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Archivio di marzo 2008

A misura di parrocchia

sabato 29 marzo 2008
di Angelo Michele Pappagallo*

Si è conclusa da poco più di un mese la XIII Assemblea diocesana di Molfetta, che è già tempo di tracciare le linee programmatiche per il prossimo triennio, sulla scorta di quanto già sperimentato. I momenti di riflessione assembleare, infatti, sono stati un’irripetibile occasione per verificare la vitalità della nostra associazione diocesana, la sua capacità progettuale e lo stato di realizzazione degli obiettivi fissati nella scorsa assemblea: la crescita umana e cristiana degli aderenti e la fattiva collaborazione con la pastorale diocesana.

Sin dal primo anno del triennio abbiamo affrontato la tematica della speranza, attraverso lo sviluppo dei progetti formativi “A misura di Parrocchia”, che negli ultimi anni stanno accompagnando un certo rinnovamento dell’associazione nel fare e nel progettare la formazione dei propri associati. Numerose esperienze sono state messe in atto a livello cittadino e parrocchiale con il progetto “Nazaret”, presentato anche in occasione dell’ultimo Convegno Nazionale delle Presidenze, con i progetti “Dialoghi”, “Nicodemo”, “Osea” e “Sui sentieri di Isaia”.
In questo modo l’Ac della nostra diocesi ha precorso le tematiche sviluppate a Verona dalla Chiesa italiana.

Da un primo momento di verifica, tenutosi a giungo 2006 nell’assemblea di fine anno, sono emerse interessanti esperienze pastorali che hanno portato i su citati progetti dal piano della progettazione teorica e della semplice individuazione degli obiettivi, a quello delle esperienze concrete, da cui sono emerse indicazioni molto precise che la presidenza diocesana ha provveduto a racchiudere in un resoconto di ultima pubblicazione, non prima, però, di una ulteriore fase di studio e di ampliamento attuati durante l’ultimo campo estivo diocesano.

Un’AC non autoreferenziale tiene anche conto del fatto che la progettualità ha bisogno sempre più di laici formati nella logica dell’educazione permanente. È quanto si è cercato di fare, traducendo in termini associativi il Progetto diocesano di Pastorale Giovanile, attraverso la realizzazione di Progetti di Formazione Responsabili per tutti i settori e le articolazioni, come servizio formativo verso le associazioni parrocchiali. In considerazione di tale contesto, i percorsi hanno inteso proporre un investimento formativo articolato e completo attorno all’animazione/conduzione di gruppi di adulti e giovani impegnati nell’azione formativa dell’Associazione, grazie all’aiuto di esperti docenti dell’Istituto Teologico Pugliese. In particolare si è voluto focalizzare l’attenzione sull’adultità, intesa come caratteristica trasversale e comune alla vita adulta e giovanile, sull’acquisizione di competenze e di abilità nell’organizzazione della formazione di gruppo e mediante il gruppo. Detto altrimenti: che ruolo ha e può assumere il gruppo nell’azione formativa? Perché e come formarsi in gruppo?

L’intero percorso biennale, attraverso una attenta calibratura degli interventi a seconda dei destinatari (responsabili adulti, giovani ed educatori ACR), si è sviluppato su due versanti per un totale complessivo di dieci moduli ciascuno (tra loro collegati) articolati secondo la logica tipica del laboratorio di formazione. Il primo ha riguardato propriamente il diventare adulti nella fede / l’accompagnamento verso un fede adulta; il secondo più specificatamente la conduzione dei gruppi nella prospettiva psicosociale.

Saranno questi i prossimi campi di impegno per lo sviluppo dei quali l’AC della diocesi di Molfetta misurerà la propria vivacità e capacità progettuale per il futuro triennio associativo.

*Presidente diocesano ACI di Molfetta

Incontrare, testimoniare, annunciare

mercoledì 26 marzo 2008

di Mariangela Ferrari*

La scelta religiosa, declinata prevalentemente come scelta pastorale, ha talmente imbevuto la vita associativa nei decenni scorsi che capire che oggi è la scelta missionaria da privilegiare non è immediato. C’è una certa resistenza negli associati a non sentirsi indispensabili nell’organizzare la vita ordinaria delle parrocchie. Anzi, più si strutturano i progetti pastorali, più servono persone che li attuano. Generosa l’AC!

C’è però un volto nuovo da dare alle nostre comunità cristiane, un volto missionario e l’Azione Cattolica, per la sensibilità che l’ha sempre caratterizzata, può esserne stimolo forte.

E c’è un mondo che cambia, sempre meno raggiunto dal Vangelo.

