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Il primato della fede

di Valentina Soncini*

Dopo aver tracciato il quadro storico ed ecclesiale entro il quale accade la nostra XIII Assemblea, il documento si appresta a tracciare le linee guida del triennio ora iniziato.

Un primo orientamento non ovvio, è la sottolineatura del “primato della fede”. Se il termine ha un significato, “primato” sta a indicare ciò che “viene prima”, “innanzitutto”, per dare forma, indirizzo, senso a ciò che viene dopo. Sottolineare il “primato della fede” non significa anteporre un capitoletto di apertura ideale, per poi occuparsi delle “cose” pratiche, cioè le forme della missione, ma vuol dire scegliere di ripartire dalla centralità di Gesù, principio e fondamento di ogni altra scelta, punto mai acquisito una volta per tutte, motivo di desiderio, di ricerca, di lotta, di attrazione e di conversione. La fede è e vuole essere un fondamento vitale, vitalizzante. In un contesto secolarizzato da un lato, animato da una pluralità di linguaggi religiosi dall’altro, è rischioso dare per scontato questo punto. Anzi, proprio l’indifferenza e la confusione, che impalpabilmente ci distraggono e ci sottraggono al rapporto con Dio, motivano ancor di più una scelta personale di adesione al Vangelo. Tutta la vita associativa può e vuole essere una continua educazione al primato del Vangelo, a una vita spirituale intensa, personale, profonda, come fonte zampillante nel cuore nelle nostre iniziative.

Il documento declina subito il primato della fede nel rilancio della “scelta religiosa”, a favore del Paese e della Chiesa, aperta alla storia e insieme alla trascendenza. Questi termini richiamano la notissima Lettera a Diogneto, e la doppia fedeltà dei cristiani a Dio e alla storia di tutti. Il titolo dell’assemblea “Cittadini degni del Vangelo” riduce lo spazio di una doppia cittadinanza, indicando il movimento della scelta religiosa “solo” in un doppio passo: verso Dio e verso la responsabilità della testimonianza. Questa maggiore unità lascia ancor meglio trasparire l’originalità della fede cristiana: vera apertura al Dio della storia e insieme via per una incarnazione senza sconti nella vicenda umana.

La spiritualità che ne viene, se vissuta con fedeltà, mostra di saper reggere il doppio movimento che insieme apre alla infinita misura dell’amore di Dio e, senza separazione e senza confusione, senza esasperazioni laiciste e senza cedimenti alla “religione civile”, consegna il credente a una vicenda finita, particolare, caratterizzata da sue leggi e da una sua giusta autonomia.

Questo doppio movimento risulta essere in profonda sintonia con la tensione spirituale che anima la Chiesa stessa, continuazione della stessa missione di Cristo nella storia, realtà mistica, e insieme realtà sociale, edificata al modo degli uomini diversi tra loro in ogni epoca. La Chiesa per camminare nella storia ha bisogno di non perdere nessuna di queste due dimensioni. L’AC, vivendole con fedeltà, può continuare ad essere, come auspicava il Card. Bagnasco nel suo scritto all’AC, “una forza viva, che, mentre accompagna il cammino quotidiano delle comunità, sperimenta vie nuove e non cessa di unire il pensiero all’azione.”

*Presidente diocesano AC di Milano, Componente della Commissione per il Documento della XIII Assemblea Nazionale ACI

cfr. Documento Assembleare n. 3-4-5

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