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Ragioni di vita e di speranza

di Franco Miano

«Il Dio dei cristiani non è un Dio estraneo o lontano». Voglio partire proprio da questa frase per leggere la prolusione che l’arcivescovo di Genova e presidente della Conferenza episcopale italiana, Angelo Bagnasco, ha svolto lunedì scorso in apertura dei lavori del Consiglio permanente. È a questo Dio non estraneo, non lontano, un Dio di amore, di pace e di comunione che, come credenti, ci rivolgiamo. In particolare noi come Azione cattolica italiana non possiamo trovarci distratti in questo processo di fedeltà al Signore del tempo e della storia; non possiamo non cogliere quella preoccupazione che il cardinale presidente ha espresso a proposito del moltiplicarsi di episodi di violenza spesso attribuibili a minori, e cioè che questa violenza nasce dal vuoto dell’anima e dalla solitudine cui sono abbandonati tanti giovani, ai quali la cultura dominante sembra non abbia più il coraggio di proporre ciò che è buono, ciò che è giusto, ciò che è vero.

Proprio questa capacità di andare incontro alle nuove generazioni, di riempire il vuoto, di trovare energie nuove per rispondere positivamente all’emergenza educativa che tocca in primo luogo i giovani, è quanto viene chiesto alla nostra associazione; di più, è quanto la nostra associazione ha scritto nella sua vocazione laicale di sempre. Con i giovani si deve percorrere un tratto di strada aiutandoli a trovare, come dice il cardinale Bagnasco «le parole adatte per annunciare Dio anzitutto ai loro coetanei, e dunque nei luoghi di studio, di lavoro o di divertimento».

Partire dai giovani è strada privilegiata per costruire un futuro nuovo, una società che sia più attenta all’altro, al fratello immigrato irregolare, al povero, all’uomo in ricerca. Proprio questa attenzione quotidiana, costruita nel tessuto della vita, è garanzia di crescita dell’intera nazione. Siamo certi che accogliere l’altro nella sua specificità, è messaggio per dire no alle violenze, comprese quelle che toccano i nostri fratelli cristiani in altre nazioni. Alla mente viene la difficile situazione che le comunità cristiane stanno sperimentando in India; il paese del Mahatma Gandhi, dell’uomo che ha fatto della non violenza e dell’accoglienza dell’altro la sua bandiera, ha vissuto e vive una stagione di violenze anti cristiane. Il dire no a questa violenza è soprattutto un ribadire che la libertà religiosa è caposaldo delle libertà, e non «un optional più o meno gentile che gli Stati concedono ai cittadini più insistenti, né una concessione paternalisticamente riconducibile al principio della tolleranza».

È proprio nell’accoglienza, che quella parola “semplice e pacata” pronunciata dal presidente della Cei a proposito dell’Italia, trova la sua più naturale espressione. Insieme al cardinale Bagnasco, e coerenti con la nostra missione ecclesiale, anche noi diciamo un forte “no” alla «pedagogia della catastrofe». Il nuovo, il futuro si costruisce insieme. Ed è questo l’appello che deve essere rivolto al mondo della politica. E fa bene il cardinale a ricordare che il nostro non è «un paese da incubo» ma che «ciclicamente riconosce gli spasmi di un travaglio incompiuto». E se è vero che un paese «non si spezza all’improvviso, come non si costruisce dalla sera al mattino», perché ci sono processi più lunghi, e altrettanto vero che, come ricordava il Santo Padre a Cagliari, c’è bisogno di trovare le opportune strategie pastorali per essere più incisivi e «capaci di evangelizzare il mondo del lavoro, dell’economia, della politica, che necessita di una nuova generazione di laici cristiani impegnati, capaci di cercare con competenza e rigore morale soluzioni di sviluppo sostenibile», e che, come afferma il cardinale Bagnasco, «siano per ciò stesso ragione di vita e di speranza per l’intera società».

Questo è uno dei compiti che i laici cristiani, come insegna il Concilio Ecumenico Vaticano II, sono chiamati a svolgere nel loro impegno per costruire una civiltà dell’amore e per tradurre concretamente quelle parole di Papa Paolo VI che la politica è la più alta forma di carità. Laici chiamati a difendere la vita, dal concepimento fino alla sua naturale conclusione, a promuovere la famiglia e a chiedere che ci sia maggiore attenzione alle famiglie monoreddito e quelle con più figli, aiutando nel contempo le giovani coppie. Sono processi che chiedono un maggiore impegno delle realtà associate, dei movimenti, di tutte quelle esperienze di partecipazione che fanno la ricchezza della comunità cristiana. In questo impegno concreto, come Azione Cattolica vogliamo essere presenti, assieme alle nostre realtà territoriali; vogliamo contribuire a costruire, con i nostri giovani, gli adulti, le famiglie, e con i sacerdoti, quel cambiamento che la società chiede e attende. Camminando insieme ai nostri fratelli perché «il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo? Poiché c’è un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo».

1 Commento a “Ragioni di vita e di speranza”

  1. Giovani. Missione possibile « Ac blog Manfredonia Vieste San Giovanni Rotondo scrive:

    [...] dai giovani è strada privilegiata per costruire un futuro nuovo - scrive Franco Miano (leggi l’intero articolo) - una società che sia più attenta all’altro, al fratello immigrato irregolare, al povero, [...]

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