Dedicati alla Chiesa, immersi nella città
L’AC che abbiamo cercato di costruire a Padova, in quest’ultimo triennio, è un’associazione che è consapevole della vocazione dei laici cristiani e per questo la valorizza, la cura e, quando serve, la difende. Perché sa che è essenziale alla Chiesa e alla sua missione avere laici che sanno tenere insieme la fede e la vita in ogni ambiente, che sanno essere presenza di Chiesa nei luoghi dove la fede arriva solo attraverso la loro testimonianza.
Per diventare laici così, abbiamo lavorato su quattro dimensioni: la formazione per tutti i soci, la spiritualità dei laici, l’accompagnamento di ciascuno nell’amicizia associativa e la cura degli educatori.
La formazione per tutti i soci
L’AC nella nostra diocesi è molto diffusa: siamo presenti in 300 parrocchie per un totale di 15 mila soci.
Siamo talmente inseriti nella pastorale delle parrocchie che spesso ci è difficile proporre con chiarezza e convinzione la nostra vocazione specifica.
Poco alla volta stiamo diventando consapevoli che l’Azione Cattolica non è un’associazione di educatori, ma di persone che vogliono crescere integralmente e globalmente ad di là e prima del servizio che svolgono.
Per questo abbiamo ribadito con forza che la priorità assoluta per l’AC, in ogni parrocchia e vicariato della diocesi, è che ciascun socio trovi una proposta formativa personalmente adeguata e soddisfacente.
Per dare concretezza a questa priorità abbiamo scritto le “5 note” per comprendere cosa caratterizza una proposta formativa di AC, abbiamo lavorato per rendere chiaro ed esplicito il metodo dell’associazione, abbiamo prodotto sussidi per i cammini dei gruppi dai ragazzi alla terza età, abbiamo continuato a progettare e realizzare momenti formativi diocesani.
La spiritualità da laici
Crediamo che la spiritualità possa e debba coniugarsi con la nostra vita laicale, che esista una spiritualità non contrapposta, ma che dà respiro alla vita quotidiana. Questa spiritualità, per noi che abbiamo scelto l’AC, non si costruisce con esperienze straordinarie, ma si nutre dell’ordinario che le nostre parrocchie ci offrono. Abbiamo però bisogno di declinare il tesoro della vita cristiana nelle parole della nostra umanità: l’amore, il dolore, le relazioni, la competenza, la fatica, il tempo. Da questo bisogno, a cui non sempre le parrocchie sanno dare risposta, nascono le proposte di spiritualità che realizziamo, come AC, per tutte le età.
L’accompagnamento di ciascuno nell’amicizia associativa
La vocazione laicale è impegnativa, è un’impresa che ha bisogno di sostegno. Scegliere l’AC è prima di tutto darci una mano, accompagnarci reciprocamente nel confronto e nel dialogo, non restare soli.
Siamo consapevoli che una buona vita associativa è già formazione. Per questo ci siamo spesi a costruire relazioni tra i soci, gli educatori, i responsabili, perché sogniamo un’AC che sia famiglia attenta ad ogni persona. Abbiamo faticato per l’unitarietà che si realizza nell’esperienza delle presidenze dove stiamo tutti insieme, giovani e adulti, laici e preti a ragionare insieme, a progettare, a volte anche a litigare, avendo in mente il bene di ciascuno.
In particolare abbiamo fatto una scelta ad inizio triennio: quella di accompagnare di persona come presidenza diocesana le presidenze vicariali.
La cura degli educatori
Abbiamo lavorato per aumentare in ciascun educatore il bisogno di crescere, per superare il fare e puntare ad essere. Molte presidenze parrocchiali hanno preso sul serio il loro compito di occuparsi della scelta e dell’attenzione agli educatori associativi, le presidenze vicariali hanno a cuore la loro formazione e hanno accolto la sfida della proposta diocesana unitaria che si sviluppa in week-end o in scuole biennali, mille partecipanti nel triennio. Ci siamo impegnati ad avere educatori maggiorenni per costruire percorsi di qualità senza bruciare i giovanissimi nel servizio prima del tempo. Abbiamo iniziato a sperimentare la presenza di adulti, motivati e formati in associazione, nei gruppi ACR.
Cosa c’è davanti a noi?
In questa assemblea diocesana elettiva non abbiamo discusso né approvato un documento programmatico per il triennio che ci sta davanti. Il motivo è che questo documento lo abbiamo già costruito con un lavoro lungo, impegnativo, a volte faticoso, ma condiviso. È l’Atto Normativo che abbiamo scritto con il coinvolgimento dei responsabili a tutti i livelli, ma anche confrontandoci con gli organismi di partecipazione diocesani e il vescovo. È questo l’impegno che consegniamo alle presidenze parrocchiali, vicariali, diocesana e al consiglio che stiamo per eleggere: costruire un’Azione Cattolica che sia, come è scritto nel nostro Atto Normativo, “un’associazione di laici, dedicati alla propria Chiesa, radicati nella parrocchia, immersi nella città, per dare a ciascuno la forma di Cristo, in modo unitario, in comunione con la Chiesa di Padova”.
*Presidente diocesano ACI Padova