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Finanza barbara e umane paure

di Romeo Ciminello

La situazione attuale non è soltanto critica dal lato della realtà oggettiva che osserviamo, ma lo è anche dal lato delle diverse interpretazioni che creano spesso ingiusti allarmismi.

La situazione di debacle dei mercati non ha nulla a che vedere con il 1929 innanzitutto perché non solo è una realtà formata da attori e accadimenti totalmente diversi, ma anche perché si deve avere il coraggio morale di dire onestamente che le turbolenze registrate sui mercati sono frutto sempre più e comunque in maniera generalizzata e contagiosa di “malversazioni nascoste” da asimmetrie informative che permettono ai cosiddetti “guru” della finanza, delle banche, dell’economia e del mercato di fare scorribande speculative a prescindere dagli effetti che possano generare.

Questo è la globalizzazione di stampo capitalista. Prima ci si riempie la bocca di “libero mercato e di liberalizzazioni” salvo poi a scoprire che ci sono pastoie “striscianti” dovute ad intrecci di interessi politici, interessi sindacali, interessi bancari, interessi di ogni genere fino ad arrivare a quelli dei gruppi mafiosi e criminali. Queste sono le strutture di peccato che la Sollicitudo rei socialis al punto 37 denuncia: «La brama di profitto e la sete di potere ad ogni costo». La cosa assurda è che il riferimento per tutto e per tutti è sempre la liberalizzazione dei mercati. Però ricordiamo che il libero mercato proprio per le sue caratteristiche astratte non esiste, ma laddove potesse essere concretizzato non permetterebbe che certe cose accadano: il libero mercato infatti è una utopia etica dell’economia. Un’utopia che non passa per l’etica applicata.

La seconda cosa che vorrei dire è che tutto l’allarmismo che viene fatto dai giornali dovrà rientrare. Le autorità monetarie oggi sono molto più esperte e disposte a concertare le azioni da intraprendere e come si sa sul mercato l’unione fa la forza. Oggi che le autorità monetarie hanno dimostrato di poter fronteggiare il problema dei fallimenti, sostenendo o nazionalizzando le varie entità bancarie e finanziarie nonché assicurative (a volte anche ampliando l’interpretazione di norme giuridiche) il problema si sta superando. L’iniezione dei 700 miliardi di dollari accettata dal parlamento americano permetterà alla crisi pian pianino di rientrare e la vita di riprendere normalmente come già lo è stato nei precedenti crac. Resteranno certo i sacrifici delle famiglie e le preoccupazioni dei tanti rimasti senza lavoro, ma la situazione si dirà risistemata con le Borse che ricominceranno a salire. Infatti credo che sia sufficiente, in questo stato di cose, che le maggiori banche ricomincino a farsi credito a breve tra loro per permettere al polmone creditizio e finanziario di tornare a respirare. Speriamo che le Autorità monetarie americane invece di continuare a valutare la realtà solo in senso politico, lo facciano anche con l’obiettivo del bene comune.

La terza cosa che mi preme sottolineare riguarda la situazione del nostro Paese che rappresenta solo una brutta copia della realtà mondiale. Noi stiamo subendo la liberalizzazione e la deregulation generalizzata, però abbiamo dalla nostra che l’esperienza della fame e della povertà che i nostri padri hanno subito, ha saputo costruire strutture solidali e di bene d’ordine, grazie all’intervento di uomini di buona volontà che credevano nei principi di promozione umana e di bene comune che la Chiesa ha sempre portato avanti con la sua Dottrina Sociale. Ciò che auspicherei al di là della spinta emotiva di questi giorni è che quando i mass media avranno finito di “tuonare” con i loro “scoop” ci possa essere un’autorità di elevato prestigio che chiami a raccolta non i potenti, ma gli uomini di buona volontà, quelli veri, “i servi inutili” della Buona Novella che non hanno interessi di parte, unici in grado di dare delle soluzioni e poi elaborarle e portarle avanti nel mondo. Ma non dalla vetrina di “Davos”, per capirci, dove i temi etici sono solo parole; bensì da una sede riconosciuta esperta di Scienze Sociali che indichi coraggiosamente i fatti e con essi le soluzioni da prendere tra le quali suggerirei:

a) una formazione etica della coscienza socio-politico-economica di chi dirige; un nuovo ancoraggio della realtà monetaria e finanziaria ad elementi reali;

b) una definizione vera del valore dell’Euro e dell’inflazione effettiva per ripartire con livelli di valore accettabili e soprattutto vivibili;

c) una maggior responsabilizzazione a livello di censura sociale di coloro che hanno responsabilità sociali politiche ed economiche.

Infine un’apertura alla solidarietà, non per interessi di parte, ma per la crescita e lo sviluppo effettivo del Paese, disgiunto da interessi finanziari dei singoli gruppi.

Quello che è stato lo conosciamo e possiamo, anche se con qualche difficoltà, superarlo; ciò che verrà dopo purtroppo non ci è dato di sapere, per cui è bene rimboccarsi le maniche e trovare presto le soluzioni che permettano di ritrovare fiducia in se stessi, nel futuro, nelle strutture sociali e soprattutto nella capacità del nostro Paese di contribuire allo sviluppo delle nuove generazioni anche di altre nazioni, sulla concezione della libertà indicata dalla Spe salvi. Ciò sarà possibile nella misura in cui saremo determinati a prendere coscienza della realtà, per valutare effetti e soluzioni possibili sempre in termini di promozione umana, e infine operare in maniera concreta per il raggiungimento del bene comune con obiettivo infravalente.

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  • anno VIII, n. 3, settembre 2008

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