Nuovi abbonamenti alla rivista Dialoghi a soli 9,00 euro!

Tra cinismo e stucchevolezza

Le modelle hanno sempre l’aria imbronciata. Il cinismo è d’obbligo, il sorriso e i buoni sentimenti e dire “per favore”, “scusa” e “grazie” assolutamente fuori moda.
Però va molto di moda Moccia, stare tre metri sopra il cielo e aver voglia di te. Spopolano cuori di plastica gonfi d’aria e di tutte le dimensioni. Anche nei momenti più duri e austeri della vita, come sulle tombe dei cimiteri, può magari scomparire la croce, vista come simbolo di sofferenza o di ingenuità retrograda, e comparire messaggini “I love You” e cuoricini e pupazzini.
A volte sentimenti autentici albergano anche in queste manifestazioni, e non c’è nessuna condanna o aria di sufficienza verso le singole persone. Ma forse è opportuno riflettere su cosa ci sta succedendo come società, perché sono motivi di marketing che spingono ai due eccessi opposti (il mercato è doppio…) e che ci instradano ancor più verso una schizofrenia tra cinismo e stucchevolezza.
In tv tutti ridono, nell’autobus un po’ meno.

La speranza è messa in ridicolo, molto meglio – casomai – l’ottimismo.
La tragedia e la gioia sono entrambe rimpicciolite, depotenziate, banalizzate.

La grande riflessione umana e la scandalosa rivelazione divina hanno qualcosa in comune: affrontano senza esitazione la profondità dell’esistenza. Possono celebrare o maledire, ma non banalizzano. La mitologia greca ad esempio ha dei racconti a tinte forti. Sileno, maestro di Dioniso, incontra il re Mida.che vuol sapere quale sia la cosa più desiderabile per l’uomo. È un uomo ricco, forse si aspetta una risposta che lo compiaccia. Invece Sileno va giù duro: la cosa più desiderabile per l’uomo è: “Non essere nato, non essere, essere niente”.
Una risposta che risuona anche in Erodono e in Plutarco, e va sino a Nietzsche. Ma anche la Bibbia ospita nelle sue pagine affermazioni che a un banale senso comune possono sembrare “scandalose”. Il profeta Geremia scandisce: “Maledetto il giorno in cui nacqui; il giorno in cui mia madre mi diede alla luce non sia mai benedetto!”. Anche Giobbe sostiene la totale vanità della vita umana e dello stesso essere del mondo. Abramo conosce, assieme a molti altri grandi credenti, la notte oscura della fede: con lui anche Paolo di Tarso, Giovanni della Croce, Kierkegaard, Simone Weil…Nel suo ultimo romanzo Parazzoli ha immaginato che alla fine della sua vita Paolo VI sia stato tentato dal diavolo circa la non esistenza di Dio. Umberto Curi (Storia della Filosofia, Università di Padova) ha scritto Meglio non essere nati. La condizione umana tra Eschilo e Nietzsche), Boringhieri 2008).

Non chiudere gli occhi davanti al dramma può essere un modo per vivere in pienezza la gioia.

Anselmo Grotti

www.unisi.it/grotti

Leggi i precedenti articoli della rubrica: Dialogando

Scrivi un commento

Il Fatto del Giorno | L'editoriale | L'intervista | Dialogando | L'aria che tira | Sul Sentiero d'Isaia