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Con coraggio e fedeltà

di Paolo Criveller*

Il cammino associativo dell’Azione Cattolica della diocesi di Treviso è partito tre anni fa da una esigenza: fare nostro a livello di vita vissuta dei soci, dei responsabili, delle nostre associazioni parrocchiali, quanto era stato elaborato a livello nazionale per rinnovare la vita dell’Azione Cattolica e che si era concretizzato nel rinnovo dello Statuto, nel nuovo Progetto formativo, e nello straordinario pellegrinaggio a Loreto nel 2004 con le tre consegne affidate all’associazione da Giovanni Paolo II.

L’Azione Cattolica italiana aveva rinnovato la coscienza della propria identità, riaffermando il primato dell’esperienza spirituale che ci fa essere discepoli del Signore (contemplazione); la dimensione ecclesiale con una più esplicita affermazione della diocesanità dell’associazione (comunione); e la riproposta dell’esperienza associativa che ci accompagna nel cammino dietro al Signore Gesù con una esperienza per se stessa capace di essere segno evangelico nel nostro tempo (missione).

Sentivamo necessario che tutto questo fosse condiviso in diocesi e nelle parrocchie per poter ridare nuova energia e nuovo vigore alla nostra vita associativa. Abbiamo scelto di percorrere il cammino del rinnovamento senza fretta ed ecco che allora il triennio ha avuto come obiettivo, a partire dallo Statuto rinnovato, il rinnovamento della nostra vita associativa, riscoprendo la nostra identità e il nostro stesso costituirci in associazione, mettendo in evidenza alcune dimensioni:
a. – la dimensione unitaria dell’associazione, e il suo viversi come famiglia;
b. – la cura per la formazione dei responsabili;
c. – la cura per una associazione viva in ogni parrocchia.

a. – Abbiamo vissuto dei momenti di festa unitari diocesani, nei quali abbiamo sperimentato che essere e fare Ac è bello ed è un bel modo di essere discepoli del Signore anche oggi. Associandoci, noi diciamo no all’individualismo che tutti vuole afferrarci, e che è presente talvolta anche nel modo di essere cristiani e di vivere il rapporto con la Chiesa. Abbiamo riscoperto il legame tra le generazioni, ma anche il legame tra i settori dell’associazione, ribadendo che l’Azione Cattolica è una, e poi nella premura per le persone delle diverse età e condizioni di vita si organizza in settori e nell’articolazione.

b. – Ci siamo ritrovati tra responsabili associativi in momenti unitari di formazione, in particolare coinvolgendo i presidenti parrocchiali, nella convinzione che la vita associativa è una e la responsabilità associativa richiede sintonia e aiuto reciproco, perché la posta in gioco è alta: una vita associativa di qualità.

c. – Il nostro cammino aveva e ha davanti a sé una grande preoccupazione: che ogni associazione parrocchiale sia viva, vivace, capace di essere segno nella comunità parrocchiale tutta, di offrire il proprio servizio per la crescita della comunità, capace di essere significativa nel territorio. Noi vogliamo rimanere radicati nelle nostre parrocchie con coraggio e fedeltà al quotidiano. E’ questo radicamento una delle dimensioni che, come Benedetto XVI ha ricordato, rende preziosa per la chiesa l’Azione Cattolica. Un’Ac che ha a cuore che la Chiesa sia viva tra le case degli uomini e delle donne di oggi.

Questo cammino ci ha visti in profonda sintonia con il cammino che sta percorrendo la nostra diocesi per ricentrarsi sull’essenziale, e dunque sull’incontro con il Signore Gesù, per una relazione personale, intima, eucaristica con Lui, da cui soltanto può scaturire il coraggio di essere testimoni oggi della Buona Notizia.

Abbiamo fatto strada?
Sì, abbiamo camminato. In particolare abbiamo meglio compreso come l’associazione ci possa sostenere oggi nell’essere discepoli del Signore.
Abbiamo compreso e toccato con mano che è possibile viverci come famiglia, con il bello della famiglia, ma anche con le fatiche di ogni famiglia.
Abbiamo visto che vivendo in associazione il nostro amore per la chiesa radunata intorno al suo Apostolo, il Vescovo, cresce.
Abbiamo visto e vediamo tanti adulti, famiglie, giovani e ragazzi partecipi, da protagonisti, nelle tante iniziative associative, nei campi scuola. Vediamo che tanti sono coloro che si mettono al servizio in Ac imparando lo stile del servizio. Vediamo che tanti ragazzi e giovani esprimono il desiderio di crescere in formazione personale, proprio spinti dal cammino e dal servizio che fanno in associazione.

Restano dei nodi aperti sui quali la nostra associazione non deve abbassare la guardia.
a. Associazioni parrocchiali fragili, dove due sono di solito le cause di fragilità: associazioni ridotte nei numeri o incomplete e associazioni dove manca qualcuno che se ne prenda davvero cura come responsabile associativo.
b. La fatica, vissuta ancora da molti, a sentire l’Azione Cattolica una realtà unitaria, per cui accade che ci siano associazioni che non sentono il bisogno di legami con le altre associazioni parrocchiali e nell’unica associazione diocesana.
Accade anche che sia poco sentita la dimensione unitaria tra le generazioni… e quindi poco valorizzato, ad esempio, il momento unitario del Consiglio parrocchiale per camminare insieme.
c. In diverse associazioni parrocchiali non risulta facile coniugare insieme identità associativa e proposta formativa. In questo triennio abbiamo ribadito che non può esserci identità associativa di qualità senza proposta formativa di qualità, come del resto non può essersi proposta formativa di qualità senza una vita associativa di qualità.
Proprio su quest’ultimo aspetto la nostra associazione si vuole impegnare nel triennio che si apre: andare al cuore della proposta formativa della nostra associazione approfondendo la riflessione sul Progetto formativo e sugli Itinerari formativi che hanno lo scopo di tradurlo in percorsi adeguati alle diverse età e condizioni di vita.

* Presidente diocesano ACI di Treviso

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