Nuovi abbonamenti alla rivista Dialoghi a soli 9,00 euro!

India. L’ignobile caccia al cristiano

di Giuseppe Masiero

In questi giorni drammatici per l’efferata violenza che colpisce molte comunità cristiane dello Stato indiano di Orissa, si sovrappongono nella nostra memoria le immagini commoventi e spiritualmente intense del funerale di Stato riservato alla beata Teresa di Calcutta, di cui ricorre oggi la festa liturgica, con quelle inquietanti di case, chiese, opere sociali assalite e distrutte, ed in maniera ancora più sconcertante, di decine di cristiani uccisi.

È indubbia l’incidenza non solo spirituale e caritativa, ma anche culturale e socio-politica, dell’umile e coraggiosa suora definitasi “matita di Dio”, capace però di scrivere splendide pagine di Vangelo e straordinari capolavori di amore sui marciapiedi di Calcutta brulicanti di umanità fragile ed abbandonate  come di altre metropoli del mondo. Mentre permane, anche se nascosto, questo lievito delle Beatitudini che fermenta e trasforma la vita di un intero popolo, ancora difatti diviso in caste che separano miliardi di indiani tra di loro, oggi questo profondo rinnovamento che riconosce dignità agli “intoccabili” sembra soccombere di fronte alla furia omicida di fanatici indù.

Disturba fortemente, accanto alla conversione religiosa, uno stile di vita conforme al Vangelo che supera disuguaglianze morali e sociali. Le 26 persone uccise, le 50 chiese ed i 15 conventi distrutti, le 4.000 abitazioni assaltate ed i 50.000 cristiani nascosti in una giungla inospitale, sono un pressante appello a tutti noi fratelli di fede e di una stessa famiglia umana da accompagnare con la solidarietà e la testimonianza di un cristianesimo più consapevole e palpitante nelle nostre situazioni quotidiane di vita. Preoccupa una diffusa indifferenza dei media nel raccontare e denunciare questa ondata di persecuzione ora in India, ma attraversano gravi pericoli con frequenti uccisioni anche i cristiani del Darfur, dell’Iraq e di altre regioni del mondo, sia in Asia che in Africa, in Medio Oriente e in Sud-America.

Non possiamo non collegare a questa condizione di sofferenza ed oppressione quanti di altre esperienze religiose o di servizio internazionale sono vittime della violenza; basti pensare ai giornalisti assassinati o avvelenati periodicamente in Russia o nei paesi orbitanti nella sua area di influenza.

Molte diocesi ed associazioni danno inizio, in questo mese di settembre, al piano pastorale o alla vita associativa; le nostre agende non possono trascurare un’azione costante di vicinanza, di vigilanza e di informazione per formare un’opinione pubblica attenta alla tutela e promozione dei diritti umani, a partire dal valore irrinunciabile della vita e della libertà di tutti, anche nelle molteplici espressioni della religiosità e spiritualità di ogni persona.

Forse immaginando e programmando il cammino delle nostre comunità cristiane ci accorgeremo, pensando a quelle perseguitate nel Sud del mondo, dell’insieme dei problemi che agitano spesso le nostre parrocchie o associazioni e saremo sollecitati a riscoprire il primato e la radicalità della fede, seguendo Gesù da discepoli e testimoni, nella complessità di una società globale, com’è la nostra.

La forza della preghiera nella comunione intensa con questi fratelli in seria difficoltà è il primo indiscutibile e formidabile aiuto. Chi confida nel Signore non resterà deluso (Sir. 32,24), ed è per questo che tutta l’AC a livello nazionale, regionale, diocesano e parrocchiale partecipa convinta e fiduciosa alla giornata di preghiera e digiuno, indetta dalla CEI per il 5 settembre, per e con i cristiani dell’India, a sostenere il loro coraggio evangelico e ad accelerare il tempo della riconciliazione, della non violenza attiva praticata da Gandhi, della civiltà dell’amore.

Leggi i precedenti articoli della rubrica: Fatto del giorno

Il Fatto del Giorno | L'editoriale | L'intervista | Dialogando | L'aria che tira | Sul Sentiero d'Isaia