È tempo di elezioni
di Paolo Nepi
Il 13 e 14 aprile saremo chiamati a votare. L’auspicio, dato che si tratta pur sempre di un diritto dovere di partecipazione democratica, è che non prevalga lo spirito astensionistico. È tuttavia difficile sottrarsi alla domanda: con quale stato d’animo voteranno i cittadini italiani, chiamati alle urne dopo la legislatura più breve della storia repubblicana?
Il presidente Napolitano, nel comunicato attraverso cui esponeva, con rammarico, le motivazioni dello scioglimento anticipato delle Camere, mi pare che abbia dato voce a questo interrogativo. Gli sforzi compiuti da lui stesso, e dal presidente del Senato Marini, incaricato di verificare la disponibilità delle forze politiche a trovare un accordo per una migliore legge elettorale, non hanno prodotto alcun risultato utile. Ha prevalso, nella maggioranza delle forze politiche, una sorta di “ansia da voto”, in alcuni casi sulla base di una presunta euforia da vittoria preventiva, in altri casi per eliminare il pericolo di un accordo che avrebbe sicuramente ridotto il potere di condizionamento (talvolta di ricatto) delle forze politiche minori. E così i cittadini saranno chiamati alle urne per votare con una legge elettorale che tutti dichiaravano di voler cambiare e sulla quale era in corso un referendum popolare che avevano sottoscritto esponenti politici dei due schieramenti.
A questo punto, una volta deciso responsabilmente di andare a votare, si tratta di fare la scelta, non delle persone, che purtroppo sono già scelte dalle segreterie dei partiti, ma tra le forze politiche. Il segno maggiore di novità, in questa tornata elettorale, è rappresentato dal Partito Democratico, che avendo scelto di correre da solo ha cambiato a fondo lo scenario politico. Lo schema destra-sinistra, anche in relazione alla legge elettorale, ha subito un forte riposizionamento di tipo centrista. Sarà il centro – se l’alleanza, ancora da verificare nel suo significato politico oltre che elettorale, tra Forza Italia e An, sembrerebbe spostare a destra la Casa delle libertà – un’area politica che ritornerà a giocare un ruolo determinante nel futuro del sistema politico italiano?
Anche la “Rosa Bianca” è un altro fattore di novità in questa tornata elettorale. Rispetto all’Udc, che rappresenta un collegamento più diretto con la vicenda della Democrazia Cristiana, questo nuovo partito fa appello anche alle esperienze del cattolicesimo sociale.
Per i cattolici continua dunque la stagione della ricerca. Sono stati “corteggiati” da tutti, dal momento che, occupando in prevalenza uno spazio politico di centro, in un sistema che tendeva al bipolarismo (e se uscisse un tripolarismo?) potevano fare in ogni caso la differenza. La soluzione centrista ipotizzata potrebbe favorire un loro riavvicinamento.
Se è giustificato leggere questo momento politico come una nuova occasione perduta per riforme condivise e di interesse generale, resta il fatto che un appuntamento elettorale è pur sempre una possibilità di confronto di idee, di programmi e soprattutto di persone che credono nella politica come nell’espressione più alta della libera convivenza tra gli uomini.
(Questo articolo è tratto dal n. 3/2008 di “Segno”, il mensile dell’Azione Cattolica Italiana)