E’ fatto di persone che non credono, o non credono più, o sono sfiduciate. E’ fatto dei volti conosciuti dei giovani, delle persone che attraversano le nostre giornate. Molti esprimono la sofferenza di esperienze drammatiche, di situazioni pesanti, di solitudini palesi o mascherate. Altri mostrano l’indifferenza di chi sta apparentemente bene, ma vive senza un senso vero nella vita e così tira a campare o, peggio, si stordisce in cose vane. Altri ancora stanno gestendo la fatica di essere sradicati dalla propria terra, dalla propria cultura, dai propri affetti…

La nostra Associazione diocesana ha intrapreso un percorso assembleare in tre tappe accompagnato dalla domanda: quale Azione Cattolica siamo chiamati dal Signore a essere oggi? E la risposta, maturata nel discernimento progressivo del lavoro assembleare, è stata appunto: l’urgenza missionaria.

La tappa parrocchiale si è soffermata sull’interiorizzazione delle scelte associative compiute in questi anni, sullo stile di vita che caratterizza l’identità degli associati, secondo la logica dell’essere più che del fare. La tappa intermedia, nelle zone, ha permesso di interrogarsi e confrontarsi sulla decisione di lanciarsi operosamente nella direzione missionaria.

Nell’Assemblea abbiamo infine risposto con convinzione alla domanda, delineando due dimensioni di impegno: l’evangelizzazione, che comporta il mettersi in gioco per condividere con tutti la speranza donata dal Risorto, e il vivere appieno la laicità che caratterizza la nostra vocazione, scegliendo di stare da cristiani dentro la storia.

Tre verbi hanno fatto da titolo alla XIII Assemblea: incontrare, testimoniare, annunciare, indicativi della dinamica della missione, evocativi che la missione è dinamica e chiama a muoversi, a uscire, per raggiungere le persone nel loro vissuto concreto.

Sono emerse due scelte forti.

La prima è quella degli ambiti, non più legati a “categorie” di persone, come tradizionalmente opera la pastorale, ma ad alcune delle dimensioni esistenziali che sono state oggetto del lavoro al Convegno di Verona, come la fragilità, l’affettività, la cittadinanza. Anche se l’occhio di riguardo è riservato ai giovani.

La seconda è stata individuata nella progettualità, ossia la risposta mirata, strutturata a domande colte nella realtà, nel territorio, per renderci più capaci di responsabilità e più efficaci nell’azione. Al Consiglio diocesano eletto è affidato il compito di rendere operative queste linee, per tradurre operosamente la scelta missionaria, dandole forma e visibilità.

Nel percorso assembleare ci è sembrato doveroso interrogarci con molta franchezza – anche di fronte al calo delle adesioni – se la sfida missionaria non produca come effetto collaterale una rimotivazione al senso di appartenenza e una riscoperta più che mai attuale del legame associativo.

Se è ancora vera l’affermazione del Concilio in AG 15 che definisce l’azione cattolica un “ministero necessario”, e se non sono un complimento le parole di Giovanni Paolo II che dichiarano, con una serie di motivazioni, che “la Chiesa non può fare a meno dell’AC”, è infatti una bella responsabilità lasciarne scivolare la considerazione concreta nelle retrovie.

L’Assemblea si è così pronunciata per la valorizzazione della vita associativa anche come indiretto contributo alla missione della Chiesa, mostrando il dono di formazione, di spiritualità, di testimonianza, di evangelizzazione che ne deriva, patrimonio per le persone che vi aderiscono e per la comunità tutta.

*Presidente diocesano ACI Brescia

Il balsamo della carità

mercoledì 26 marzo 2008

di Giulio Albanese

Ci sono delle parole che fanno decisamente bene all’anima. Proprio come nel caso di quelle contenute nel recente messaggio di Benedetto XVI in occasione della tradizionale benedizione “Urbi et Orbi”, il giorno di Pasqua. Un modo di comunicare efficace e diretto, quello espresso dal Pontefice, per rispondere alle istanze di un mondo che ha decisamente fame e sete di Dio.

Laddove la lettura teologica della Parola di Dio viene coniugata con gli accadimenti contemporanei, si genera quella sintesi tra Spirito e Vita che ogni credente dovrebbe interiorizzare col cuore e con la mente. «Quante volte le relazioni tra persona e persona, tra gruppo e gruppo, tra popolo e popolo invece che dall’amore», ha ricordato il Papa ai fedeli e pellegrini convenuti a Piazza San Pietro, «sono segnate dall’egoismo, dall’ingiustizia, dall’odio, dalla violenza!». Un’affermazione enunciata con tono esclamativo dal Santo Padre per evidenziare le «piaghe dell’umanità, aperte e doloranti in ogni angolo del pianeta, anche se spesso ignorate e talvolta volutamente nascoste; piaghe che straziano anime e corpi di innumerevoli nostri fratelli e sorelle».

