La cura del legame associativo
Rileggo il punto 10.5 del documento finale della XIII Assemblea.
In poche righe tantissime parole che assumono per noi un grande significato e ci richiamano alla bellezza e alla responsabilità di essere Azione cattolica.
Metto in evidenza alcune di queste parole a partire da: fraternità.
Lo stile che ci fa associazione è profondamente e radicalmente evangelico; non si tratta di stare insieme per far qualcosa ma per vivere una esperienza di comunione; vivere quella esperienza di ecclesialità, di popolo che si ravviva e si intreccia quotidianamente nell’Eucarestia. Il gesto dello spezzare il pane si rinnova ogni giorno tra i mille (molti, molti di più) volti che si fanno poi pane spezzato per la vita della Chiesa e per l’amicizia al mondo.
Vivere lo stile della fraternità non ha confini; la dimensione interiore dell’AC si estende a tutta la Chiesa, il nostro tempo diventa una grande relazione di popolo tra i popoli.
La seconda parola: unitarietà. Termine ricorrente nei nostri appuntamenti, nei nostri discorsi. Termine che ha una tripla valenza. Una intra-associativa, ovvero l’attenzione che poniamo affinché ogni associazione sia UNA pur nella differenziazione dei gruppi, delle età, delle forme. L’unitarietà, anche in questo caso, non è un fatto organizzativo ma dipende dallo stile di fraternità, accoglienza, reciprocità. Dimensioni che si allargano quando pensiamo che una associazione UNA può diventare luogo di incontro per tutte quelle persone che in qualche modo vivono attorno, ai margini dell’associazione. Mi riferisco alla grande opportunità di relazione con i genitori dei ragazzi, dei giovanissimi, con gli anziani, con tutti coloro che definiamo “simpatizzanti”, la cui simpatia deriva dal vedere una associazione unita nelle diversità. Su questo aspetto c’è ancora molto da fare ma esistono le condizioni e le intuizioni per camminar veloci.
La seconda valenza dell’unitarietà è di tipo “mondiale”. Vale la pena ricordare la diffusione dell’AC in tutti i continenti. La diversità quindi non solo di gruppi, di età o altro, ma la diversità di popolo, di culture diverse ma che si ritrovano in un’unica vocazione, in un’unica scelta: quella di servire ovunque l’unico Maestro. Nell’epoca della globalità, dell’intreccio di popoli, il volto multiforme dell’AC è una ricchezza, una grande opportunità (specie in ordine alla questione dei fenomeni migratori) che nasce, si impara e cresce a partire da una apertura che non ci permette di considerare mai un problema, una questione, una proposta circoscritta e riferita ad un singolo settore, ad una fascia di età, ad una singola associazione.
Una terza valenza legata all’unitarietà è quella relativa alla interazione dei vari livelli associativi. Parrocchia, diocesi, regione non devono mai essere slegate; non è questione di gradini o di efficienza organizzativa: sono i fili di una rete che, valorizzando tutte le opportunità di incontro, di conoscenza, di scambio e di amicizia, ci aiutano ad essere AC e ad essere per la Chiesa. Lo stile di comunione e fraternità che fa UNA l’associazione è garanzia di identità, di completezza, di continuità ma soprattutto è garanzia di esperienza missionaria.
Un’ultima parola: popolarità. E’ il volto di una associazione aperta che vive dell’apporto di tutti, che si completa e vive con le diverse competenze, disponibilità senza mai escludere. Sappiamo che la proposta formativa dell’AC coinvolge molte più persone di quelle che effettivamente aderiscono, sappiamo che i nostri testi sono ampiamente utilizzati. Questo significa apprezzamento e fiducia che vanno al di là della semplice utilità ma contemplano uno stile, un modo di vivere la Chiesa, che si manifesta non solo all’interno ma anche all’esterno e che sempre più vede l’AC protagonista di comunionalità tra le varie realtà aggregative -locali e a livello mondiale- di collaborazione sociale nello spirito del manifesto al Paese: incontro alla gente, nel segno di un ethos condiviso, secondo uno spirito di autentica laicità, ricercando un’armonia sempre possibile tra piazze e campanili.