Freud fuori moda?
di Valeria Papa
Una tendenza dilagante dal nuovo al vecchio continente fa capolino sui nostri quotidiani. Per risparmiare tempo, soldi e molto altro le pillole stanno sostituendo la psicoterapia. Un articolo di “Repubblica” ci invita a riflettere sulla qualità delle cure esistenti per far fronte ai “mali dell’anima”. Recenti studi hanno rilevato come negli Stati Uniti sia sempre più diffusa la tendenza a ricorrere ai farmaci piuttosto che al fantomatico lettino. In pochi anni, le persone che si rivolgono allo psicoterapeuta sono calate di un buon 20%.
Un dato di rilevante influenza che si riscontra nella realtà americana riguarda le assicurazioni sanitarie che, oggi più che in passato, rimborsano prevalentemente gli psicofarmaci rispetto alle psicoterapie. Un’inversione di tendenza riguarda la sola New York, dove risulta più in voga risolvere i traumi infantili con la “terapia della parola” più che con una pillola. Una moda riservata a pochi eletti, ormai. Un bene di lusso, anche se “scomodo” da un punto di vista psico-emotivo.
Un altro fattore, oltre a quello economico, sembra essere la mentalità diffusa di considerare il farmaco come un rimedio risolutivo, di facile accesso e di rapida efficacia. In Italia sembra esserci una lieve tendenza all’omologazione americana nella scelta tra psicoterapia e farmaco, pur essendo presente una certa distanza socio-culturale. Infatti, si riscontra una pericolosa tendenza all’associazione meccanica tra disturbo e farmaco, che si traduce in una scorciatoia meno impegnativa, più rapida e meno costosa emotivamente oltre che economicamente. La psicoterapia, per contro, si configura come un percorso che coinvolge anima e cuore mescolati al desiderio di mettersi in discussione con umiltà, intelligenza e fiducia.
Le emozioni non sono ridotte a mere reazioni neurochimiche svuotate di significato, ma ascoltate, comprese, elaborate in una relazione “sana”: la relazione che cura, per facilitare una maggior consapevolezza nella persona che sceglie il percorso impervio della psicoterapia. Per il resto, psicoterapia e farmaci, oggi, non vengono più ritenute strade inconciliabili e contraddittorie perché in grado di supportarsi e completarsi a vicenda, soprattutto in alcuni disturbi.
A favore del farmaco, tuttavia, gioca un forte sostegno delle industrie farmaceutiche supportate da una corposa letteratura scientifica. È anche vero che nel campo della psicoterapia c’è bisogno di incrementare la ricerca, per tenere duro e non cedere alle tentazioni di sostituirla con strade di più facile accesso. Ma in realtà, si combatte ogni giorno con il mutuo da pagare, le bollette che aumentano e la spesa da fare e pochi possono permettersi il lusso di star bene “dentro”. Bisogna denunciare che effettivamente c’è una carenza di offerta pubblica, nonostante la corposa presenza di psicoterapeuti competenti “non convenzionati”. Ma in futuro, cosa ci aspetta? Cureremo davvero ogni disturbo con le pillole, alimentando una solitudine che spesso dilaga silenziosa nelle nostre case, oppure c’è qualche speranza per le relazioni e in particolare le relazioni “sane”?