Conflitti e divisioni che causano milioni di vittime: dalla Colombia alla Palestina, dal Darfur alla Somalia, dall’Iraq al Tibet, passando per l’Afghanistan… Per non parlare delle speculazioni di borsa, che determinano la fluttuazione imprevedibile dei mercati, unitamente alle politiche di svalutazione di questa o quella divisa. E cosa dire del “carovita” prodotto dall’innalzamento progressivo del prezzo del petrolio con effetti decisamente preoccupanti a tutte le latitudini per i Paesi consumatori? D’altronde, inutile nasconderselo, l’acuirsi delle tensioni nel cosiddetto “villaggio globale” viene ulteriormente esasperato dalla concentrazione di denaro nelle mani di pochi, una strategia fomentata dal potere ottuso di questa o quella oligarchia.

Non v’è dubbio che di fronte a tutta questa umanità dolente, l’unico vero antidoto è rappresentato dalla Carità evangelica, dalla solidarietà di quanti sulle orme e nel nome di Cristo, come ha indicato chiaramente Benedetto XVI, «pongono gesti d’amore, si impegnano fattivamente per la giustizia e spargono intorno a sé segni luminosi di speranza nei luoghi insanguinati dai conflitti e dovunque la dignità della persona umana continua ad essere vilipesa e conculcata. L’auspicio è che proprio là si moltiplichino le testimonianze di mitezza e di perdono!». Allora, proprio perché la cronaca contemporanea, alla luce della fede, è sempre e comunque “Storia di Salvezza”, dobbiamo davvero credere che Dio è capace di scrivere dritto sulle righe storte della nostra realtà umana, nella consapevolezza, come afferma l’apostolo Paolo nella lettera ai Romani che «tutto concorre al bene per coloro che amano Dio» (8,28).

Da questo punto di vista è straordinariamente edificante la testimonianza di una schiera innumerevole di uomini e di donne – vescovi, sacerdoti, consacrati e laici – i quali hanno perduto la vita terrena nelle periferie del mondo perché non credevano nella vendetta o nella violenza. Qualcuno li ha definiti “martiri missionari”, altri più cautamente “missionari uccisi”, ma il loro sacrificio li rende comunque, parafrasando Giovanni Paolo II nella Tertio Millennio Adveniente, «Militi ignoti della grande causa di Dio» (37). Lungi da ogni retorica, la vera Risurrezione passa inevitabilmente attraverso l’esperienza del Croce, quella che il sacrificio di Cristo ha reso gloriosa per l’uomo di ieri, di oggi e di sempre.

Iene (poco) ridens

venerdì 21 marzo 2008

Luca Tiraboschi, direttore di Italia 1, ha deciso che non manderà in onda la puntata delle Iene di venerdì 21 marzo 2008 in quanto non adatta al Venerdì Santo. “Ho visionato i servizi della puntata di venerdì”, spiega Tiraboschi. “All’interno ci sono due inchieste, lunghe, scabrose e cariche di dettagli che giudico davvero troppo estreme per essere trasmesse nella serata di Venerdì Santo. Privare la puntata di queste due inchieste, significherebbe mutilarla. E anche questo sarebbe un errore. Ragioni etiche e di rispetto mi impongono, quindi, di bloccare il programma di dopodomani”. Tiraboschi spiega ancora che “i servizi non verranno censurati, ma andranno in onda regolarmente venerdì prossimo, 28 marzo. Informerò immediatamente Davide Parenti, capo progetto delle Iene”, conclude il direttore di Italia 1.

(ANSA 19/3/2008)

Il diretto interessato l’ha presa bene…

“Vorrà dire che andremo in vacanza con i nostri telespettatori”. Davide Parenti, capo progetto delle Iene, accetta senza polemica la decisione del direttore di Italia 1, Luca Tiraboschi (…). E rivela che a finire nel mirino del responsabile di rete sono state “due inchieste molto interessanti dedicate al sesso, che ci avrebbero aiutato in un fine settimana particolarmente debole per noi, visto che il nostro target di 20-30enni rientra nella fascia di pubblico che per Pasqua va in vacanza”. (…) . Per Parenti, proporre questi servizi sarebbe stato “un modo per smarcarci rispetto alla Via Crucis su Raiuno”.

(ANSA 19/3/2008)

… come dargli torto! E un bel reality-show sull’aborto per la notte di Natale non lo vogliamo mettere in cantiere, eh Parenti?!

