Cattiva maestra televisione
(dal sito societacivile.it)
In Italia la televisione insiste sul ripetitivo, “quando non sul becero”. E un ritrovato interesse dei giovani per il teatro, per i concerti (anche di musica classica), per le mostre, per i musei, per la partecipazione a una qualche attività artistica non trova sponda nella tv, che “ignora” queste tendenze anziché assecondarle. Lo ha detto Corado Calabrò, presidente dell’Agcom, nella relazione tenuta oggi davanti alla commissione parlamentare per l’infanzia. “Al di là dei meccanismi di divieto (o dissuasione) a porre in essere determinati comportamenti nocivi per i minori, c’è – ha sostenuto – un problema di qualità dei contenuti che sono veicolati dalla televisione e dai nuovi media. La televisione italiana, la quale nel passato ha tanto contribuito alla crescita della società – penso alla televisione degli anni ’60 che aveva mutuato dalla BBC il motto “educare divertendo” – oggi purtroppo presenta livelli di banalità e volgarità (come i tanti reality che affollano i palinsesti delle tv in prima serata) che la collocano al di sotto di altre televisioni europee”. Calabrò ha citato l’esempio della BBC, “che fornisce a tutto il mondo (Italia compresa) interessanti documentari scientifici, storici, geografici, e più in generale realizza prodotti di valido contenuto culturale con destinazione di nicchia; e le nicchie a volte sono dei cenacoli. Anche la televisione francese ha fatto grandi passi in questa direzione”, aggiungendo che “è crescente il divario tra le nostre televisioni e le migliori europee per la ricchezza di informazioni sui vari Paesi del mondo e per l’approfondimento qualificato dei temi trattati che quelle forniscono”. Il presidente ha quindi sottolineato che “non è nella possibilità dell’Autorità cambiare il modo di fare televisione. Abbiamo cercato di risollevare la qualità delle trasmissioni televisive, tra l’altro favorendo l’istituzione, nel contratto di servizio, di una Commissione preposta a questo controllo”. Per Calabrò anche l’istituzione di Qualitel – “pur senza enfatizzarne la capacità taumaturgica” – è un “segnale che va nella giusta direzione. Ma fin quando le trasmissioni sono dominate dall’assillo di ricavi pubblicitari e questi sono connessi esclusivamente all’audience, i tentativi saranno inefficienti. I pubblicitari infatti sono convinti che quanto più si abbassa il livello di una trasmissione tanto più ampia è l’audience. Si innesca così una spirale perversa che diseduca il gusto dei telespettatori e degrada il livello delle trasmissioni”. Di recente l’Agcom ha effettuato una gara per assegnare il 40 per cento delle capacita’ trasmissive delle reti digitali terrestri a nuovi fornitori di contenuti, “auspichiamo che da loro venga un afflusso di freschezza creativa e di generazione di contenuti di maggiore valenza culturale”.
(AGI 30/10/2008)