Nuovi abbonamenti alla rivista Dialoghi a soli 9,00 euro!

Le forme del primo annuncio

di Alessandra Migliara*

L’evangelizzazione è certamente la vocazione primaria dell’Azione Cattolica. “L’AC – dice il Progetto Formativo - è nata per evangelizzare: l’annuncio di Cristo come l’unico Salvatore del mondo è il pensiero fisso che anima la sua preghiera, motiva la sua azione, qualifica la sua formazione; e come un tempo si è fatta carico della cura della fede di quanti avevano compiuto una scelta di vita cristiana, oggi essa intende farsi carico della non fede, o della fede incerta, di tanti.” (Pf 5.5). Anche le Linee guida per gli itinerari formativi richiamano l’attenzione su percorsi di riscoperta della fede per giovani e adulti. L’Associazione, che in passato ha già riflettuto sull’importanza del primo annuncio e sulle sue possibili forme, vuole adesso attraverso il Documento assembleare rilanciare questo impegno e provare a individuare delle strade percorribili affinché il progetto possa concretizzarsi nella vita associativa attraverso percorsi di ricerca e riscoperta della fede per tutti coloro che ne sono attualmente lontani.

Ecco dunque quali sono gli aspetti maggiormente evidenziati nel documento.

Innanzitutto, la proposta di primo annuncio non può non partire dalla “dimensione umana della vita”, cioè dalle domande di senso che abitano in ognuno di noi. E’ questo il primo terreno comune nel quale possiamo incontrare l’altro, nell’ascolto attento e nella condivisione discreta del suo mondo interiore, nel quale è già presente e viva, oppure è sopita e nascosta (ma pur sempre presente!) la ricerca di Dio. Come ci ha ricordato Luigi Alici, “ciò che conta non è catturare le persone per portarle a casa nostra, ma aiutarle umilmente a tornare, prima di tutto, a casa propria.” (Luigi Alici, Relazione alla XIII Assemblea nazionale dell’Azione Cattolica Italiana). Il Documento assembleare riconosce inoltre a colui che “riceve” il primo annuncio un ruolo assolutamente centrale, da protagonista: l’Azione Cattolica è chiamata ad essere una comunità educante “accogliente”, nella quale ognuno, pur nella sua diversità e con differenti storie personali alle spalle, può sentirsi coinvolto in un autentico processo di confronto e ricerca.

Ma per poter far questo l’Associazione deve avere “occhi e orecchi aperti sulla realtà del mondo”, un mondo in trasformazione nel quale la fede non fa più parte del patrimonio condiviso e trasmesso attraverso le generazioni e bisogna individuare nuove forme di evangelizzazione e nuovi linguaggi. In particolare il nostro compito e la nostra specificità di laici si esplicano nel “portare il Vangelo a contatto della vita” (cfr. Progetto formativo, Introduzione n. 4), cioè nel vivere nella quotidianità, negli ambienti di vita, la nostra fedeltà al Vangelo.

Vengono infine delineate delle modalità e degli strumenti concreti, i cui elementi comuni sono: un rinnovato slancio missionario, che deve esprimersi soprattutto negli ambienti di vita e attraverso progetti di solidarietà condivisi; una lettura critica alla realtà, che valorizzi le domande di vita e che comprenda il ricorso ai linguaggi della cultura; una rinnovata riflessione sui temi del primo annuncio e una più feconda circolazione di idee e di esperienze che potrebbero poi confluire in un sussidio.

* Incaricata regionale MSAC della Sicilia

cfr. Documento Assembleare n. 10.1

-->
Il Fatto del Giorno | L'editoriale | L'intervista | Dialogando | L'aria che tira | Sul Sentiero d'Isaia
    Dialoghi, la rivista: cover Dialoghi
  • anno VIII, n. 3, settembre 2008

    Un mondo da condividere

    Il mondo: una “risorsa” da custodire e da “usare” come bene comune.