Fede e società politica
Una concezione vede possibile la conciliazione tra filosofia e religione, così come ad esempio sostiene Averroè, il pensatore arabo nato in Andalusia nel 1126, che fu anche medico, matematico e maestro della legge islamica. La filosofia nella sua visione è amica della religione, anzi “sua sorella di latte”. È interessante notare come nel Concilio Vaticano I 1869-70 si è ripreso quasi la stessa espressione. Ragione e fede sono due sorelle, due fonti dell’unica verità che è in Dio. Lo dice con grande freschezza il padre gesuita Samir Khalil Samir, direttore del Centro di Documentazione e di ricerche arabo-cristiane di Beirut, profondo conoscitore del mondo islamico. Se manca l’istruzione, ci si affida a dei mediatori, a delle guide che decidono per gli altri.
L’Occidente ha vissuto una lunga stagione di conflitto, che ha portato anche a chiarificazioni reciproche e a indubbi guadagni in termini di laicità della politica e di autonomia della religione. Ma non in tutti i settori e non in tutti i luoghi tali guadagni sono consolidati e visibili. Lo si è visto con chiarezza nel recente viaggio di Benedetto XVI negli Usa.
Il presidente americano si è rivolto al papa parlando degli Usa come di una “nazione pienamente moderna, ma guidata da verità antiche ed eterne”. La vita umana “è tutta sacra”.
Intanto il numero dei soldati americani morti in Iraq è ormai il doppio di quello delle Torri Gemelle, mentre nessuno sa esattamente il numero dei morti civili. E i soldati che comunque tornano per la maggior parte, anche se non feriti nel fisico, lo sono nell’anima – spesso con turbe psichiche gravissime.
Negli stessi giorni della visita del papa, la Corte Suprema (nove giudici, cinque dei quali cattolici) dichiarava di nuovo legale la pena di morte tramite iniezione letale, mentre i sondaggi dichiaravano che la maggioranza degli americani considera positivo mandare a scuola i ragazzi armati.