I primi anni ’80 in AC

giovedì 20 marzo 2008
di Paolo Trionfini

Intervista al professore Alberto Monticone.

Quando ha assunto la presidenza nazionale dell’Azione Cattolica, il paese si trovava a vivere l’emergenza del terrorismo: Vittorio Bachelet era appena stato assassinato. Quale contributo ha offerto l’associazione per ricostituire il tessuto sociale e culturale lacerato da questa “sfida”?

L’associazione ha cercato di operare per un’educazione alla cittadinanza. Proprio in quel torno di tempo, nel quale le spaccature e la violenza dovuta al terrorismo avevano profondamente diviso il Paese e anche reso difficile la partecipazione dei cittadini – non solo dei cristiani, ma di tutti i cittadini – ad una vita sociale serena, operosa, di sviluppo, l’Azione Cattolica si è messa sulla traccia del Concilio, per promuovere, all’interno di se stessa e quindi anche con riflessi esterni, un’educazione alla cittadinanza. Si è trattato di porre in primo piano il dovere del cristiano di essere un cittadino a pieno titolo a servizio del proprio Paese, seguendo l’esempio di Vittorio Bachelet.
Connesso con questo impegno si è sviluppato all’interno dell’associazione il tema dell’amicizia, dell’essere al fianco l’uno agli altri: uno stile che doveva ridondare in tutti gli ambienti, dai più giovani ai più anziani, ai gruppi dei ragazzi, dei giovani, degli adulti. Il tema dell’amicizia, insieme a quello della cittadinanza, poteva dare una mano a ritrovare un vivere civile, sereno e adatto a superare le difficoltà del momento.

Come l’associazione ha recepito le linee del pontificato di Giovanni Paolo II?

L’associazione è stata molto sollecitata da quel grande invito, che è stato espresso sin dall’inizio del suo pontificato da Giovanni Paolo II, di aprire le porte a Cristo: di spalancare tutte le porte, quelle della vita quotidiana, quelle della vita sociale, quelle della vita spirituale dentro la Chiesa, in modo da dare spazio. In questo l’associazione ha cercato di dare una risposta viva, gioiosa, con fiducia, con serenità, con entusiasmo.
Aprire le porte a Cristo agli inizi degli anni ’80 significava evidentemente conoscere meglio e mettersi in rapporto, non soltanto come persone singole ma proprio come associazione, come gruppi di associazione nelle varie età, con la figura di Cristo. Ed è a partire da questo che si è sviluppato il metodo della lettura della Parola, diffuso a seconda delle varie condizioni, di cultura, di età, di sensibilità. Metodo che poi la Chiesa italiana veniva proponendo con la Lectio Divina e che proprio in quegli anni si stava diffondendo. Mi pare che l’associazione abbia proprio adottato questo metodo fondamentale del Pontificato, cioè quello di fare entrare la Parola e la persona di Cristo dentro la vita comune.

L’Azione Cattolica stava uscendo da una stagione complessa, seguita al profondo rinnovamento conciliare: quale era lo “stato di salute” dell’associazione agli inizi degli anni Ottanta?

Era un buono stato di salute, perché l’associazione era stata guidata e sviluppata con il nuovo Statuto da Vittorio Bachelet e aveva, già con Vittorio Bachelet, superato il momento della difficoltà generata dalla crisi generale dall’associazionismo. L’associazione durante la Presidenza di Mario Agnes aveva poi proceduto proprio alla diffusione del Concilio, delle idee, dello stile, delle sollecitazioni offerte dal Concilio. Questo caratterizzava l’Azione Cattolica quando si è aperta la stagione della mia Presidenza.
All’inizio della mia Presidenza ho trovato anche alcune novità importanti.
Da un lato l’eredità del decalogo che Paolo VI aveva nel 1973 additato all’Azione Cattolica: il decalogo del laico cristiano, il laico di Azione Cattolica, che poteva essere modello per ogni ideale di laico cristiano. Dall’altro una forte e vivace attività dei ragazzi con la costituzione dell’ACR, che stava sviluppandosi con grande vigore: ecco era la stagione dei catechismi destinati ai ragazzi, la stagione della partenza o ri-partenza dell’associazione dalla base dei più piccoli, dei ragazzi.
Era quindi un buono stato: uno stato di sviluppo, di prospettive per l’avvenire anche attraverso le difficoltà che ci sono in ogni tempo.

Quali furono le scelte di fondo compiute durante la sua presidenza, per rilanciare il cammino associativo?

