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Incontrare, testimoniare, annunciare

di Mariangela Ferrari*

La scelta religiosa, declinata prevalentemente come scelta pastorale, ha talmente imbevuto la vita associativa nei decenni scorsi che capire che oggi è la scelta missionaria da privilegiare non è immediato. C’è una certa resistenza negli associati a non sentirsi indispensabili nell’organizzare la vita ordinaria delle parrocchie. Anzi, più si strutturano i progetti pastorali, più servono persone che li attuano. Generosa l’AC!

C’è però un volto nuovo da dare alle nostre comunità cristiane, un volto missionario e l’Azione Cattolica, per la sensibilità che l’ha sempre caratterizzata, può esserne stimolo forte.

E c’è un mondo che cambia, sempre meno raggiunto dal Vangelo.

E’ fatto di persone che non credono, o non credono più, o sono sfiduciate. E’ fatto dei volti conosciuti dei giovani, delle persone che attraversano le nostre giornate. Molti esprimono la sofferenza di esperienze drammatiche, di situazioni pesanti, di solitudini palesi o mascherate. Altri mostrano l’indifferenza di chi sta apparentemente bene, ma vive senza un senso vero nella vita e così tira a campare o, peggio, si stordisce in cose vane. Altri ancora stanno gestendo la fatica di essere sradicati dalla propria terra, dalla propria cultura, dai propri affetti…

La nostra Associazione diocesana ha intrapreso un percorso assembleare in tre tappe accompagnato dalla domanda: quale Azione Cattolica siamo chiamati dal Signore a essere oggi? E la risposta, maturata nel discernimento progressivo del lavoro assembleare, è stata appunto: l’urgenza missionaria.

La tappa parrocchiale si è soffermata sull’interiorizzazione delle scelte associative compiute in questi anni, sullo stile di vita che caratterizza l’identità degli associati, secondo la logica dell’essere più che del fare. La tappa intermedia, nelle zone, ha permesso di interrogarsi e confrontarsi sulla decisione di lanciarsi operosamente nella direzione missionaria.

Nell’Assemblea abbiamo infine risposto con convinzione alla domanda, delineando due dimensioni di impegno: l’evangelizzazione, che comporta il mettersi in gioco per condividere con tutti la speranza donata dal Risorto, e il vivere appieno la laicità che caratterizza la nostra vocazione, scegliendo di stare da cristiani dentro la storia.

Tre verbi hanno fatto da titolo alla XIII Assemblea: incontrare, testimoniare, annunciare, indicativi della dinamica della missione, evocativi che la missione è dinamica e chiama a muoversi, a uscire, per raggiungere le persone nel loro vissuto concreto.

Sono emerse due scelte forti.

La prima è quella degli ambiti, non più legati a “categorie” di persone, come tradizionalmente opera la pastorale, ma ad alcune delle dimensioni esistenziali che sono state oggetto del lavoro al Convegno di Verona, come la fragilità, l’affettività, la cittadinanza. Anche se l’occhio di riguardo è riservato ai giovani.

La seconda è stata individuata nella progettualità, ossia la risposta mirata, strutturata a domande colte nella realtà, nel territorio, per renderci più capaci di responsabilità e più efficaci nell’azione. Al Consiglio diocesano eletto è affidato il compito di rendere operative queste linee, per tradurre operosamente la scelta missionaria, dandole forma e visibilità.

Nel percorso assembleare ci è sembrato doveroso interrogarci con molta franchezza – anche di fronte al calo delle adesioni – se la sfida missionaria non produca come effetto collaterale una rimotivazione al senso di appartenenza e una riscoperta più che mai attuale del legame associativo.

Se è ancora vera l’affermazione del Concilio in AG 15 che definisce l’azione cattolica un “ministero necessario”, e se non sono un complimento le parole di Giovanni Paolo II che dichiarano, con una serie di motivazioni, che “la Chiesa non può fare a meno dell’AC”, è infatti una bella responsabilità lasciarne scivolare la considerazione concreta nelle retrovie.

L’Assemblea si è così pronunciata per la valorizzazione della vita associativa anche come indiretto contributo alla missione della Chiesa, mostrando il dono di formazione, di spiritualità, di testimonianza, di evangelizzazione che ne deriva, patrimonio per le persone che vi aderiscono e per la comunità tutta.

*Presidente diocesano ACI Brescia

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