Metereopinionologia
mercoledì 12 marzo 2008C’è chi si basa sugli episodi occasionali…
Le temperature di gennaio più fredde del solito quest’anno negli Stati Uniti hanno fatto uscire dal letargo gli scienziati che negano il cambiamento climatico, che hanno inondato siti web, scritto editoriali e lettere ai giornali sulla “grande bufala del riscaldamento globale”. Si sono addirittura dati appuntamento questa settimana in una conferenza a New York.
“Il riscaldamento globale non è una crisi”, ha dichiarato l’Heartland Institute, organizzatore della “Conferenza internazionale sui cambiamento climatici”. Heartland è una nota lobby di destra che tra il 1999 e il 2005 ha accettato più di mezzo milione di dollari dal gigante petroliferio ExxonMobil, secondo alcuni documenti della Exxon diffusi da Geeenpeace, e migliaia di dollari dall’industria del tabacco.
Non c’è da stupirsi che in una dichiarazione pubblicata martedì scorso, ribadiscano che “bisogna immediatamente abbandonare (ogni sforzo) inteso a ridurre le emissioni di CO2”.
“Il riscaldamento globale artificiale è una bufala totale. Non ha nessun fondamento concreto”, ha urlato Rush Limbaugh, conduttore americano di una radio conservatrice, nel suo show del 27 febbraio, ascoltato da ben 13 milioni di ascoltatori.
“Quest’inverno da ogni parte dell’emisfero nord si riportano nevicate e freddo record”, ha assicurato Limbaugh.
(www.ipsnotizie.it, 6/3/2008)
… e chi preferisce considerare eventi di lungo periodo.
Sono sempre più allarmanti gli effetti del cambiamento climatico sulla fauna dell’Europa settentrionale: la situazione sembra essere particolarmente grave nel mar Baltico, dove è prevista una strage di cuccioli di foche, mentre le coste della Germania del Nord sono sempre più invase dalle ostriche. Quest’ultimo fenomeno lo hanno rilevato gli scienziati dell’Istituto di ricerca polare e marina Alfred-Wegener di Sylt, che da qualche anno registrano un aumento esponenziale della popolazione di ostriche lungo le coste dell’isola (la più settentrionale della Germania). Da circa quattro anni, ha commentato alla stampa internazionale Karsten Reise, un ricercatore dell’istituto, “il fenomeno delle ostriche si è trasformato in una vera invasione”. I numeri parlano chiaro: nel 1995 la popolazione di ostriche selvatiche (le Crassostrea giga o ostriche del Pacifico) osservate sul litorale di Sylt durante la bassa marea era di circa un esemplare per metro quadrato, nel 2004 era aumentata a 500 e nel 2007 si è arrivati a ben 2.000 per metro quadrato. “Stiamo registrando una crescita esponenziale della popolazione di ostriche selvatiche – ha detto Reise . Non sappiamo dove ci porterà questo fenomeno”. Certo è, che gli inverni freddi “possono arrestare la riproduzione delle ostriche selvatiche, ma gli inverni caldi permettono alle larve di ostrica di fiorire”, ha spiegato, aggiungendo che – alla luce del costante aumento delle temperature negli ultimi anni – “il loro incremento è una conseguenza diretta del riscaldamento globale”.
Un aumento delle temperature, questo, che allo stesso tempo sta sciogliendo i ghiacci del mar Baltico, mettendo in serio pericolo la vita di migliaia di cuccioli di foca. Questa volta, l’allarme arriva dal Wwf. L’organizzazione per la protezione degli animali sottolinea oggi in un comunicato che “la situazione è drammatica”, soprattutto lungo le coste sud occidentali della Finlandia, del Golfo della Finlandia e del Golfo di Riga (fra la Lettonia e l’Estonia). “In alcune regioni è possibile che nessuno dei cuccioli di foca nato in queste ultime settimane riesca a sopravvivere”, si legge nella nota. Circa 7.000-10.000 foche vivono sulle coste del Baltico e negli ultimi giorni hanno messo al mondo circa 1.500 cuccioli. Nel caso dei cuccioli di foca il riscaldamento della Terra agisce indirettamente. Il rapido scioglimento dei ghiacci, infatti, priva i piccoli dei loro rifugi naturali, costringendoli ad entrare in acqua quando ancora non hanno sviluppato lo strato di grasso necessario a sopravvivere a quelle temperature. I cuccioli, quindi, secondo il Wwf, sono destinati a morire di fame e di freddo.
(ANSA, 10/3/2008)