Le scelte di fondo ovviamente erano scelte collettive, erano scelte che venivano compiute sulla scorta di quanto le Presidenze precedenti avevano già iniziato e sviluppato.
La preoccupazione e lo sforzo di procedere sulla linea già aperta ha stimolato a fare molta attenzione alla figura del laico cristiano nella Chiesa e nella società: cioè alla doppia appartenenza del laico cristiano nella Chiesa secondo il Concilio e nella società sempre nell’ambito conciliare, con questa visione di interesse a ciò che accade nella storia del mondo.
In quegli anni si stava elaborando un particolare piano pastorale della Conferenza Episcopale Italiana: iniziato con “Evangelizzazione e promozione umana” nel 1976, stava proseguendo verso il secondo grande appuntamento della Chiesa italiana post-conciliare di Loreto del 1985: “Riconciliazione cristiana e comunità degli uomini”.
La figura del laico cristiano e la sua doppia appartenenza, il suo doppio servizio, è stata fatta propria dall’associazione e dalle sue realtà locali; è diventata, direi, la preoccupazione centrale di quegli anni.

In un libro-intervista uscito nel 1986, significativamente intitolato “La bisaccia del pellegrino”, lei mise a fuoco i tratti essenziali della spiritualità dei laici, come elementi necessari alla loro vocazione e missione nel mondo: era ancora aperta la “questione” del laicato a venti anni dal Concilio?

Non parlerei di “questione” del laicato. Era aperta una grande sfida, ma anche una grande prospettiva per i laici cristiani, per il laicato cristiano: la sfida che veniva dalla secolarizzazione del mondo contemporaneo e da un certo declino della cristianità nella quale le Chiese, ma anche la stessa Azione Cattolica e l’associazionismo cattolico in generale, si erano trovati a vivere.
Andava cioè tramontando questo contesto di cristianità nel quale si era trattato di offrire un contributo di vivacizzazione delle radici cristiane.
Questo tramonto proponeva, attraverso la secolarizzazione, un nuovo modo di affrontare la questione del laicato: cioè qualche cosa che non aveva tanto a che fare con le responsabilità dei laici – la loro missione in riferimento alla missione del sacerdozio ministeriale o dell’istituzione Chiesa – quanto piuttosto una sfida proprio sul modo di essere cristiani nel mondo contemporaneo.
In questo senso c’era l’invito ad una semplificazione, ad un’essenzialità che però doveva diventare un elemento di grande forza: la capacità di essere presenti in ogni aspetto della vita contemporanea con il rigore, con la ricchezza e anche con la freschezza dei laici cristiani.

Quale bilancio si sentirebbe di tracciare, oggi, sull’esperienza vissuta alla guida dell’Azione Cattolica?

Se si guarda indietro a quanto è accaduto, a quale è stata l’esperienza di quella responsabilità, non si può che avere un sentimento di profonda gratitudine. Nel senso che essere alla guida dell’associazione ha significato per me, in quel particolare momento della sua storia, immergersi non solo in un fiume che trasportava le persone e trasportava anche me, ma piuttosto in una continua sorgente di vitalità. È stata una continua scoperta, anche con le difficoltà che si presentavano e che ci sono sempre nella vita di un organismo, ma una scoperta per cui la gratitudine è profonda verso l’associazione nel suo complesso e verso tutti quelli che in quella stagione avevano responsabilità o semplicemente facevano parte dell’associazione.
Un altro aspetto per il quale sono grato all’associazione è che proprio lo sviluppo dell’Azione Cattolica, nella scia del Concilio e nella ricchezza e varietà delle sue componenti agli inizi degli anni ’80, mi ha fatto capire meglio e amare di più la Chiesa così come essa è, la Chiesa universale e la Chiesa italiana, e le Chiese di ogni parte d’Italia nelle quali appunto l’associazione è presente e fortemente collegata ai pastori: capire meglio e amare questa Chiesa.
Nel contempo ho imparato a comprendere di più il senso di essere italiani, di essere cristiani in Italia; ho imparato ad amare il mio Paese, quel Paese che usciva dagli anni bui del terrorismo e che era capace di rinascere, e in questa rinascita vedeva fortemente coinvolto il laicato cristiano di Azione Cattolica.
Questo rapporto con la Chiesa e con la Chiesa locale da un lato, e con l’Italia proiettata verso un umanesimo europeo, è stato il bagaglio che ho ricevuto negli anni della mia Presidenza.

