Umiliare la formazione?
La fotografia del Paese che simili episodi ci rimandano è nitida ma al tempo stesso non percepita adeguatamente, tanto siamo abituati al peggio. C’è un abisso spaventoso di superficialità, e non sembri una contraddizione in termini.
Proponiamo a intere generazioni “soluzioni” di immagine: partecipare a un reality, diventare calciatori, vincere a una lotteria, non pagare le tasse, lavorare in nero, sposare – o comunque legarsi a – partner milionari.
La formazione, la competenza, la scuola vengono umiliate. Il nostro futuro messo sotto ipoteca, la nostra presenza internazionale resa ridicola, la nostra cultura e la nostra professionalità rese irrilevanti.
Il film “La guerra di Charlie Wilson” (regia di Mike Nichols, Usa 2007) si ispira a un fatto reale. Wilson è stato senatore del Texas, non proprio un santarellino, piuttosto un amante della “dolce vita”. Ha avuto la sua parte nella storia perché, dopo la visita a un campo di profughi afghani in Pakistan, convince il Congresso ad appoggiare i resistenti afghani contro gli invasori sovietici. Ci riesce: l’impegno Usa passa da 5 milioni a un miliardo di dollari, e i mujaheddin passano dai fucili della guerra ’15-’18 ai missili a ricerca termica. Per i russi la passeggiata si trasforma in un incubo: i loro sofisticati elicotteri corazzati diventano prede di un facile tiro al bersaglio. L’Afghanistan è liberato. Wilson ha vinto, ma ora vuole convincere il Congresso che tanto ha speso per le armi a spendere un po’ anche per le scuole. Nessuno lo ascolta.
Ad “istruire” una popolazione in gran parte analfabeta ci penseranno invece i talebani, fornendone una versione fondamentalista e violenta nelle cosiddette “scuole coraniche”.
Sappiamo come è andata a finire.
Tutte le politiche che dimenticano la leva fondamentale dell’istruzione, della formazione, della scuola, sono un disastro sociale e ambientale.
Anselmo Grotti
www.unisi.it/grotti