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Una (mezza) buona notizia

di Marco Iasevoli

“Ehi, stampa, dico a te… telegiornali, ci siete??? Ci sarebbe una mezza buona notizia qua fuori, volete darla???”. Almeno noi, diamola questa mezza buona notizia: la scorsa settimana è stato diffuso il tradizionale rapporto annuale sulla pena di morte, curato da “Nessuno tocchi Caino”. A leggerlo in termini assoluti ci sarebbe poco da rallegrarsi: nel 2007 le esecuzioni capitali sono state almeno 5851, oltre duecento in più rispetto al 2006. Ma, ed è la mezza buona notizia senza spazio sui media, continuano a diminuire i Pae­si che ricorrono a sentenze omicide: l’anno scorso sono stati 26, a fronte dei 49 Stati che ancora prevedono formalmente, nel loro ordinamento, la massima pena. In generale, spiega l’associazio­ne, sembrerebbe che la spin­ta abolizionista stia ottenen­do buoni risultati, specie alla luce della risoluzione Onu dello scorso dicembre - fortemente sostenuta dall’Italia - che ha chiesto la moratoria delle e­secuzioni.

Restiamo un attimo sui numeri: la maggiore quantità di con­danne a morte è trainato dal­­l’Iran, che ne ha ordinate al­meno 355 (21 impiccagioni in un solo giorno, il 5 settembre 2007), e dall’Arabia Saudita, che ha quadruplicato le sue esecuzioni (almeno 166). I due Stati hanno anche giusti­ziato, insieme, 10 minori. In o­gni caso, il Paese che più ri­corre al boia resta la Cina, con oltre 5mila morti annue. Anche se fonti ufficiose affermano che nel 2007, in vista delle Olimpiadi, ci sarebbe stato un calo del 30 per cento. Uccidono di più, come prevedibile, i regi­mi autoritari: sui 49 Stati che ammettono la massima con­danna, solo 10 sono demo­crazie. In Asia e Africa resta­no i soliti problemi: poca tra­sparenza nei dati, omicidi po­­litici, applicazione restrittiva delle norme religiose. E in Cina, Corea del nord, Iran e Vietnam non smettono di preoccupare le persecuzioni contro altri credi.
Per l’Occidente, occhi sem­pre puntati sugli Stati Uniti: nel 2007 ci sono state 42 ese­cuzioni, il numero più basso degli ultimi 13 anni. Oltreo­ceano i fatti più significativi sono stati l’adozione dell’i­niezione al posto di altri strumenti “meno umani” (sedia elettrica e similari…) e la scelta abolizio­nista del New Jersey. In Euro­pa, solo la Bielorussia conti­nua a uccidere. Il dato positi­vo è che i Paesi abolizionisti, per legge o “nei fatti”, sono ormai 148. Gli Stati che mantengo­no la pena sono invece 49, ma e­rano ben 98 nel 1994. Un calo evidente e veloce, che meriterebbe un minimo di risonanza nelle lamentazioni mediali. Ma nella provinciale italica informazione una battaglia di civiltà vale meno di uno starnuto dei Palazzi.

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  • anno VIII, n. 3, settembre 2008

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