140 anni di ACI. L’intervista ai Presidenti nazionali

Dedicati alla Chiesa, immersi nella città

giovedì 20 marzo 2008
di Chiara Benciolini*

L’AC che abbiamo cercato di costruire a Padova, in quest’ultimo triennio, è un’associazione che è consapevole della vocazione dei laici cristiani e per questo la valorizza, la cura e, quando serve, la difende. Perché sa che è essenziale alla Chiesa e alla sua missione avere laici che sanno tenere insieme la fede e la vita in ogni ambiente, che sanno essere presenza di Chiesa nei luoghi dove la fede arriva solo attraverso la loro testimonianza.
Per diventare laici così, abbiamo lavorato su quattro dimensioni: la formazione per tutti i soci, la spiritualità dei laici, l’accompagnamento di ciascuno nell’amicizia associativa e la cura degli educatori.

La formazione per tutti i soci
L’AC nella nostra diocesi è molto diffusa: siamo presenti in 300 parrocchie per un totale di 15 mila soci.
Siamo talmente inseriti nella pastorale delle parrocchie che spesso ci è difficile proporre con chiarezza e convinzione la nostra vocazione specifica.
Poco alla volta stiamo diventando consapevoli che l’Azione Cattolica non è un’associazione di educatori, ma di persone che vogliono crescere integralmente e globalmente ad di là e prima del servizio che svolgono.
Per questo abbiamo ribadito con forza che la priorità assoluta per l’AC, in ogni parrocchia e vicariato della diocesi, è che ciascun socio trovi una proposta formativa personalmente adeguata e soddisfacente.
Per dare concretezza a questa priorità abbiamo scritto le “5 note” per comprendere cosa caratterizza una proposta formativa di AC, abbiamo lavorato per rendere chiaro ed esplicito il metodo dell’associazione, abbiamo prodotto sussidi per i cammini dei gruppi dai ragazzi alla terza età, abbiamo continuato a progettare e realizzare momenti formativi diocesani.

La spiritualità da laici

Crediamo che la spiritualità possa e debba coniugarsi con la nostra vita laicale, che esista una spiritualità non contrapposta, ma che dà respiro alla vita quotidiana. Questa spiritualità, per noi che abbiamo scelto l’AC, non si costruisce con esperienze straordinarie, ma si nutre dell’ordinario che le nostre parrocchie ci offrono. Abbiamo però bisogno di declinare il tesoro della vita cristiana nelle parole della nostra umanità: l’amore, il dolore, le relazioni, la competenza, la fatica, il tempo. Da questo bisogno, a cui non sempre le parrocchie sanno dare risposta, nascono le proposte di spiritualità che realizziamo, come AC, per tutte le età.

L’accompagnamento di ciascuno nell’amicizia associativa

La vocazione laicale è impegnativa, è un’impresa che ha bisogno di sostegno. Scegliere l’AC è prima di tutto darci una mano, accompagnarci reciprocamente nel confronto e nel dialogo, non restare soli.
Siamo consapevoli che una buona vita associativa è già formazione. Per questo ci siamo spesi a costruire relazioni tra i soci, gli educatori, i responsabili, perché sogniamo un’AC che sia famiglia attenta ad ogni persona. Abbiamo faticato per l’unitarietà che si realizza nell’esperienza delle presidenze dove stiamo tutti insieme, giovani e adulti, laici e preti a ragionare insieme, a progettare, a volte anche a litigare, avendo in mente il bene di ciascuno.
In particolare abbiamo fatto una scelta ad inizio triennio: quella di accompagnare di persona come presidenza diocesana le presidenze vicariali.

La cura degli educatori
Abbiamo lavorato per aumentare in ciascun educatore il bisogno di crescere, per superare il fare e puntare ad essere. Molte presidenze parrocchiali hanno preso sul serio il loro compito di occuparsi della scelta e dell’attenzione agli educatori associativi, le presidenze vicariali hanno a cuore la loro formazione e hanno accolto la sfida della proposta diocesana unitaria che si sviluppa in week-end o in scuole biennali, mille partecipanti nel triennio. Ci siamo impegnati ad avere educatori maggiorenni per costruire percorsi di qualità senza bruciare i giovanissimi nel servizio prima del tempo. Abbiamo iniziato a sperimentare la presenza di adulti, motivati e formati in associazione, nei gruppi ACR.

Cosa c’è davanti a noi?
In questa assemblea diocesana elettiva non abbiamo discusso né approvato un documento programmatico per il triennio che ci sta davanti. Il motivo è che questo documento lo abbiamo già costruito con un lavoro lungo, impegnativo, a volte faticoso, ma condiviso. È l’Atto Normativo che abbiamo scritto con il coinvolgimento dei responsabili a tutti i livelli, ma anche confrontandoci con gli organismi di partecipazione diocesani e il vescovo. È questo l’impegno che consegniamo alle presidenze parrocchiali, vicariali, diocesana e al consiglio che stiamo per eleggere: costruire un’Azione Cattolica che sia, come è scritto nel nostro Atto Normativo, “un’associazione di laici, dedicati alla propria Chiesa, radicati nella parrocchia, immersi nella città, per dare a ciascuno la forma di Cristo, in modo unitario, in comunione con la Chiesa di Padova”.

