Dopo la “tappa” elettorale
di Gianni Borsa*
Le votazioni 2008 sono alle spalle, le istituzioni neoelette – centrali e locali – possono riprendere l’attività politica, mentre già i cittadini sono tornati, dopo i commenti di rito, alla quotidianità, vissuta tra casa, lavoro, tempo libero, tv e amicizie, belle notizie e malattie, impegni sociali, sportivi, ecclesiali… Una tornata elettorale non è mai un traguardo o un punto di non ritorno, semmai è una tappa, essenziale, del processo democratico di ogni Paese.
In Italia le elezioni 2008 hanno decretato con chiarezza vincitori e vinti. A Silvio Berlusconi e ai suoi alleati spetta la responsabilità – e l’onore – di guidare la Nazione in un frangente delicato sotto il profilo economico e sociale, dove non mancano pressioni internazionali e sfide globali sempre nuove. Pdl e Lega Nord hanno solidi numeri parlamentari per governare e le promesse della campagna elettorale ora vanno mantenute: tutti ricordano la questione dei rifiuti a Napoli, la situazione dell’Alitalia e della Malpensa, l’abolizione dell’Ici, la riforma elettorale. Pochi punti per dare subito una nota di credibilità all’Esecutivo. Poi arriveranno le sfide di lungo periodo: il rilancio dell’economia e della produttività del lavoro, una politica di sostegno alle famiglie (evitando di limitarsi a già sperimentati e poco incisivi bonus una tantum), le misure a favore delle persone povere o disagiate, il rilancio delle infrastrutture, maggiori investimenti su ricerca e innovazione, l’affidabilità internazionale…
In cinque anni si possono realizzare tante buone riforme: si tratta di partire con il piede giusto. Il che implica la volontà di coinvolgere in questo percorso i rappresentanti delle minoranze, per scelte condivise e di maggior respiro.
Alle forze politiche uscite ridimensionate (in qualche caso pressoché cancellate) dal voto popolare toccano altre responsabilità. Oltre a svolgere con “coscienza nazionale” il ruolo di opposizione costruttiva, vanno fatti i conti con la sconfitta, domandandosi come mai in meno di due anni sia stato possibile erodere il patrimonio di credibilità costruito fino al 2006, a suo tempo premiato dagli stessi elettori e sciupato in un ristretto lasso di tempo.
A ciascuno il suo, dunque. Purché tutti i partiti e i leader abbiano ben chiaro che il loro ruolo è, in via definitiva, non quello di fare incetta di poltrone o di spartirsi il potere, bensì quello di servire i cittadini italiani e la società civile nelle sue molteplici forme ed espressioni.
Nel documento diffuso in vista del 13 e 14 aprile, l’Azione cattolica italiana aveva tratteggiato alcuni temi-chiave per una “buona politica” post-elettorale. Anticipando gli esiti delle urne, che hanno drasticamente ridotto il numero delle sigle presenti a “palazzo”, si affermava: «Nel passaggio a un sistema bipolare, anziché diminuire aumenta la necessità di riconoscersi in un patrimonio di valori condivisi, contenuti per altro nella Carta Costituzionale, che devono essere fatti propri da tutte le forze politiche». Il reciproco riconoscimento e la condivisione di irrinunciabili valori di fondo (vita, famiglia, pace, lavoro, solidarietà, apertura al mondo…) possono essere collocati ai blocchi di partenza della nuova legislatura.
*direttore Segno