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In cerca del bene comune

di Lucio Turra*

“L’Azione Cattolica vorrebbe aiutare gli italiani ad amare Dio e ad amare gli uomini [...] Essa vorrebbe essere un semplice strumento attraverso il quale i cattolici italiani siano aiutati a vivere integralmente e responsabilmente la vita della Chiesa; ed insieme a vivere con pieno rispettoso impegno cristiano la vita della comunità temporale, della convivenza civile”. (Vittorio Bachelet, Il Servizio è la gioia. Scritti associativi ed ecclesiali (1959-1973), a cura di Mario Casella, Ed.AVE, Roma, 1992, pag. 38)

Con queste parole Vittorio Bachelet ha sintetizzato, nel lontano 1964, in una dichiarazione televisiva, il compito dell’Azione Cattolica. Nello spirito di queste parole che hanno un sapore di grande attualità, l’Azione Cattolica Italiana dichiara, nel documento della XIII Assemblea Nazionale, il proprio impegno a servizio del bene comune.

L’impegno per la promozione del bene comune è innanzitutto una scelta di missionarietà per tutta l’ACI e per tutti i fedeli laici impegnati ad essere testimoni del Vangelo, ad essere “cittadini degni del Vangelo”.

E per essere davvero testimoni del Vangelo, in un mondo in continuo cambiamento, dobbiamo amare il mondo nel quale oggi ci troviamo a vivere; amare le persone che incontriamo, specie quelle più in difficoltà; amare il territorio in quanto luogo primario di una convivenza non solo civile ma conviviale.

Innanzitutto è importante cogliere dal cammino della Chiesa Italiana, dal Convegno di Verona alla Settimana Sociale, che il bene comune è quello di tutti, quello possibile. Lo stile, nel presentare i contenuti su questo ambito vasto della vita delle persone, è quello della concretezza e della quotidianità. Dall’altro la prospettiva è quella di guardare al mondo, spesso nelle sue pieghe drammatiche, problematiche e tristi, con umanità.

Oggi più che mai la priorità è quella di spendersi nella città e nella storia, come dice il documento finale, avendo cura di riferirsi a quel patrimonio unitario di valori irrinunciabili per costruire relazioni vere di rispetto reciproco, di dialogo, di affermazione della profondità di talune scelte frutto di un discernimento evangelico costante. E questo lo si fa sapendo che la scelta di spendersi per la città e la storia è prima di tutto una scelta culturale e di formazione.

Accanto a questo, l’ACI ha la responsabilità di attuare i propri impegni, offrendo un qualificato contributo al discernimento e alla manifestazione del pensiero con i linguaggi dell’oggi. Attraverso questo servizio l’ACI vuol far emergere la popolarità dell’esperienza di tanti fedeli laici credenti associati, sapendo che oggi conta molto la capacità di fare breccia nel pensiero della gente, di fare, insomma, opinione tra le gente.

*Presidente diocesano ACI di Vicenza

cfr. Documento Assembleare n. 10.3

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