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Domande di futuro

di Giovanni Morelli

Pessimisti, schiacciati sul presente e bamboccioni. Ma anche interessati alla politica, aperti al dialogo con le culture diverse, impegnati nella costruzione di una più compiuta democrazia. È questo, in sintesi, l’identikit dei giovani italiani delineato da un’indagine gallup condotta, su un campione rappresentativo di ragazzi tra i 15 e i 30 anni, per conto dell’Agenzia italiana per i giovani in preparazione alla Settimana europea della gioventù (2-9 novembre).

Analizzando con cautela i risultati delle interviste – chissà cosa avrebbero risposto ai quesiti i ragazzi delle periferie delle nostre grandi città – ci sembra che il quadro sia abbastanza vicino alla realtà. Ma desolante.

«Che futuro avrà una società senza giovani?», ci si chiede spesso e da più parti. Quale avvenire consegniamo ai nostri ragazzi eternamente in bilico tra una precarietà che annienta l’entusiasmo e lo slancio e l’energia per fare cose grandi?

Quale futuro può avere il nostro Paese se gli adulti continuano a rivendicare diritti, a difendere privilegi, a conservare posizioni mentre i nostri giovani, con lauree, master e qualifiche varie non riescono neanche a prendere il volo?

Come sarà il nostro futuro se il mettere su famiglia è diventata impresa a dir poco ardua? Quali politiche abitative sono state portate avanti negli ultimi decenni se, dati Istat alla mano, gli affitti, oggi, sono più alti del 14% e i mutui dell’8 rispetto a due anni fa? Quanti figli nasceranno se la preoccupazione di perdere il lavoro, spesso già precario, tarpa le ali all’innato desiderio di maternità e paternità dei giovani?

Quali sono, nel nostro Paese, le politiche giovanili? Davvero le uniche priorità degli italiani sono la giustizia, la sicurezza e il federalismo fiscale? In quale “luogo”, se non nello spazio politico, si immagina, si progetta e si costruisce il futuro delle giovani generazioni?

La Chiesa, con tutto il suo vasto e variegato mondo delle aggregazioni e delle associazioni, nonostante limiti e mancanze, tenta ancora di aggregare, di formare le coscienze, di responsabilizzare i giovani.

L’Azione Cattolica da 140 anni li rende protagonisti del presente, li coinvolge negli incarichi di responsabilità, li “addestra” al confronto e al dialogo, li lancia nelle sfide della Chiesa e del mondo.

C’è da preoccuparsi però se il 60% dei giovani oggetto dell’indagine sono convinti che in futuro diventerà un lusso anche dedicarsi agli altri. Che ne sarà, allora, della cura educativa, della solidarietà, della costruzione del bene comune?

Agli adulti il compito di ri-assumere con rinnovato impegno le proprie responsabilità. Ai giovani, invece, quello di rimboccarsi le maniche e di guardare avanti con fiducia e speranza, proprio come suggeriva il vescovo Tonino Bello: “Coraggio! Alzatevi e levate il capo! Muovetevi! Fate qualcosa! Il mondo cambierà. Anzi, sta già cambiando.”

Leggi i precedenti articoli della rubrica: Fatto del giorno

1 Commento a “Domande di futuro”

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