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Valori olimpici

Edo Mangiarotti ha 89 e in questi giorni è a Pechino per la sua 17.ma Olimpiade. Questa da dirigente accreditato dal Comitato Olimpico Internazionale. Nelle cinque edizioni vissute come atleta, il nostro schermidore si è guadagnato complessivamente 6 medaglie d’oro, 5 d’argento, 2 di bronzo. La prima volta fu nel 1936 a Berlino…

Io avevo 17 anni, studiavo all’Istituto radio-tecnico di Milano ed ero giovane fascista. Per prepararmi all’olimpiade senza perdere un anno intervenne anche Starace, un grande ras del regime. Una professoressa mi mandava i compiti nel ritiro azzurro. Il villaggio di Berlino era bello, c’era persino l’avveniristica tv via cavo e le nostre casette confinavano con quelle degli americani. Fu là che conobbi Owens, il campionissimo nero che avrebbe vinto quattro medaglie d’oro, e il saltatore Johnson. La nostra vittoria nella spada a squadre ci diede diritto di sedere in tribuna allo stadio proprio ai piedi del settore dei grandi gerarchi del nazismo. E io fui testimone, con i miei occhi e le mie orecchie, dell’ira di Hitler quando Owens trionfò sui 100 metri, sconfessando la proclamata superiorità della razza ariana. L’espressione esatta fu “schwein” che significa porco.

Nel periodo di guerra io ero sottotenente del 7° Fanteria. Mi tennero a Milano come istruttore: preparavo ragazzi che venivano spediti al fronte e magari non tornavano. Dopo l’8 settembre rifiutammo di consegnarci ai tedeschi. E riuscii a raggiungere la Svizzera, accompagnando anche settanta famiglie ebree. La guerra mi privò di due Olimpiadi. La prima non si scorda mai, ma la mia Olimpiade più memorabile fu quella di Helsinki nel ‘52: io oro individuale della spada, mio fratello Dario argento.

Ora volevano vietarmi di andare a Pechino, ma finché vivo non salterò un’Olimpiade…

(La Gazzetta dello Sport, p.2, 5/8/08)

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  • anno VIII, n. 3, settembre 2008

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