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Le forme della missione

di Enza Capizzi

La terza parte del documento assembleare declina quella che da sempre è la scelta fondamentale della nostra associazione: il primato della fede. È importante tenerlo ben presente, perché sia il nostro sì a Dio a dare senso, illuminare e dare sostanza al nostro sì all’uomo. Per questo leggiamo questa parte del documento come un invito concreto a tradurre in vita, personale prima e associativa poi, la nostra scelta fondamentale. La passione educativa, il tempo, la preghiera, l’esperienza e la generosità di chi condivide il sogno dell’AC, saprà adattare al passo della propria realtà locale gli input ricevuti.

Leggendo gli obiettivi prioritari che come AC ci siamo dati per questo triennio, a partire dalla condivisione tra le diocesi e dall’elaborazione assembleare, emerge chiaramente quanto ci stia a cuore l’attenzione alla persona a partire dalla dimensione più profonda e più arricchente: il suo rapporto con Dio incarnato nella storia.

Se è vero che abbiamo veduto e udito, che dall’Incontro traiamo linfa vitale e abbiamo sperimentato che quella di Dio è l’unica strada che porta alla felicità, allora vivere e custodire la fede diventa la cosa più preziosa che abbiamo e per questo la prima forma di missione; nasce così spontaneo il desiderio di raccontare al mondo questo Incontro, con le parole della vita, perché tanti possano fare questa stessa esperienza di libertà, di vita, di responsabilità che riempie di senso.

Su questo vale la pena fermarsi ed ascoltarsi per confrontarsi con se stessi prima e con i fratelli poi, per schivare la tentazione che ad aver bisogno di cura siano solo gli altri, come se noi non avessimo tempo perché occupati nelle attività…

Per impegnarsi a sostenere la fede occorre sapersi mettere in discussione, “sapere” per esperienza personale, occorre la pazienza di Dio, occorre vivere l’ascolto, la condivisione, occorre non aver paura della verità di noi stessi, e di metterci in gioco: nessuna sovrastruttura ci è chiesta, niente di artificioso dobbiamo ricercare ma solo la nostra vera, profonda identità.

Ecco allora che le modalità e gli strumenti suggeriti nel Documento acquistano senso e si intrecciano tra loro come pezzi di un puzzle organico, armonioso, “funzionale” alla vita e ai bisogni nostri e delle persone che ci camminano a fianco.

Conoscere e mettersi in ascolto di chi ha vissuto la misura alta della vita cristiana e ci dice con la forza di una vita vissuta che “ne vale la pena!” sarà allora scuola di speranza (punto a); pensare insieme a cosa può essere utile per vivere senza sconti la Parola di vita che promette la felicità qui e ora darà forma alla Regola di Vita (punto b); promuovere spazi di incontro privilegiato con Dio e la sua Parola sarà conseguenza naturale del nostro stile di vita (punto c e d); rivedere la formazione e usare bene tutti i luoghi e i tempi che l’esperienza associativa ci regala vorrà dire non dare per scontato modi di fare e proposte, ma partire sempre da un ascolto dei bisogni e delle realtà, da un’analisi profonda di cosa comunichiamo, di come lo facciamo e a chi (punto e, f, g, h, i).

Fedeli a noi stessi sulle orme del Vangelo: così si diventa cittadini degni del vangelo e…né alla fine del triennio, né alla fine della vita riceveremo un attestato di cittadinanza, ma sarà il nostro sguardo libero e felice che dirà la nostra cittadinanza e l’”efficacia” della nostra missione.

cfr. Documento assembleare n. 10 (in particolare n. 10.2)

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