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Nel solco tracciato da Mario Fani

di Tommaso Bernardini*

La Chiesa, la società civile viterbese e naturalmente tutta l’Azione Cattolica della diocesi si apprestano ad accogliere con gioia i responsabili nazionali ed i delegati Ac di tutte le diocesi italiane che il 7 e 8 marzo prossimi si incontreranno nella nostra città per celebrare 140 anni del’Associazione e il nostro concittadino Mario Fani.

La celebrazione non è fine a se stessa ma vuole essere profezia di una speranza che supera e vince le debolezze umane. Ci sono eventi nella storia che rivestono significati particolari in quanto trascendono le persone e diventano emblema di quanto le persone stesse hanno compiuto. Se è vero, che il tempo è il dono che Dio fa allo spazio, è pur vero che la storia umana attraversa lo spazio, lo rigenera, lo oltrepassa proprio grazie al dono del tempo.

Celebrare la figura di Mario Fani - come ricorda Pio XII: «…dal suo cuore, in una notte di preghiera nella Chiesa di Santa Rosa a Viterbo, spuntò… il primo fra i rami che oggi potrebbero meglio chiamarsi la prima radice del robusto tronco dell’Azione Cattolica unitaria» - è per noi motivo di riflessione, di meditazione e di speranza. Infatti, per un disegno insondabile questo avvenimento assume le caratteristiche proprie di un mistero dello Spirito, sconosciuto alla ragione umana ma pur sempre ricco di senso.

Come Ac diocesana, nel novembre del 2005 abbiamo celebrato i 160 anni della nascita di Mario Fani, ed in quell’occasione il presidente nazionale, Luigi Alici, ha evidenziato nella persona di Fani tre aspetti, che nella celebrazione del 140° della fondazione dell’Associazione possono avere per tutti un valore profetico quanto mai stimolante ed impegnativo: discernimento storico, coraggio progettuale, protagonismo laicale.

Fani ha insegnato al laicato a saper leggere e scrivere da laici i segni dei tempi. Discernimento, quindi, significa saper leggere dentro il tempo i segni della fede e della grazia.

Le forme attraverso le quali si manifestano le povertà spirituali del nostro tempo - ci ricorda ancora Alici - sono solo apparentemente meno gravi che al tempo di Fani. Allora c’erano contrasti rilevanti tra ateismo e cristianesimo, oggi le distanze sono meno articolate ma forse più subdole perché la rimozione della trascendenza non avviene attraverso l’opposizione (ateismo) ma mediante la banalità e l’idolatria.

Il cristianesimo oggi è spesso ridotto a galateo addomesticato ed indolore, perciò la lezione di Fani ci scuote a scoprire lo stupore paradossale di un fatto che rovescia il nostro modo di pensare.

Un cristianesimo appassito non appassiona, da ciò la necessità del coraggio progettuale per passare all’azione, recuperando un protagonismo laicale capace di incidere all’interno delle questioni della vita ed innestare il Vangelo alle attese delle persone, consapevoli che: «…il nostro agire non é indifferente davanti a Dio e quindi non é neppure indifferente per lo svolgimento della storia … e come “collaboratori di Dio” …possiamo liberare la nostra vita ed il mondo dagli avvelenamenti e dagli inquinamenti che potrebbero distruggere il presente ed il futuro»(Spes salvi, n.35).

Ecco il senso di questa celebrazione. Fani oggi vuole dirci che come cristiani saremo credibili non annunciando Cristo, ma vivendolo, non predicando il suo Vangelo ma praticandolo, non presentando l’amore di Cristo ma realizzandolo in autentiche relazioni fraterne, perché essere testimoni non significa professare valori cattolici o fare propaganda ma vivere Cristo.

L’Azione Cattolica intende operare affinché l’eredità di Fani sia messa a frutto da tutto il laicato al fine di una effettiva maturazione nella fede che porti sempre più a comprendere la bellezza di una vita pienamente umana e cristiana.

*Presidente diocesano Ac-Viterbo

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  • anno VIII, n. 3, settembre 2008

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