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Con fede, al servizio del bene comune

Intervista a L. Alici (di M. Muolo)

«Un evento provvidenziale». In un’intervista al quotidiano Avvenire, Luigi Alici, presidente nazionale dell’Ac, così definisce la coincidenza tra le celebrazioni del 140° di fondazione e la XIII Assemblea nazionale della più antica tra le aggregazioni ecclesiali italiane. «Provvidenziale», spiega ormai quasi alla vigilia dell’appuntamento dei primi di maggio, «perché ci ha permesso di rileggere la nostra storia e di progettare il futuro. Ci consentirà inoltre di incontrare il Papa e di riscoprire quelle figure di santità che hanno accompagnato i 140 anni di vita associativa».

Qual è il punto focale della prossima Assemblea?

Molto viene spiegato dal tema, che ha davvero una valenza programmatica. Cittadini degni del Vangelo. Se poi lo si legge insieme con il sottotitolo, che è tratto dall’Apostolicam Actuositatem, e cioè «Ministri della sapienza cristiana per un mondo più umano», si ha chiara la percezione di quello che l’Associazione vuole fare. Ripensare la propria storia, per cercare nel tesoro del passato (comprese le testimonianze di santità) il proprio futuro».

Come giunge l’Azione cattolica a questa Assemblea?

Le assemblee diocesane hanno confermato la linea che confluirà nel documento assembleare. In primo luogo l’impegno a vivere la fedeltà alla propria storia e quindi anche a quella che solitamente si chiama la «scelta religiosa» come un doppio passo avanti. Da un lato promuovendo il primato della fede e la capacità di vivere la sequela del Signore in maniera integrale. Dall’altro non riducendo, ma anzi semmai aumentando la responsabilità dei laici nei confronti della storia e in favore del bene comune. Di qui due scelte strategiche per i prossimi anni: un impegno di evangelizzazione, soprattutto in quegli ambiti in cui è indispensabile attivare esperienze di ricerca e di riscoperta della fede; e uno spendersi, anche alla luce della dottrina sociale della Chiesa, per rimettere al centro della vita civile, sociale e anche politica quei valori irrinunciabili che precedono la dialettica democratica.

Se ne parla anche nel vostro «Manifesto al Paese».

Sì, questo è esattamente lo spirito del Manifesto che abbiamo consegnato il 2 aprile scorso anche al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ricevendo il suo apprezzamento. Lì si è sottolineato come abbiamo scritto anche in un altro documento nell’imminenza delle elezioni – che il passaggio al sistema bipolare aumenta anziché ridurre la necessità di convenire su un paniere di beni irrinunciabili.

È dunque ancora valida per l’Ac la scelta religiosa?

Sì, ma forse dovremmo parlare di primato della fede e impegno per il bene comune. L’Ac vuole mettersi in un atteggiamento di contemplazione che la purifichi e la faccia convenire sull’essenziale. Da questa purificazione dell’incontro con il Signore deriva certamente anche una purificazione dello sguardo nei confronti dell’impegno sociale e politico. In particolare la promozione del bene comune non è qualcosa che si aggiunge alla scelta religiosa, ma ne è parte integrante.

Lei accennava prima alle figure di santità che hanno accompagnato i 140 anni di vita associativa. Quale eredità deriva dal loro esempio?

È uno degli aspetti cui teniamo maggiormente. Queste figure accompagneranno il grande incontro del 4 maggio in piazza San Pietro con Benedetto XVI. I sei santi, i venti beati e circa una ventina di venerabili legati all’Ac saranno idealmente presenti in quella occasione, rappresentando in un certo senso l’onda lunga di santità che consente all’associazione di guardare avanti. Inoltre, poiché sono imminenti alcune beatificazioni importanti, l’itinerario di riscoperta non si fermerà qui.

In che senso?

Il 140° della fondazione rappresenta certamente un punto di arrivo, ma anche un nuovo punto di partenza, poiché aprirà un anno straordinario dedicato alla santità, che ci auguriamo possa essere illuminato da altri riconoscimenti ufficiali della santità da parte della Chiesa.

Si può già tentare un bilancio di questo importante anniversario?

Sì, e penso che sia positivo. Nelle associazioni diocesane sono stati organizzati alcuni eventi pubblici di grande partecipazione popolare. Le due iniziative nazionali che si sono svolte rispettivamente a Castel San Pietro sulla scelta religiosa e a Viterbo sull’importanza degli archivi diocesani hanno poi prodotto un effetto a cascata anche a livello locale. Ad esempio in molte associazioni diocesane si sta procedendo a un riordino degli archivi diocesani dell’Ac e questo è certamente un elemento positivo. Altro dato da sottolineare è la realizzazione di un videodocumentario di 80 minuti sui 140 di storia dell’Ac, che verrà distribuito nei prossimi giorni e che auspichiamo possa essere oggetto di trasmissioni televisive. Si tratta di un video che contiene filmati anche inediti e che sussidierà ulteriormente l’attenzione storica, tanto utile in un’epoca schiacciata sul presente, come la nostra.

L’Ac si sta preparando anche all’incontro con Benedetto XVI. Qual è il legame che lega l’Associazione al Papa e ai vescovi?

L’Azione cattolica ha nel suo stesso dna, dunque fin dalla nascita, un legame speciale con il Successore di Pietro. Legame che verrà rafforzato dall’incontro del 4 maggio, che tutti noi attendiamo con grande gioia, per essere confermati nella fede. Allo stesso tempo, nel corso di questi 140 anni, l’Ac ha trovato nella dedicazione alla Chiesa particolare la sua vocazione più specifica. E quindi anche per il futuro siamo chiamati a tenere insieme dimensione universale e locale.

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  • anno VIII, n. 3, settembre 2008

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