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La sicurezza degli insicuri

di Cristiano Nervegna

L’adozione del pacchetto sicurezza da parte del Governo impone una riflessione ed un’attenzione da parte di tutti, soprattutto dei movimenti e delle associazioni che operano ogni giorno a contatto con tali fenomeni sociali.

L’accoglienza fa parte del nostro Dna ed è una valore, ne sono convinto, in grado di costruire vera sicurezza soprattutto quando la società in cui viviamo mostra maggiori segni d’insicurezza. L’“emergenza immigrazione” appare, infatti, soprattutto come un disagio della società italiana, con una forte crisi d’identità e valori che fa scaturire paure sempre nuove. Ha scritto il card. Bagnasco nella recente prolusione all’Assemblea dei vescovi: «(…) c’è infatti un’insicurezza esterna e ambientale, legata ai movimenti delle persone come all’esposizione delle abitazioni; ma c’è anche un’insicurezza sui valori che devono interiormente rassicurare le persone, e renderle più salde».

Sono convinto che sia in questa constatazione l’origine di tutto ma, a conferma della disponibilità a guardare con realismo tali situazioni e avendo come obiettivo l’effettiva soluzione degli stessi, appare evidente che:

  • per quanto concerne l’ipotesi di prevedere il reato di immigrazione clandestina essa appare una misura sproporzionata che non risolve la spinta migratoria ed accresce altri problemi di natura giudiziaria e carceraria;
  • la previsione, poi, di allungare il periodo di trattenimento nei Cpt (ora Centri di identificazione ed espulsione) fino a 18 mesi, appare dispendioso sia in termini economici che per le finalità dei Centri stessi, che dovrebbero consentire l’individuazione e il successivo rimpatrio dei cittadini stranieri irregolari;
  • l’ipotesi di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina consistente nella «cessione a titolo oneroso di un immobile a un cittadino straniero irregolarmente soggiornante nel territorio dello Stato», con una pena da 6 mesi a tre anni, è una misura che non contrasta il fenomeno del mercato nero degli affitti, tentando di punire la semplice cessione a titolo oneroso, senza verificarne l’eventuale sproporzione rispetto al mercato e senza decretare concretamente le ipotesi di ricaduta nel reato (uno straniero potrebbe avere una casa in affitto perché regolare, ma poi nel momento in cui diviene irregolare il fatto potrebbe ricadere sull’affittuario o proprietario con gravi conseguenze);
  • la revisione, in senso restrittivo, dell’istituto del ricongiungimento famigliare è un errore, sia perché illegittima rispetto ad una direttiva europea che ha già determinato la modifica della legge Bossi-Fini, ma anche perché la famiglia costituisce il nucleo fondamentale e primario di ogni società;
  • il rafforzamento dei rapporti internazionali con i Paesi d’origine potrebbe dare risultati migliori rispetto al controllo dei confini marittimi. Anche per il ruolo politico che l’Italia può svolgere nel Mediterraneo.

Se l’immigrazione è necessaria al nostro Paese, (http://www.azionecattolica.it/aci/MLAC/news/I-migranti-in-Italia-indagine-gruppo-Abele.pdf), non possiamo non ripartire dal basso, coinvolgendo tutte le agenzie educative del territorio e favorendo la promozione e la crescita di una cultura dell’integrazione e dell’intercultura.

Appare, così, fondamentale non inasprire ulteriormente il clima di sfiducia reciproca ad iniziare dai centri urbani e dalle comunità locali. Dobbiamo cercare soluzioni concrete e plausibili coinvolgendo tutte le realtà operanti sui territori e i soggetti sociali impegnati nella lotta alla marginalità, promuovendo progetti d’inclusione sociale e integrazione culturale.

Perché sempre più l’altro, come risorsa, è la nostra sicurezza. L’altro, realisticamente, è il nostro futuro. L’altro, come fratello, è la nostra idea di sviluppo. L’altro è davvero l’orizzonte della nostra fede!

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  • anno VIII, n. 3, settembre 2008

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