In Politica da cristiani
“Escludere cose mediocri, per fare posto a cose più grandi”… questa espressione di Aldo Moro mi ha guidato nella realizzazione di questo contributo.
1. Laicità e laicismo
Gli interventi di Benedetto XVI e del Cardinal Camillo Ruini in materia di famiglia, bioetica e morale hanno creato nel nostro Paese un allarme da parte di chi vede in questi pronunciamenti un attentato alla laicità dello Stato. Le infastidite polemiche, spesso malcelate da odio contro la Chiesa, che sono seguite alla cosiddetta ingerenza del Vaticano nella vita dello Stato, hanno portato ad aprire discussioni sui termini “laico” e “laicista”.
Il primo si riferisce ad uno Stato in cui le due sfere – quella religiosa e quella civile – sono ben distinte, anche se tra loro è auspicabile una collaborazione che porti ad un punto d’incontro tra l’impegno della società civile e il servizio della Chiesa.
L’opposto termine “laicista” è ormai entrato nell’uso corrente per indicare uno Stato che non sostiene solo la talvolta esasperata separazione tra Stato e Chiesa, ma che quasi ritiene suo compito quello di promuovere, se non l’ateismo, l’agnosticismo verso qualsiasi fede religiosa, non riconoscendo il valore di alcuna religione nella promozione dell’uomo.
Per molti, “laicità” significa azzeramento di tutto ciò che fa parte della storia di un popolo, dell’identità di una comunità, delle tradizioni. C’è una laicità distorta che giunge al punto di bandire dalle scuole anche il presepe – un segno così semplice e povero ma ricco di spessore culturale forte e profondo – o un canto di Natale. Questa “laicità” è molto triste e culturalmente debole e rischia di travolgere a poco a poco ogni profondo significato.
2. Dare un’anima etica alla vita democratica
Il primo compito dei cristiani — dice la Congregazione per la Dottrina della Fede nella Nota dottrinale circa alcune questioni riguardanti l’impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica del 2003 — è dare un’anima etica alla vita democratica. Il punto debole della cultura politica dominante sta nell’intreccio tra democrazia e relativismo etico, per cui le differenti opinioni politiche, culturali, morali e religiose sono ritenute tutte dello stesso valore e ugualmente legittime, mentre la libertà è intesa come la possibilità di fare e scegliere ciò che più aggrada con l’unico limite del rispetto della libertà altrui. La Nota prende chiaramente le distanze da questa concezione di democrazia permissiva e individualistica, e ribadisce che «la libertà politica non è né può essere fondata sull’idea relativista che tutte le concezioni sul bene dell’uomo hanno la stessa verità e lo stesso valore» (n. 3). Pertanto non è esagerato concludere che oggi la «questione democratica» è essenzialmente una «questione morale».
In sostanza, la Nota accusa la cultura neoliberista egemone di non rispettare la dignità trascendente della persona e di minare alla radice la stessa vita democratica, privandola di punti sicuri di riferimento.
3. Un credente deve intervenire in politica?
Nel suo discorso al convegno ecclesiale di Palermo del 1995, Giovanni Paolo II è stato chiaro ed esplicito al riguardo: «La Chiesa non deve e non intende coinvolgersi con alcuna scelta di schieramento politico o di partito, come del resto non esprime preferenze per l’una o l’altra soluzione istituzionale o costituzionale che sia rispettosa dell’autentica democrazia».
Si tratta, quindi, per la Chiesa, di tacere su quanto riguarda le scelte immediate di schieramenti, e di intervenire sui principi etici, che reggono le scelte politiche per illuminare coloro che “si giocano” in politica da credenti. Quando i vescovi si esprimono pubblicamente, lo fanno per difendere principi etici, non per indicare soluzioni pratiche o indirizzi politici.
Sono i laici cristiani a doversi esprimere secondo la loro coscienza e competenza, non limitando il loro impegno solo all’ambito sociale o caritativo, ma entrando in politica.
Papa Paolo VI, nella lettera Octogesima Adveniens del 1971, scriveva: «Il cristiano ha l’obbligo di partecipare all’organizzazione e alla vita della società politica»; e aggiungeva: «La politica è una maniera esigente - ma non la sola- di vivere l’impegno cristiano a servizio degli altri».
4. Non solo principi
Non possiamo dimenticare che l’attività politica non è mera dichiarazione di valori etico-politici astratti. Essa mira piuttosto «alla realizzazione estremamente concreta del vero bene umano e sociale in un contesto storico, geografico, economico, tecnologico e culturale ben determinato». A questo livello di concretezza esiste un legittimo pluralismo politico dei cittadini cattolici. È diritto e dovere della Chiesa pronunciare giudizi morali su realtà temporali quando ciò sia richiesto dalla fede o dalla morale, ma esula dalla sua missione individuare e suggerire proposte concrete, e meno ancora proposte uniche vincolanti, per problemi che secondo la coscienza cristiana ammettono diverse soluzioni (cfr Nota, n. 3). Proporre e prendere le opzioni che si ritengono più adeguate per il bene comune è compito e responsabilità specifica di tutti coloro che sono propriamente soggetti attivi della politica: i cittadini credenti e non credenti, i partiti, le istituzioni, i governanti.
Il pluralismo politico nulla ha a che vedere con il relativismo o pluralismo etico, per il quale ogni concezione sul bene dell’uomo vale quanto qualsiasi altra (cfr Nota, nn. 2-3).
Neppure può essere invocato legittimamente a proposito di comportamenti o strategie politiche (aborto, distruzione di embrioni umani, ecc.) che si oppongono in modo frontale a esigenze essenziali del bene comune (cfr Nota, n. 4).
I laici cattolici impegnati in politica, a qualsiasi schieramento essi appartengono, hanno il compito di confrontarsi su questi problemi. L’auspicio è che si trovi una sede d’incontro, un pensatoio creativo, un forum in grado di discutere sui perenni valori e sui principi democratici che vanno ricordati, difesi ed alimentati nell’interesse di tutti.
*Cenni biografici dell’autore
Classe 1971, sposato dal 1999 e padre di due bimbi: Chiara di 7 anni e Samuele di pochi mesi. Dopo il diploma di Laurea in Teologia, ho conseguito la Laurea in Scienze dell’Educazione. Iscritto all’Ordine dei Giornalisti, attualmente sono consulente commerciale nell’ambito della formazione post-laurea.