*Presidente diocesano ACI Padova

Un po’ d’acqua ghiacciata, per favore…

mercoledì 19 marzo 2008

Il ritmo con cui alcuni dei principali ghiacciai del mondo si stanno sciogliendo si è duplicato negli ultimi anni. E’ questo il nuovo allarme sui cambiamenti climatici lanciato oggi dal Programma ambientale delle Nazioni Unite. Secondo le ultime stime sullo scioglimento dei ghiacciai, si è passati dai 30 centimetri all’anno, tra il 1980 e il 1999, al metro e mezzo nel 2006. A subire le variazioni più sensibili, ricorda oggi la Bbc, sono stati i ghiacciai delle Alpi e dei Pirenei. Gli esperti hanno lanciato un appello per “un’azione immediata” al fine di invertire il trend. Achim Steiner, sottosegretario generale delle Nazioni unite e direttore esecutivo del programma ambientale, ha ricordato che “milioni, se non miliardi, di persone dipendono direttamente o indirettamente da queste riserve d’acqua naturali, per le forniture di acqua potabile, l’agricoltura, l’industria e l’energia”.

(Apcom, 17/3/2008)

L’arrivo della pioggia dopo l’anticipo di primavera è indispensabile per scongiurare la mancanza di acqua nelle città e nelle campagne dopo un inverno che ha fatto registrare un calo delle precipitazioni del 27%. È quanto afferma la Coldiretti in riferimento all’annuncio di una settimana di maltempo. Anche se si avvicina la Pasqua e c’è preoccupazione per le tradizionali gite fuori porta della Pasquetta, la neve e la pioggia sono – sostiene la Coldiretti – una vera manna per riempire i laghi e gli invasi a secco e garantire la disponibilità di acqua nei prossimi mesi.

(Agi, 17/3/2008)

Nella terra di Gesù

martedì 18 marzo 2008

Gli adulti di AC

Gli adulti di Azione cattolica vivranno questa settimana santa nella terra di Gesù. A nome di tutta l’Ac, un piccolo gruppo di pellegrini, guidato dall’assistente nazionale adulti don Giuseppe Masiero e dalla vicepresidente Francesca Zabotti, condividerà la passione e la resurrezione di Cristo con la locale comunità cristiana, con i frati della Custodia di Terra Santa, con gli amici dell’Azione cattolica di Nazareth, Gerusalemme e Betlemme, per portare con la propria presenza un contributo alla costruzione di ponti di solidarietà, di giustizia e di pace.

Da sempre, la settimana santa ci invita a seguire più da vicino Gesù Cristo, nei giorni in cui si manifesta il mistero della nostra salvezza, la sua morte e resurrezione per noi e per l’umanità di ogni luogo e di ogni tempo.

Con questo pellegrinaggio, idealmente ci ritroviamo tutti, nelle nostre parrocchie, nelle nostre diocesi a camminare con lui, con gli apostoli, con le donne e i discepoli sulle strade della Galilea e della Giudea fino a Gerusalemme.

Con questo pellegrinaggio, siamo tutti chiamati a ripensare a Gerusalemme, a quella Terra che chiamiamo “Santa”, come i credenti dell’ebraismo e dell’islam; siamo tutti chiamati a sentirci in profonda comunione con la Chiesa, a cominciare dalla comunità cristiana che quei luoghi cari abita, in una situazione di difficoltà, dove ogni giorno la pace si dimostra fragile ma necessaria per guardare al futuro con speranza.

Come dimostrare concretamente la nostra comunione, la nostra solidarietà e la nostra amicizia?

Con la preghiera quotidiana, affinché il Signore nostro protegga i cristiani di tutto il Medio Oriente, preziosa minoranza per il dialogo e la convivenza delle religioni.

Con la raccolta di fondi Pro Terra Santa, che ogni parrocchia e chiamata a realizzare nella giornata di Venerdì Santo.

Con il pellegrinaggio, diventato ormai una forma importante di sostegno anche economico per i cristiani. Come hanno potuto testimoniare i 150 giovani di Ac, provenienti da 26 Paesi, che lo scorso dicembre hanno incontrato i loro coetanei di Terra Santa.

La presenza degli adulti di Ac nei luoghi in cui Gesù ha vissuto i suoi giorni terreni, è il miglior viatico, la miglior preghiera per la nostra associazione che si appresta a vivere la sua XIII Assemblea nazionale (1-4 maggio), la V Assemblea del FIAC (27 aprile – 4 maggio) e l’incontro-festa con Benedetto XVI (4 maggio) in Piazza San Pietro.

