è il volto della Parola, colui che ci ha rivelato il Dio che nessuno ha mai visto, ma che si è piegato sulla vita dell’uomo per ridargli la dignità perduta.
La nostra unica speranza è Gesù, il centro delle nostre aspirazioni è Gesù. Lui vogliamo mettere al primo posto nella nostra vita, conoscerlo, amarlo, obbedirgli, ascoltarlo, farlo conoscere. Lui è un uomo come noi, che condivide con noi tutte le gioie e le debolezze dell’umanità, lo sforzo della crescita, il dono della condivisione, la prova della sofferenza, i tenui sentimenti dell’amicizia, l’ardore della gioia di vivere, la luce negli occhi per una scelta d’amore, la passione per una causa, la sofferenza della solitudine.
Lui è la Parola definitiva di Dio, l’Amore fatto persona, Dio fatto uomo. Lui è la buona notizia per ogni uomo, Lui è il Vangelo. Questa Parola grande e unica si inscrive nelle parole della sacra scrittura, che vanno studiate, capite, accolte, con intelligenza e con fede. Il Concilio Ecumenico Vaticano II ci ha regalato una bella costituzione, la Dei verbum, che con il Sinodo viene ripresa e rilanciata, approfondita e attualizzata.
Dio dialoga, Dio salva, Dio opera, Dio comunica. Non stiamo arrabattandoci a inventare spiritualismi astratti, visioni eteree, nostalgie religiose, autoconvincimenti puntigliosi. La nostra vita cristiana non si esaurisce nel combattere battaglie di principi, difendere a denti stretti posizioni di rilievo o tentare di uscire dall’angolo in cui come credenti crediamo di essere stati posti: solo dobbiamo ascoltare Dio che parla, innamorarci di quello che dice, lasciarci forare l’orecchio perché vi penetri la dolcezza del dialogo con Lui, la sua salvezza, la sua passione d’amore trinitario.
«Piacque a Dio nella sua bontà e sapienza, rivelare se stesso e far conoscere il mistero della sua volontà, mediante il quale gli uomini per mezzo di Gesù Cristo, Verbo fatto carne, nello Spirito Santo hanno accesso al Padre e sono resi partecipi della natura divina. Con questa rivelazione infatti Dio invisibile per il suo immenso amore parla agli uomini come ad amici e si intrattiene con essi per invitarli a ammetterli alla comunione con sé» (Dv, 2). Questo è il fondamento del nostro essere cristiani, questo sta alla base delle nostre parrocchie, della distribuzione dei sacramenti, questo deve sostituire il Mc Donald delle cose religiose cui spesso ci costringono le domande petulanti dei fedeli. Allora il Dio che parla ci obbliga a cambiare quel bagaglio di domande che assillano ogni giorno l’uomo di Chiesa, in un insieme di scommesse sulla vita.