È l’ora dei laici
Genova, diocesi così varia e così complessa, dove troviamo affascinanti borghi marinari e periferie ferite da irrazionali casermoni, campagne con vigneti di pregio e vicoli maleodoranti: questi sono i territori che stiamo imparando a conoscere, sempre attenti agli ambienti, alle persone, per portare loro non una pacca sulla spalla, ma la speranza che viene da Cristo risorto.
È per questo che l’Ac di Genova si è data due impegni essenziali:
- essere capaci, negli ambiti propri di noi laici, quelli che ogni giorno frequentiamo e dove incontriamo altre persone, di offrire una testimonianza credibile, che parte da una spiritualità profonda propria di chi “pone lo sguardo fisso su Gesù”;
- essere in mezzo alla gente per capire il mondo di oggi, sapendo cogliere le istanze che nascono dalle povertà odierne, causate da mancanza di affetti, dalla solitudine, dall’emarginazione, dalle difficoltà economiche. Essere in mezzo alla gente portatori della speranza cristiana fondata sulle certezze della fede.
La sfida da raccogliere, sia nelle comunità parrocchiali che nella società civile, è quella di diventare protagonisti, pronti ad assumere responsabilità, capaci di iniziativa e di valutazioni, perché non possiamo delegare ad altri ciò che ci compete, affinchè ci riconoscano dalle opere che compiamo, perseverando “nella pratica della fede sino alla fine”.
In questo contesto siamo consci delle sfide che deve affrontare la Chiesa oggi, ed in particolare la Chiesa genovese, ma siamo consapevoli altresì che questa è la nostra ora.
È l’ora dei laici, come ci ha sollecitato il Convegno Ecclesiale di Verona, chiedendo di rilanciare il nostro impegno ecclesiale e secolare, senza il quale il fermento del Vangelo non può giungere nei contesti della vita quotidiana, né penetrare quegli ambienti più fortemente segnati dal processo di secolarizzazione.
Siamo in un mondo dove sempre più si assiste all’effetto “banalizzazione” che fa esaltare ciò che soddisfa e screditare ciò che è impegno, e dove, come ci è stato ricordato durante il convegno di Verona, “sempre più la vita è vissuta come realtà dell’io individuale, senza spazio per l’incontro con l’altro”.
Ma, per essere credibili al mondo, dobbiamo anche saper lavorare insieme senza pregiudizi tra noi, senza condizionamenti, rispettando i doni e i carismi di ognuno (persona, aggregazione, comunità) per la costruzione di quella “comunione ecclesiale” in cui il rispetto della dignità umana e dei diritti inviolabili di ogni persona, in tutte le fasi della vita, sono al primo posto.
Ci viene chiesto di non mascherarci, di essere noi stessi, consapevoli dei doni che il Signore ci ha fatto, e di cui a lui, e solo a lui, dobbiamo dare conto.
Con umiltà, consapevoli che ad ognuno di noi è stato donato un patrimonio, a chi uno a chi tre a chi cinque, ma non importa il quanto. L’importante è che facciamo fruttare ciò che abbiamo, non abbandonandoci al “io cosa posso fare, tanto non cambia niente”: abbiamo tanto da dire e tanto da fare in tutti i campi.
“Il bene comune – dice la Gaudium et spes – è l’insieme di quelle condizioni della vita sociale che permettono ai gruppi, come ai singoli membri, di raggiungere la propria perfezione più pienamente e più speditamente”
Noi siamo chiamati a far sì che questo possa essere messo in pratica.
Siamo invitati ad assumere stili di vita attraverso i quali possiamo comunicare e costruire relazioni umane intense, profonde e curate sapendo essere capaci di ascolto, di condivisione, di annuncio, di carità e di servizio offrendo gratuitamente ciò che ci è stato donato.
In questa prospettiva è centrale il ruolo della formazione, per questo intendiamo proporre cammini che aiutino ragazzi, giovani, adulti a crescere sempre più nella fede e sappiano assumere una personalità forte e critica; poi ognuno deciderà come utilizzare ciò che ha scoperto, chi verso i più piccoli, chi nell’ambito proprio di vita quotidiana (scuola, lavoro, tempo libero, sport, sociale), chi nell’assumere responsabilità civili.
C’è un futuro per l’Azione Cattolica. C’è un futuro che poggia, qui a Genova, su persone capaci di spendersi con generosità per la Chiesa.
*Presidente diocesano 2005-2008 ACI di Genova