L’insostenibile leggerezza del media
di Marco Ferrando
Nomadi negli affetti, nei valori, nelle passioni. E ora – si apprende leggendo il settimo “Rapporto sulla comunicazione” realizzato da Censis e Ucsi – anche nel loro rapporto con i mass media. Ormai è una vera e propria sindrome da nomadismo diffuso quella che affligge i giovani italiani: di qualunque cosa si tratti, ai legami solidi preferiscono quelli molli e temporanei, che possono essere sciolti in un attimo.
C’è da fidarsi del cliché? In effetti, ci sono molti elementi sotto gli occhi di tutti che vanno in questa direzione, insieme a una considerazione banale: quando il provvisorio dilaga, passa la voglia di giurare fedeltà a questo o quello. In fondo, qualche ulteriore conferma arriva anche dal “Rapporto sulla comunicazione”, al quale va il merito di quantificare fenomeni già ben noti più che di rivelarne di nuovi. Per esempio: in Italia il 97,2% dei giovani possiede almeno un telefono cellulare, mentre l’uso del web tra il 2003 e il 2007 - si legge - è passato dal 61% all’83%, se si considera una media di uno o due contatti alla settimana. L’utilizzo abituale di questo mezzo (almeno tre volte alla settimana), invece, è balzato dal 39,8% al 73,8%. Radio e tv restano le amiche migliori, anche se si registra un recupero della prima (gli ascoltatori salgono dall’82,8% all’86,5% dell’intero pubblico giovanile) sulla seconda, con i tele-dipendenti che scendono dal 94,9% all’87,9%.
Complice la free press, il 77,7% dei giovani legge un quotidiano una o due volte alla settimana, con un incremento di quasi otto punti percentuali rispetto al 2003 (69,9). Non solo: il 57,8% arriva a leggere almeno tre quotidiani alla settimana.
Fin qui niente di nuovo, se non l’ennesima conferma della capacità dei giovani di seguire con i propri gusti l’evoluzione del mercato dell’informazione. Quello che stupisce, invece, è il gradimento crescente della lettura: sei ragazzi su dieci nell’ultimo anno hanno letto almeno tre libri (esclusi quelli scolastici), facendo meglio dei coetanei francesi e spagnoli. Questa sì che è una novità, di quelle che fanno riflettere. Perché aiutano a spostare l’attenzione dal piano della domanda (o in questo caso del «consumo» di mezzi di informazione) a quello dell’offerta, e a chiedersi se quel nomadismo diffuso sia causa o conseguenza del mercato dell’informazione. Di solito, si considera che il successo di Sms, Internet, Blog e quant’altro non siano altro che il frutto di una società sempre più veloce, che chiede di sapere-dire-comunicare sempre più in fretta. Può darsi. Ma può anche valere il contrario: la vita accelera perché siamo circondati da massmedia che ci assediano e ci tengono il tempo: basta non rispondere a un Sms, non aggiornare il Blog, non ascoltare l’ultimo Fiorello e ci si ritrova irrimediabilmente indietro. La questione è complessa, meglio evitare conclusioni affrettate. Ma il ritorno di fiamma dei libri apre un varco, e autorizza a pensare che sul nomadismo, in fondo, si può anche vincere.