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Memoria quotidiana, non straordinaria

di Andrea Iurato

19 luglio 2008. Per la sedicesima volta l’Italia ha ricordato i morti di via D’Amelio: il giudice Paolo Borsellino e gli agenti di scorta Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Eddie Cosina e Claudio Traina.

Sarebbe molto formativo andare a riprendere tutte le prime pagine, gli speciali tv, le interviste, le promesse che in sedici anniversari sono stati collezionati. Ci renderemmo conto che le parole danno speranza, ma sono rapide ad ucciderla quando il tempo ne svela la falsità o la vacuità. Perchè la memoria ha un costo che è difficile da comprendere e da accettare. Il costo non è il dolore di ritornare col ricordo al passato. E’ il giudicare quanto di quel passato sia stato svuotato ed ucciso nel presente e quanto invece valorizzato, reso fecondo nel presente e speranza per il futuro.

Quest’anno ricorre anche il 26° anniversario dell’approvazione della legge 646/82 “Rognoni-La Torre” con la quale per la prima volta venne introdotto nel nostro ordinamento il reato di “associazione di tipo mafioso”. Non si può dire che sia stato fatto poco. L’associazionismo mafioso è ormai quasi unanimemente riconosciuto, almeno formalmente, nelle istituzioni e nella società civile come pratica da condannare e combattere, giudizio non scontato fino ad un passato non remoto. La memoria e l’esempio di tanti servitori dello Stato hanno contribuito a formare una coscienza che, se non si può definire ancora comune nè tantomeno consolidata, credo non sia irragionevole affermare che continua con tenacia a farsi strada nelle istituzioni e nella coscienza dei cittadini. La coscienza ha sviluppato anche la competenza e quindi l’affinarsi degli strumenti giuridici e tecnici che hanno permesso di raggiungere notevoli risultati nella lotta dello Stato contro l’”anti-Stato”.

E’ preoccupante però osservare come la società civile oggi in Italia viaggi ad una velocità molto superiore rispetto a quello dello Stato. Ad un incredibile e gioioso fiorire di reti e movimenti che con serietà e competenza promuovono la cultura e la morale della legalità, fa contrasto uno Stato troppo lento e inefficiente nel progettare risposte credibili. La lotta alla mafia non ha bisogno solo di leggi ad hoc, non ha bisogno dell’emergenza, nè tantomeno dell’eccezionalità degli interventi. Ha bisogno di uno Stato che funzioni nell’ordinarietà delle sue funzioni. Nella politica, nella giustizia, nella formazione dei cittadini. In uno Stato dove la politica è lontana dai cittadini, dove la giustizia è palesemente inefficiente, dove il sistema scolastico e universitario è al collasso, la mafia trova terreno fertile per crescere. Il vuoto lasciato dallo Stato è subito occupato da varie forme di “anti-Stato” tra cui la criminalità organizzata.

La Chiesa italiana, per mezzo di tanti suoi figli, in questi anni ha dato un contributo determinante in questo. Contributo di vite, ricordiamo tra gli altri don Puglisi e don Diana, ma anche contributo di idee, lavoro, formazione che animano sempre di più associazioni e movimenti laicali come l’Azione Cattolica, la FUCI, le ACLI e tanti altri. Coltivare questa coscienza è affermazione di libertà e dignità, costruzione di speranza, quindi servizio nel Vangelo.

Costruire un cambiamento quindi, significa sin da oggi fare la raccolta differenziata nelle case e nelle parrocchie, perchè il malaffare dei rifiuti abbia sempre meno complici fra noi. Significa onorare il proprio lavoro nell’onestà, dagli alti pubblici uffici alle quotidiane mansioni di operaio. Significa educare ai valori dell’onestà e della solidarietà nelle scuole, nelle università, nelle parrocchie, nelle famiglie. Significa cioè rendersi conto, agendo di conseguenza, che il germe della mafia spesso vive in noi, trae forza da ognuno di noi. Conta poco che si chiami mafia, corruzione o semplice indifferenza.

“Beato quel Paese che non ha bisogno di eroi” diceva Brecht. Da parte nostra siamo chiamati ad onorare la memoria di chi ricordiamo in questi giorni con un impegno che sia straordinario nella sua quotidianità, che sia seme di un cambiamento pur lento e silenzioso, ma costante e tenace nella nostra coscienza, nella nostra vita, in questo mondo che ogni giorno si costruisce anche a partire da noi. Perchè di eroi da piangere in Italia ci sia sempre meno bisogno.

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