Umiliare la formazione?

sabato 15 marzo 2008
Un noto politico italiano ha suggerito a una giovane precaria di risolvere i suoi problemi di lavoro sposando un milionario, ad esempio suo figlio.
La fotografia del Paese che simili episodi ci rimandano è nitida ma al tempo stesso non percepita adeguatamente, tanto siamo abituati al peggio. C’è un abisso spaventoso di superficialità, e non sembri una contraddizione in termini.
Proponiamo a intere generazioni “soluzioni” di immagine: partecipare a un reality, diventare calciatori, vincere a una lotteria, non pagare le tasse, lavorare in nero, sposare – o comunque legarsi a – partner milionari.
La formazione, la competenza, la scuola vengono umiliate. Il nostro futuro messo sotto ipoteca, la nostra presenza internazionale resa ridicola, la nostra cultura e la nostra professionalità rese irrilevanti.

Il film “La guerra di Charlie Wilson” (regia di Mike Nichols, Usa 2007) si ispira a un fatto reale. Wilson è stato senatore del Texas, non proprio un santarellino, piuttosto un amante della “dolce vita”. Ha avuto la sua parte nella storia perché, dopo la visita a un campo di profughi afghani in Pakistan, convince il Congresso ad appoggiare i resistenti afghani contro gli invasori sovietici. Ci riesce: l’impegno Usa passa da 5 milioni a un miliardo di dollari, e i mujaheddin passano dai fucili della guerra ’15-’18 ai missili a ricerca termica. Per i russi la passeggiata si trasforma in un incubo: i loro sofisticati elicotteri corazzati diventano prede di un facile tiro al bersaglio. L’Afghanistan è liberato. Wilson ha vinto, ma ora vuole convincere il Congresso che tanto ha speso per le armi a spendere un po’ anche per le scuole. Nessuno lo ascolta.
Ad “istruire” una popolazione in gran parte analfabeta ci penseranno invece i talebani, fornendone una versione fondamentalista e violenta nelle cosiddette “scuole coraniche”.

Sappiamo come è andata a finire.

Tutte le politiche che dimenticano la leva fondamentale dell’istruzione, della formazione, della scuola, sono un disastro sociale e ambientale.

Anselmo Grotti

www.unisi.it/grotti

Ciao Chiara, apostolo di Comunione

venerdì 14 marzo 2008

«Chiara Lubich ha sempre sottolineato con gratitudine il fatto che la strada da lei intrapresa sia maturata a partire dall’esperienza dell’Azione cattolica. Chiara sottolineava come la sua scelta fosse giunta durante una riunione che l’Azione cattolica italiana teneva, proprio a Loreto, in quegli anni difficili della fine della guerra e del dopoguerra».

Lo ricorda il presidente nazionale dell’Ac, Luigi Alici, nell’esprimere dolore per la scomparsa di una figura così significativa della comunità cristiana e così vicina al mondo dell’associazione. «Sempre», ricorda ancora Alici, «in tutti gli incontri che si sono svolti, e si svolgono, a livello diocesano e regionale promossi dall’Ac, uomini e donne del Movimento dei Focolari sono stati presenti proprio per portare un segno di vicinanza spirituale e di attenzione alla vita della nostra realtà associativa. E mi piace pensare, anzi ne sono convinto, che questa presenza fosse voluta proprio da Chiara».

L’Azione Cattolica Italiana si stringe ai fratelli e sorelle del Movimento dei Focolari. È insieme a loro con tutto l’affetto e con tutta la spirituale vicinanza che nasce dalle medesime radici e dalla stessa scelta di camminare con il Vangelo per le strade del mondo; in una comunione che ci porta ad essere figli e fratelli nella comunità cristiana.

L’Azione Cattolica si sente vicina a ognuno e a tutti gli aderenti al Movimento di Chiara. Con Chiara Lubich scompare una delle grandi figure del cristianesimo contemporaneo; resta la sua testimonianza ma viene meno la quotidianità dell’incontro. Resta il suo sorriso, la sua voce. Restano le sue parole che sono state di sprone a moltissimi cristiani e non cristiani.

Ecco quanto ebbe a dirci durante il suo intervento all’Assemblea straordinaria dell’Azione cattolica, il 12 settembre 2003: «Lo Spirito Santo sta soffiando sulla Chiesa perché si compia, anche attraverso di noi, il grande desiderio del Santo Padre: far sì che essa sia “la casa e la scuola della comunione”».

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